Troppi club professionistici ecco il piano: A a 18, B a 20

di Redazione, @forzaroma

(repubblica.it – SPY CALCIO F.Bianchi) Di questi tempi è un’autentica follia, un’anomalia tutta italiana che non ha riscontri nelle altre Nazioni: 111 club professionistici. Venti in A, ventidue in B, sessantanove in Lega Pro (che è già scesa: prima ne aveva 90!). L’ideale sarebbe arrivare a 78, così divisi: 18 in A, 20 in B, 40 in Lega Pro (o al massimo, 60, divisi in tre gironi). “Se ci mettiamo intorno ad un tavolino e ne discutiamo fra noi, possiamo farcela”: Andrea Abodi, presidente della Lega B, è ottimista. “Si potrebbe partire già dal 2014”.

 

problema è che la A ha già venduto questo format, a 20 squadre, alle tv sino al 2015 e molti presidenti temono di incassare meno soldi: ma non è detto che sia così. A Sky, a Mediaset Premium e a chi vende i diritti tv all’estero fa comodo un campionato vivo, avvincente, equilibrato, di buon livello oppure, come adesso, gare noiose, modeste e stadi desolatamente vuoti? Bisognerebbe trattare con le tv e poi partire con il progetto: Giancarlo Abete crede in una riforma dei campionati, non per niente anni fa ne preparò una, su richiesta di Franco Carraro, che poi fu “impallinata” dai soliti veti incrociati e dagli interessi di parte. Nei cassetti della Lega di A, a Milano, c’è un progetto fermo da 10 anni. Ma adesso, sull’onda di una crisi che non sarà breve nemmeno per il calcio, ecco che se ne può, se ne deve, riparlare. O stiamo a contare le società che scompaiono, 45 negli ultimi anni? 

 

 

Nell’ultimo consiglio federale i rappresentanti del sindacato calciatori (Aic), guidati da Damiano Tommasi, si sono espressi per la prima volta a favore di un taglio anche drastico dei club di Lega Pro: per arrivare a 60, come vuole Mario Macalli, ma anche, se fosse necessario, per scendere addirittura a 40. Sì, perché la situazione è talmente grave che quest’anno, su 69 società, già una decina non pagano gli stipendi (e siamo solo ad ottobre…) e chissà quanti club riusciranno ad iscriversi la prossima stagione al campionato. Così non si può più andare avanti: Macalli e il suo staff hanno fatto sicuramente passi avanti, anche coraggiosi, cercando di imporre i giovani, controllando i flussi delle scommesse per scoraggiare i calciatori “infedeli”, rilanciando la Nazionale Pro.

 

Ma non basta ancora: la crisi allontana gli imprenditori, bisogna ridisegnare un nuovo schema di calcio. Tutti insieme: la ritrovata sintonia delle quattro Leghe può aiutare. La serie B ha la sua tv e lunedì a Roma presenterà i suoi progetti per il futuro. Stadi e non solo: non è possibile, presidente Abodi, che il Sassuolo primo in classifica non abbia il suo impianto e sia costretto a giocare a Modena (Pro Vercelli e Lanciano invece stanno per tornare a casa). Chi non ha gli stadi non può partecipare ai campionati professionistici: impariamo dall’estero. Il tema di una riforma radicale, passando anche per la giustizia sportiva (vedi Spy Calcio dell’11 ottobre), va discusso all’inizio del 2013, passate le elezioni delle varie Leghe e della Figc (14 gennaio).

 

 

Entro ottobre il commissario ad acta, nominato dal Coni, Giulio Napolitano, finirà il suo lavoro e si conoscerà la ripartizione del nuovo consiglio federale. Il Coni vuole che al massimo sia composto di 20 membri (il presidente più 19). La Lega B, nelle sue considerazioni consegnate a Napolitano jr., propone 19 membri, e sei per i club professionistici (A 3, B 1 e Lega Pro 2). Ma la Lega Pro non ci sta e ne vuole tre. Tutti d’accordo invece a fare fuori gli arbitri dal consiglio federale: l’Aia, secondo la B, non dovrebbe nemmeno intervenire quando ci sono questioni che la riguardano. Fuori del tutto. Gli arbitri conserverebbero comunque autonomia gestionale e finanziaria. E se decidessero di scioperare? “Non scherziamo nemmeno-ci ha detto un autorevole membro del consiglio-Se ci provano, l’Aia viene immediatamente commissariata. Al nostro calcio manca solo lo sciopero degli arbitri….”. Che farà Marcello Nicchi? Il 10 novembre ci sono le votazioni Aia: prima Stefano Palazzi deve chiudere l’inchiesta e stabilire se è vero quello che sostiene il candidato Robert Boggi, cioè che Nicchi ha minacciato alcuni dirigenti. Il clima è questo, per la riforma dei campionati si aspetteranno acque più tranquille.

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