Lamela, Totti e Osvaldo. Il trio che incanta l’Italia

di Redazione, @forzaroma

(Corriere della Sera-G.Piacentini) Che la Roma sia una squadra a trazione anteriore lo si capisce ad occhio nudo, vedendola giocare. Ma è solo leggendo i numeri che si può avere l’esatta dimensione di come il gioco di Zeman stia dando i suoi frutti: con 39 gol (42 compresi i 3 assegnati dal Giudice Sportivo per la gara col Cagliari), la formazione giallorossa vanta insieme alla Juventus il miglior attacco del campionato. Dove sia il confine tra il merito degli schemi di Zeman e la qualità dei singoli calciatori non è dato saperlo. Perché se è vero che nella sua carriera il boemo ha fatto diventare goleador anche attaccanti non proprio micidiali sotto porta – chiedere a Marco Delvecchio che con lui riuscì ad arrivare a 18 reti in campionato – è altrettanto vero che raramente Zeman nella sua storia ha avuto la fortuna di allenare attaccanti con così tanta qualità.

Per il momento il connubio tra tecnico e calciatori sembra funzionare alla perfezione, perché non solo il tridente titolare Totti-Osvaldo-Lamela con 25 gol è quello più prolifico della Serie A, ma se aggiungiamo anche i 4 gol di Mattia Destro (utilizzato meno rispetto ai compagni di reparto), allora si evince chiaramente come nessuna squadra in Italia abbia un potenziale così elevato dalla metà campo in su. La differenza con le altre formazioni di testa, in questo senso, è evidente perché la distribuzione delle reti romaniste è omogenea: Lamela guida il gruppo con 10 gol. Con la doppietta realizzata al Milan l’argentino è diventato, con 15 reti tra campionato e coppa Italia, il miglior marcatore giallorosso nell’anno solare. Alla sua età, 20 anni, nemmeno Totti era già arrivato in doppia cifra in serie A mentre lui viaggia ad una media di 0,6 gol a partita. Rispetto alla scorsa stagione è quello che dal punto di vista realizzativo ha fatto i maggiori passi in avanti. Alle sue spalle ci sono Osvaldo con 9, Totti con 6 (e 8 assist) e Destro (4), per un totale di 29 su 39 totali che con la Coppa Italia diventano 31 su 42. Tutte le altre squadre, invece, possono contare su un solo «bomber».

Il Milan ha in El Shaarawy la sua punta di diamante: è il capocannoniere del campionato con 14 reti, ma alle sue spalle Pazzini è a quota 7 mentre Bojan e Robinho sono a 2. Discorso simile per il Napoli: Cavani è arrivato a 13ma i suoi compagni di reparto Insigne e Pandev sono lontani anni luce, rispettivamente a 3 e 2 gol. Nella Lazio segna solo Klose (10) perché Floccari, Rocchi e Kozac sono ancora a zero: per fortuna di Petkovic c’è Hernanes (7) che da centrocampista segna come un attaccante. Più equilibrate Juventus e Inter: ai bianconeri manca un vero e proprio bomber, il più prolifico è Quagliarella (6), poi Giovinco (5), Vucinic (4) e Matri (3), mentre i nerazzurri si appoggiano sul solito Milito (8) che sta facendo meglio di Cassano (5) e Palacio (5). Zeman, in sostanza, rispetto ai suoi colleghi ha il vantaggio, non da poco, di non essere condizionato nelle scelte perché, chiunque scenda in campo, difficilmente la Roma rimane a secco di gol.

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