Lo scaricabarile non è la via d’uscita

Lo scaricabarile non è la via d’uscita

Si può sbagliare: in campo, in panchina e nelle trattative. Ma assumendosi ciascuno la propria responsabilità 

di Redazione, @forzaroma

La Roma crolla inaspettatamente e fragorosamente, con tutti i suoi interpreti, scrive Paola Di Caro sul “Corriere della Sera”. E da due giorni ci si chiede il perché. Colpa della “poca qualità” dei giocatori? Basta mettere a confronto nomi, fama e stipendi degli undici scesi in campo per la Roma e quelli per il Sassuolo per rendere insensata la spiegazione. I “giovani” si sono montati la testa? Forse. Bisognerebbe però intendersi sulla parola “giovani” nel calcio, perché a 22-23-24 anni in qualsiasi altro campionato si gioca titolari e – se forti – si domina (Sancho, Haaland, Ansu Fati sono teenager).

Poi se qualcuno ha visto nel terrificante primo tempo prestazioni all’altezza di chi giovane non è, faccia un fischio. Il mercato è stato insufficiente? Certo non ha risolto problemi profondi, a partire dal centravanti che dovrebbe sostituire, o meglio, affiancare Dzeko al bisogno: ma si poteva a costo zero riempire lacune create quasi scientificamente in estate, per scelte incomprensibili fatte di concerto dal d.s. e dall’allenatore? E allora il cerchio si chiude: non esistono colpevoli o innocenti a prescindere. Quando i problemi si ripetono in una stagione, significa che qualcosa manca a tutti i livelli. E che la tecnica dello scaricabarile, da chiunque venga, è la più inutile delle vie d’uscita. Si può sbagliare: in campo, in panchina e nelle trattative. Ma assumendosi ciascuno la propria responsabilità.

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