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Corriere della Sera

Il silenzio dell’amico José prima della battaglia

Getty Images

Undici anni e mezzo dopo la tenera notte del Bernabeu e due stagioni indimenticabili Mourinho ritrova l'Inter

Redazione

José Mourinho ha preferito non parlare prima di sfidare la “sua” Inter: “Non vuole distrazioni, ma concentrarsi solo sul lavoro visto il poco tempo a disposizione” è la motivazione fornita dalla Roma. Quasi una sospensione scenografica, da attore consumato, commenta Pietro Tomaselli sul Corriere della sera.  La Roma darà battaglia, anche per il suo allenatore che ritrova l’Inter per la prima volta da avversaria. Certo, pochi giorni prima di riabbracciare uno dei suoi più vecchi amori, il Chelsea nel 2010, Mou aveva alzato i polsi al cielo nella sfida contro la Sampdoria, incrociandoli nel gesto delle manette che gli costò tre giornate di squalifica. Oggi il portoghese corre ancora sotto alla curva "come un bambino", attacca gli arbitri, consiglia a Zaniolo di andare a giocare all’estero. Quando lo fa sembra meno rabbioso, più saggio per alcuni, bollito per altri, sempre pronti con il carrello o con il carro, a seconda di come vanno le partite. Ma c’è un Mourinho per tutte le stagioni e quello romanista sembrava pacificato dal ritorno in Italia, autunnale quasi, ma invece il fuoco c’è ancora e le medaglie al petto non lo hanno appesantito. A guidare i giocatori dalla lavagna al campo probabilmente ci sono colleghi più bravi, più aggiornati, più offensivi di Mou. Non c’è mistero, né tantomeno vergogna in questo, perché il pallone corre veloce. Ma trovare l’alchimia di un gruppo fra i vapori dello spogliatoio, farne una squadra a propria immagine e somiglianza è un’arte che il portoghese sa fare da tempo.