Addio Aldo, campione d’Italia

di Redazione, @forzaroma

(Il Romanista-M.Macedonio) E’ morto Aldo Maldera. L’ex terzino giallorosso si è spento ieri, a 58 anni, dopo una breve quanto inesorabile malattia, lasciando sgomenti quanti, sia con la maglia della Roma, ma anche con quelle del Milan e della Nazionale, lo ricordano come un campione vero, sul campo e fuori. Una persona mite, squisita, sempre disponibile: è ciò che ripetono coloro che l’hanno conosciuto, da giocatore, prima, e da allenatore di tante squadre giovanili, anche nella Roma, poi. Un galantuomo, come non se ne trovano più. Giocatore dalle grandi qualità tecniche, che non a caso Nils Liedholm volle a Roma quando in rossonero, a nemmeno 29 anni, lo davano già sulla via del tramonto. Tre stagioni in giallorosso le sue, con la gioia dello scudetto conquistato al termine della prima, nell’82/83, e il grande rammarico di non averlo avuto in campo in quella maledetta finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool, l’anno dopo, quando mancò il suo apporto fondamentale sulla fascia sinistra e, ancor più, la sua spiccata dote di rigorista. Una notizia, quella della sua scomparsa, che ha fatto subito il giro della città, suscitando grande commozione tra i tifosi e gli addetti ai lavori. A cominciare dalla società giallorossa, che sul proprio sito ufficiale lo ricorda come l’«indimenticato terzino del secondo scudetto giallorosso e uomo di sport amato e stimato. Tutta l’AS Roma – continua la nota – lo piange e lo ricorda, partecipando commossa al dolore della Famiglia ». «La notizia ci lascia sconvolti – ha commentato a sua volta il direttore generale Franco Baldini. – Solo poche settimane fa ci eravamo visti a Trigoria ipotizzando iniziative da prendere insieme per il prossimo futuro, futuro che crudelmente gli è stato negato. Vada alla famiglia il nostro più sentito cordoglio e il nostro abbraccio». Anche Francesco Totti ha voluto dedicargli un proprio saluto: «Questo primo giorno di agosto – scrive il capitano giallorosso – ci ha portato una notizia davvero brutta: oggi (ieri, ndr) è venuto a mancare Aldo Maldera. Chi ama il calcio lo conosce bene… è stato un fortissimo uomo di fascia, dotato di corsa, resistenza ma anche di una botta impressionante, potente e precisa. Era uno dei grandi giallorossi che hanno vinto lo Scudetto nella stagione ‘82/83 ed anche per questo è rimasto nel cuore di tutti a Roma. Ma era soprattutto una gran persona – continua Totti – forte e paziente allo stesso tempo: io lo ricordo perfettamente perché è stato il mio allenatore nelle giovanili. Mi stringo ai suoi cari con tutto l’affetto che posso. Ciao Aldo». E in questa galleria non potevano mancare le parole di Giorgio Rossi, che al Romanista ha detto: «Di Aldo ho un ricordo bellissimo. Mi torna in mente il primo ritiro, quando lui si trovò purtroppo a vivere un momento triste per alcuni problemi familiari. Ricordo che tutte le sere andavo in camera sua. Lui si sfogava, perché evidentemente vedeva in me l’amico, pronto ad ascoltarlo, ma soprattutto a capirlo e a consolarlo». (…) «Nello spogliatoio – racconta ancora Rossi – era sempre disponibile con tutti. Pronto a scherzare, ma anche a concentrarsi sulla partita. Che preparava in maniera scrupolosa. Qualche volta non si faceva neanche massaggiare, tanta era la carica che aveva. In questo senso, era un giocatore serissimo. Ma anche una persona buona, di una bontà perfino eccessiva. Si allenava, durante la settimana, con un impegno che non sempre alcuni suoi compagni mettevano altrettanto in campo. Succedeva però che, al venerdì, anche chi si era defilato nei giorni precedenti, si dicesse disponibile a giocare e pronto ad essere convocato. E lui, allora, entrava e gridava: “Tutti guariti, eh?”. E aveva ragione». Un ricordo che si estende a quando Maldera lavorò nel settore giovanile giallorosso: «A Trigoria, purtroppo, gli spogliatoi della prima squadra e della Primavera erano e sono un po’ distanti. Ma ci incontravamo lo stesso, e ci salutavamo sempre con grande affetto reciproco. So che gli sarebbe piaciuto tornare alla Roma. Ma a chi non andrebbe? Anche perché la Roma ti dà un senso di onore, nell’appartenervi, che altrove non è facile trovare. Mi dispiace che non gli sia riuscito, come è successo anche ad Agostino, di coronare quel sogno». Se lo diranno, oggi, lassù.

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