Quel delitto ultrà a San Siro. “Antonio è sempre con noi e aspetta ancora giustizia”

Quel delitto ultrà a San Siro. “Antonio è sempre con noi e aspetta ancora giustizia”

Anna De Falchi, sorella del tifoso morto a Milano nell’89: “Problemi cardiaci?Falso.Fupestato, assassini coperti”

di Redazione, @forzaroma

Pochi mesi fa, quando se n’è andata mamma Esperia, ai funerali c’era pure Sebino Nela, il calciatore sensibile diventato una specie di parente acquisito, scrive “Il Corriere della Sera”. E adesso Anna De Falchi, che a 54 anni ci è arrivata, mi fa strada nel salotto con la vetrinetta e le statuine di ceramica. Lo indica quasi con orgoglio. “Guardi, questo era il suo Boxer. Si chiamava così, giusto?” Lo scooter della Piaggio più amato, un pezzo di cuore di Antonio. Da quasi 31 anni è qui, parcheggiato in balcone. Sospira, la sorella maggiore. “Quando Antonio tornava dal lavoro non pensava che al motorino: stava sempre a lucidarlo, aggiustarlo, coccolarselo.” Anna, sediamoci. Se la sente di raccontare? Antonio era partito per Milano, era mezzogiorno passato, la tv non l’aveva ancora detto. Come sempre per le cose brutte, vennero le guardie a casa. Era chiaro che gli avevano menato: aveva la testa fasciata e il corpo pieno di lividi. Ma a voi giornalisti raccontarono che era morto per una disfunzione cardiaca. Falso! Aveva una coronaria più piccola, un fatto congenito. Senza complicazioni. Antonio stava bene, faceva culturismo. Aveva superato la visita militare. La canottiera era a brandelli, strappata a calci. Altro che malformazione!”

Un ultrà milanista venne condannato a 7 anni di carcere, due furono assolti. “Si accordarono. Uno si prese la colpa, dicendo che gli altri non erano presenti, e in cambio fu aiutato a uscire dopo pochi mesi. Li difendevano avvocati importanti, principi del Foro”. Il procuratore di Milano era Francesco Saverio Borrelli, di lì a poco impegnato nell’inchiesta Mani pulite. “Pesce grande mangia pesce piccolo, ci disse il nostro avvocato….” Anna si blocca. Le viene in mente qualcosa. “Ma lei lo sa che giorno era nato?” Il 2 novembre. Antonio con nostra madre ci scherzava sempre: “Senti ma’, sicuro che non porta jella? Non potevo nasce’ il giorno dopo?”

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