Parnasi non spiega il legame con Lanzalone: resta in cella

Il gip dice che il costruttore romano non ha offerto niente sotto il profilo della collaborazione

di Redazione, @forzaroma

Luca Parnasi, accusato di associazione finalizzata alla corruzione (arrestato il 12 giugno scorso) si è limitato ad “ammettere fatti inequivoci e incontrovertibili” senza nulla offrire sotto il profilo della collaborazione. Morale, resta in carcere. Ad oggi, scrive la gip Maria Paola Tomaselli, Parnasi “non risulta aver preso le distanze dal collaudato sistema corruttivo evidenziato nell’ordinanza di misure cautelari” come riporta il Corriere della Sera.

Le ammissioni dell’ex presidente della Eurnova nulla aggiungono rispetto a quanto ricostruito dall’aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Barbara Zuin e a quanto confermato da testimoni come Virginia Raggi, Mauro Baldissoni e Franco Giampaoletti, dice la gip. La mancata disponibilità di Parnasi a far luce su una seri di fronti è riepilogata punto per punto. L’imprenditore si dimostra riluttante a chiarire il legame con il suo «problem solver», l’ex presidente Acea Luca Lanzalone («mr. Wolf»), non riferendo “nulla di significativo in ordine alla genesi e allo sviluppo del rapporto” che pure, sottolinea la gip, appare assai rodato.

Così come mancano i dettagli circa il rapporto con Alfredo Palozzi, su cui Parnasi non ha offerto «significativa spiegazione». E se le indagini dei carabinieri hanno confermato «un sistema amplissimo di relazioni e contatti, costantemente e talvolta freneticamente alimentato da Parnasi» per raggiungere i propri obiettivi, le 11 ore di colloquio in carcere con i pm non hanno aggiunto granché.

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