Dotto: “I nostri disastri aspirano alla perfezione”

Il giornalista: “Cade anche l’equivoco della miglior difesa. Cosa resta? Ah sì, Nainggolan in tribuna, esibito come trofeo tra i dirigenti. Lezione esemplare e demagogia populista”

di Redazione, @forzaroma

I disastri romanisti hanno qualcosa di unico. Non si accontentano. Aspirano alla perfezione, scrive Giancarlo Dotto su “Il Corriere della Sera“. È una forma di ascetismo, di fame di assoluto. Prendi l’ultimo turno di campionato. Non basta perdere all’Olimpico contro una squadra in dieci. Banale. Son capaci tutti. Vincono anche Napoli e Juve, con la Var che rimane spenta. Scivoli al quinto posto, fuori dalla zona Champions, superati in tromba da chi? Dalla Lazio. Sospinta da quei giocatori poetici che tu non hai e quando ce li hai li vendi: Luis Alberto, Milinkovic, Felipe Anderson. Per non parlare di Ciro, 20 gol, una furia che sente l’odore del sangue e tu Edin, un bel bambolone, che non sente nessun odore perché la puzza ce l’ha sotto al naso. Cade anche l’equivoco della miglior difesa. Cosa resta? Ah sì, Nainggolan in tribuna, esibito come trofeo tra i dirigenti. Lezione esemplare e demagogia populista. La farina dei deboli.

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