Ricordatevi sempre che avete rischiato di finire a Valmontone

di Redazione, @forzaroma

(Corriere della Sera – F.Roncone) Tre dei miei migliori amici sono tifosi della Lazio.

Tipi perbene, equilibrati, colti, di successo. Eppure, puntualmente, alla viglia del derby, vengono come colti da una febbre nervosa, un nervosismo che li scuote e che è miscuglio di incertezza e invidia, dubbio e inadeguatezza.

Ho provato, negli anni, a rassicurarli. È solo una partita di calcio, è sport, nulla cambierà nelle nostre vite: ma loro continuano a guardarmi torvi perché, ho intuito, è proprio in queste ore di attesa che avvertono sulla pelle tutto ciò che rende la nostre esistenze di tifosi assai diverse in questa città.

I miei amici percepiscono con nettezza – come accennato in una filastrocca del web – che la Roma è davvero il Circo Massimo, Testaccio,Sordi, Verdone, Venditti, Baglioni, Renato Zero, il Gladiatore, Giulio Cesare, Agostino Di Bartolomei, Bruno Conti, Nils Liedholm, Dino Viola, Pierfrancesco Favino, i rigori di Roma-Liverpool, Falcao che non lo tira,Grazie Roma, Roma capoccia, er cuppolone, Lando Fiorini, «noi ciavemo er core grosso/mezzo giallo e mezzo rosso», Roma nun fa la stupida stasera, la Curva Sud, Pluto Aldair, bomber Pruzzo, il teatro Sistina, Luigi Magni, pure Pasquino è della maggica, i bambini vanno a scuola con la sciarpa, io ciavevo Geronimo sul vespone, m’hanno regalato la maglia di Totti, mia madre era della Roma, «la Roma non si discute, si ama»
Capisco che per i miei tre cari amici andare incontro a tutto questo, sia pure per soli novanta minuti, sia ogni volta sempre più faticoso. 
Capisco pure perché, saggiamente, il presidente Lotito avrebbe voluto costruire lo stadio della Lazio a Valmontone.

 

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