Colosseo, manichini impiccati. Adesso si indaga per minacce

La formulazione dell’accusa nasce dal fatto che i manichini indossavano le magliette di soggetti ben identificabili, i giocatori giallorossi Daniele De Rossi, Mohamed Salah e Radja Nainggolan

di Redazione, @forzaroma

Altro che goliardata o sfottò da derby. I manichini impiccati al ponte pedonale che dà sul Colosseo costano agli autori un’accusa di minacce aggravate, scrive Fiano su “Il Corriere della Sera“. E sul caso ha chiesto chiarimenti anche la Commissione parlamentare antimafia. L’identificazione dei responsabili è in corso attraverso i filmati che sono stati diffusi in rete e i video delle telecamere di sorveglianza in zona. Il fascicolo aperto ieri dal procuratore aggiunto Francesco Caporale è finora contro ignoti, ma la procura non sottovaluta come un episodio di poco conto il gesto finito sulle prime pagine di tutti i giornali. La formulazione dell’accusa, differente e ben più grave del generico «procurato allarme» che si era ipotizzato in un primo momento, nasce dal fatto che i manichini indossavano le magliette di soggetti ben identificabili, i giocatori giallorossi Daniele De Rossi, Mohamed Salah e Radja Nainggolan.

I toni dello striscione srotolato sulla passerella pedonale di via degli Annibaldi e il fatto che ad essere rappresentati erano giocatori non al centro delle schermaglie da stadio, fanno pensare che il messaggio possa avere obbiettivi e origini diverse. Dei tre «impiccati» solo De Rossi ha un ruolo riconoscibile nella rivalità Roma-Lazio. Non c’era Totti, non c’era Ruediger, non c’era Strootman. I rapporti tra frange estreme e violente delle due curve sono fotografati da altre inchieste della magistratura e gli investigatori non escludono che si debba cercare in quella direzione. Anche per questo Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione calciatori, rivela: «È un tema che è all’attenzione anche della Commissione antimafia perché certi episodi non sono isolati, non sono figli di sfottò sportivo, ma hanno altre provenienze. Non si può sottovalutare l’ennesimo gesto di violenza, intimidazione e minacce. Serve maggiore consapevolezza su certi legami con le pseudo-tifoserie che possono diventare armi a doppio taglio».

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