Conte a un passo dall’addio, poi la tregua con Tavecchio: ma a Torino è subito festa

Dopo l’incidente diplomatico tra Nazionale e Juventus, innescato dall’infortunio di Marchisio, gli Azzurri approdano a Torino, dove Conte spera di incassare la fiducia della sua città adottiva

di Redazione, @forzaroma

Poiché l’unico guaio ancora mancante alla collezione di Tavecchio sarebbero le dimissioni di Conte, sabato a Sofia, dopo la scudisciata di John Elkann per il caso Marchisio e prima del 2-2 con la Bulgaria, il presidente federale ha passato un’ora e mezza col ct della Nazionale per cercare di prevenire il danno, che non era mai stato tanto vicino.

Il colpo d’immagine sarebbe tremendo, né il paracadute economico — la rescissione del contratto prevede una robusta penale — attenuerebbe la disfatta diplomatica per non avere impedito che le scintille con la Juventus, il club più potente e col maggior numero di azzurri, si trasformassero in incendio. Per scongiurare il rischio di un clamoroso addio anticipato, magari a qualificazione acquisita, Tavecchio ha dunque rivolto a Conte una preghiera: «Non rispondere più a chi ti tira dentro le polemiche. Vai per la tua strada e pensa all’Europeo». Lui parrebbe in effetti intenzionato a lottare, a cominciare dall’amichevole di domani sera con l’Inghilterra. «Per me parleranno i risultati. Chiedo solo di essere lasciato in pace a lavorare. Credo che sia giusto, mi hanno chiamato in Nazionale per questo».

Tuttavia è il sillogismo sotteso al concetto — oggi non esistono le condizioni per lavorare in pace — a inquietare la Federazione: 14 mesi di ulteriori contrasti con la Juventus possono minare la costruzione di una squadra già non eccelsa tecnicamente. Lo scenario sembra fatto apposta per le verifiche: a Torino Conte vive da quando, giovane calciatore, approdò alla Juventus, per poi diventarne capitano e allenatore vincente, nonché marito di una ragazza torinese e padre di famiglia. Le premesse sono promettenti. Uscendo dall’albergo dei suoi mille ritiri juventini — il Principe di Piemonte, nome che evoca i tempi in cui la casa ora matrigna lo trattava appunto come un principe — durante il breve tragitto per un caffè è stato festeggiato da una piccola folla. Così ha provato a spazzare via l’inaccettabile pensiero: che lo Stadium, il suo stadio, domani lo possa fischiare. In teoria è remoto il pericolo di contestazione sull’onda dell’accusa di rompere i calciatori con allenamenti troppo intensi, lanciata dal presidente di Fiat Chrysler Elkann (a proposito, se non verrà rinnovata la sponsorizzazione di Fiat alla Figc, le maliziosità si sprecheranno).

Il famigerato ginocchio di Marchisio non è rotto e i frequentatori abituali dello Stadium arrivano per lo più da fuori: di rado frequentano le partite dell’Italia (25 mila spettatori previsti). Nel frattempo l’irritato ct («ho memoria da elefante») non butta il pari bulgaro, che pure rende meno piana la qualificazione all’Europeo: in caso di sconfitta a giugno in Croazia, è possibile che l’Italia venga momentaneamente scavalcata dalla Norvegia al secondo posto. Conte ammette però che dopo 17 anni (capitò prima del Mondiale ‘98) la Nazionale rischia di non vincere un girone di qualificazione.

«La Croazia è più forte». È segno di consapevolezza del declino tecnico. Senza Pirlo, Buffon, Marchisio e De Rossi, l’Italia ha dominato (65% di possesso palla, 19 tiri a 6, 17 corner a 1), ma ha anche confermato l’inadeguatezza del ricambio generazionale, autorizzando la nostalgia per gli assenti, anche se Pirlo per via degli infortuni ha fin qui solo 1 presenza nelle 7 partite dell’era contiana. Se Verratti regista poco incisivo («uno dei 14», lo ha gelato il ct) andrà rivisto in un contesto più dinamico e Bertolacci non è stato bocciato, non hanno funzionato Candreva interno, gli esterni Darmian e Antonelli e soprattutto le punte Immobile e Zaza: sincronismi spariti. Zaza nega di avere perso lo status di talento, soppiantato da Eder.

«Non ero nervoso, ma arrabbiato per i 2 gol presi». Questa è una tra le Nazionali più mediocri della storia azzurra ed è comprensibile che Conte punti su corsa e preparazione fisica per superare gli avversari. «Nel finale noi siamo crollati, l’Italia no», ha rilevato Bojinov. «Ma non abbiamo schiacciato la Bulgaria con l’atletismo, semmai con la tecnica. In pochi giorni a Coverciano non si fanno chissà quali allenamenti massacranti», ha puntualizzato Barzagli. Con l’Inghilterra Conte farà esperimenti. «Proverò anche chi non ha giocato a Sofia». Si scaldano — oltre a Santon e Abate, chiamati per gli infortunati Pasqual e Darmian — Vazquez, Valdifiori, Moretti, Pellé, Florenzi e Cerci: la caccia al talento incompreso prosegue.

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