L’allarme dagli Usa: bocciato il nostro calcio

Il numero si spettatori presenti sugli spalti durante la Guinness Cup inducono a pensare ai problemi del calcio made in Italy.

di finconsadmin

I 109.318 spettatori che si sono accalcati al Michigan Stadium di Ann Arbor per assistere a Manchester United-Real Madrid, sfida estiva recente nell’ambito della Guinness Cup, hanno già scritto la storia. Nessuna partita di soccer disputata su un campo a stelle e strisce aveva mai originato una simile adunata di gente.

 

L’evento è stato ovviamente oggetto di approfondimenti tesi a sottolineare il crescente interesse degli americani nei confronti del gioco del pallone, ma a leggerlo in maniera meno convenzionale costituisce pure l’ennesima conferma del crollo, qualitativo e di immagine, del calcio made in Italy. 

 


È sufficiente infatti mettere a confronto i due estremi del torneo che per un paio di settimane ha visto esibirsi tre formazioni di Premier League (le due di Manchester e il Liverpool), altrettante della nostra serie A (Roma, Inter e Milan), una greca (Olympiakos) e una spagnola (i campioni d’Europa del Real): se dunque la folla oceanica che si è data convegno ad Ann Arbor ha rappresentato il punto più alto dell’estate americana, i 12.169 presenti al Lincoln Financial Field di Filadelfia per l’incrocio tutto nostrano tra Inter e Roma ne hanno invece costituito il contraltare. Con una capienza ufficiale di 109.901 spettatori, l’impianto del Michigan in pratica è finito sold out, esaurito; quello in cui hanno incrociato i bulloni nerazzurri e giallorossi potendo accogliere un pubblico di 69.144 persone, è stato invece occupato in una percentuale risibile (il 17,6%), la più esigua dell’intera manifestazione itinerante. Se a tutto questo aggiungiamo il dato relativo all’ultima recita milanista Oltreoceano, il sospetto di una caduta di interesse nei confronti del nostro calcio è destinato a rafforzarsi: nell’amichevole degli Inzaghi’s contro i messicani del Chivas, rappresentanti di un calcio certamente inferiore a quello italiano, a Houston si sono dati appuntamento soltanto 14.871 tifosi, il 20,8 % della capienza totale dell’impianto che è di 71.500 posti, «la più bassa mai registrata per un incontro internazionale allo NRG Stadium» come hanno sarcasticamente sottolineato negli Usa. 

 


Si tratta di numeri che dovrebbero indurci a riflettere ma noi in questo momento siamo troppo impegnati a seguire le performance dell’ubiquo Lotito nel tentativo di puntellare il suo candidato alla presidenza federale, un tipo originale che mescola banane, gaffe e programmi elettorali.

 

Il nostro è un calcio che sta perdendo tutti i riferimenti: le trattative di mercato si fanno in ciabatte e bermuda sotto l’ombrellone, la Tv paga e quindi vuole mettere il becco ovunque, le nostre squadre si allenano per giocare con il freno a mano tirato, salvo poi stropicciarci gli occhi (ogni anno) osservando gli altri che in Europa corrono più di noi. Se questo è lo scenario perché mai gli stadi italici, peraltro cronicamente obsoleti, dovrebbero riempirsi? Gli americani ci hanno lanciato il classico avviso ai naviganti ma chi, tra i nostri lungimiranti dirigenti, se ne accorgerà mai? 

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