Pagani (Il Fatto Quotidiano): “Calcioscommesse? La giustizia sarà durissima. Il ritorno di Zeman è simbolico”

di Redazione, @forzaroma

Dopo l’ennesimo scandalo nel calcio italiano, Malcom Pagani giornalista de “Il fatto quotidiano”, è intervenuto ai microfoni de “La città nel pallone” sulle frequenze 99.8 di RadioIes per parlare di calcioscommesse, delle parole di Abete e Monti.

Ecco le sue parole:

Calcioscommesse?
“Mi sembra che l’ordinanza di Salvini parli chiaro ed essendo stata affidata al servizio centrale dei carabinieri con metodi applicati alle varie mafie sul territorio, è anche una indagine che ha dei riscontri molto evidenti, molto circostanziati in un arco di tempo vasto, con dei controlli impressionanti tra fotografie, tabulati e appostamenti. Questa è una situazione più grave del calcioscommesse, già sconvolgente, ma artigianale del 1980 e di calciopoli. E’ sconvolgente l’idea che ci siano macchine con centinaia di migliaia di euro e decine di giocatori indagati in un raggio che abbraccia la serie A, B e C. Questa storia è stata raccontata come una storia di cialtroni e millantatori, e un anno dopo ci troviamo ad assistere alla più grave diffusione del mondo della giustizia in un contesto dominato dall’economia e che doveva avere il suo strato ludico. Nulla pare certo, la giustizia dovrà fare in fretta e sarà durissima. L’ipotesi che Zeman torni, è anche simbolica in un certo senso”.

Cosa porta giocatori che guadagnano cosi tanto a giocarsi partite?
“Direi che è la stessa ragione che portava i calciatori dell’80 a fare bottino pieno rischiando di non vedere realizzata la combine. Tutta questa paccottiglia di cui non ne possiamo più è una delle ragioni alla base di queste cose. Questi personaggi coinvolti, sono comunque le pedine di un risiko sconfinato, le cui leve sono tirate dalle organizzazioni criminali per un giro di miliardi”.

Discrepanza di giudizio tra Criscito e Bonucci?
“Un giocatore indagato, non ancora colpevole potrebbe giocare l’europeo e in certi casi si congelano le situazioni per opportunità. E’ l’implosione totale di un sistema che non sa dare risposte e non sa dove guardare”.

Le parole di Abete e Monti?
“Abete dice quello che deve dire. E’ chiaro che non può dire “Chiudiamo il campionato per tre anni”. Monti ha segnato la discontinuità assoluta tra i presidenti che aspettavano la vigilia di mondiali e europei per un buon augurio, mentre lui ha detto quello che nessuno si aspettava. Il fatto che un primo ministro riconosciuto in Europa, racconta quelle che sono le sensazione di Platini e che il governo del calcio mondiale pensa di questa storia. È un problema globale, ma non credo che fosse una provocazione estemporanea. Nessuno chiudera il campionato per 3 anni, ma è paradossale se si pensa che tra tre mesi inizia il campionato. Trovare una causa non sarà semplice”.

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