Garcia: «Solo uniti ce la possiamo fare. Resto per vincere»

Il tecnico è il solo a non esser stato contestato dai tifosi, ma la sua posizione balla. Sa che la Roma stasera non può permettersi un risultato diverso dalla vittoria

di Redazione, @forzaroma

«Uniti ce la faremo». È questo il pensiero di Rudi Garcia alla vigilia della gara contro il Cesena. Il tecnico francese è l’unico a non essere finito nel mirino della contestazione dei tifosi, dopo il tracollo in Europa League contro la Fiorentina, ma la sua posizione non è più sicura di altre all’interno di Trigoria, soprattutto se non dovesse centrare la qualificazione alla prossima Champions. Sono tornati a circolare i nomi di possibili successori e uno più di altri rappresenterebbe una soluzione intrigante: Luciano Spalletti, anche se la Roma smentisce con forza l’ipotesi, circolata ieri, di un incontro a Miami tra il tecnico di Certaldo e il presidente Pallotta. Anche per scacciare i fantasmi dei pretendenti alla sua panchina, Garcia sa che la Roma stasera non può permettersi un risultato diverso dalla vittoria. «Il nostro futuro – sono le sue parole – non va più lontano della sfida contro il Cesena. Ai miei giocatori, che difenderò sempre, anche se poi all’interno dello spogliatoio posso essere duro con loro, ho detto che non ha senso pensare a lungo termine. Da questo periodo ne usciremo solamente se resteremo uniti. Ho sempre detto che la qualità di un gruppo si vede di più nelle difficoltà che nei momenti positivi: lotteremo insieme. Io voglio rimanere per vincere dei trofei, se non succederà quest’anno capiterà in futuro, ma è ovvio che non dipende solo da me. Pallotta? L’ho sentito in questi giorni, come faccio sempre, anche attraverso i nostri dirigenti». Poi, l’ennesimo appello ai tifosi: «I giocatori hanno bisogno di giocare con la testa libera, si fa meglio quando si sente la propria tifoseria incoraggiare; quando ci sono contro, è più difficile. I bilanci, però, si faranno a fine stagione: nel frattempo abbiamo bisogno del loro sostegno. Che siano delusi si capisce, noi siamo i primi ad esserlo».

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