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rassegna stampa roma

“Solo contro tutti”, Petrachi accusa senza nomi

LaPresse

L'ex D.S.: "Volevo allontanare chi violava i segreti dello spogliatoio e rovinava i rapporti"

Redazione

Ieri Gianluca Petrachi, ex direttore sportivo giallorosso, è tornato a parlare con una (lunga) lettera che ha affidato all’agenzia Ansa, evitando così il contraddittorio e possibili scivoloni dialettici, che in passato hanno contribuito a deteriorare il suo rapporto con James Pallotta. È proprio l’ex presidente il suo bersaglio principale, scrive Gianluca Piacentini su "Il Corriere della Sera". "Ho tentato di alzare un muro a difesa del gruppo - le parole dettate da Petrachi - e mi sono ritrovato solo contro tutti. Sono stato abbandonato da una proprietà troppo distante da Roma, dalla Roma e dai tifosi. Sono stato lasciato solo a combattere una battaglia che non potevo vincere senza il supporto di chi doveva essere al mio fianco".

Lancia accuse pesantissime, Petrachi, fa riferimento ad episodi precisi ma senza fare mai i nomi di chi, a suo dire, faceva il male della Roma: "Avevo chiesto di allontanare gli elementi che violavano i segreti dello spogliatoio o che minavano i rapporti interni, come quando inventarono un litigio tra me e Dzeko. Quegli stessi elementi che, lavorando nel gruppo, avrebbero dovuto dimostrare fedeltà alla causa, rispettando il sacro silenzio dello spogliatoio ma che, invece, hanno preferito rendere pubblico l’esperimento della difesa a tre provata da Fonseca in allenamento oppure l’infortunio riportato da Lorenzo Pellegrini. Evidentemente ho sbagliato io a chiedere di eliminare questi elementi".

Calciatori? Dirigenti? Membri dello staff? Petrachi rimane sempre sul vago: "Secondo qualcuno non sarei dovuto scendere nello spogliatoio nell’intervallo della partita contro il Sassuolo, mentre stavamo perdendo 3-0, per spronare i giocatori a non calpestare la loro stessa dignità. L’ho fatto solo per la Roma e per i suoi tifosi, soprattutto per quelli che erano lì e non smettevano di cantare. Vedere una mia squadra umiliata in quel modo è stato un colpo al cuore. Ho pagato a caro prezzo l’eccesso di fedeltà verso una proprietà che mi aveva fortemente voluto per realizzare un progetto triennale e rendere la Roma più giovane e vincente, riducendo i costi di gestione. Già a gennaio, a fronte di un ulteriore ridimensionamento voluto da Pallotta, ho capito che non sarebbe stato semplice. Ho pagato un conto esagerato per aver difeso la Roma dentro e fuori dal campo, facendo soltanto gli interessi della squadra ".

Infine l’augurio alla famiglia Friedkin:"Spero che riescano fin da subito a capire che questa città e questi tifosi hanno bisogno di una grande squadra che possa tornare il più presto possibile alla vittoria: Roma merita questo".