Manuel Neuer, il portiere perfetto che ha impressionato anche la Roma

Manuel Neuer, il portiere perfetto che ha impressionato anche la Roma

Il portiere intervistato su Fifa.com: “Il successo personale non significa nulla se non è allineato al successo del team. Mi considero un giocatore della squadra con niente in più di speciale”.

di Bruno Di Benedetto, @BrunoDibe

Manuel Neuer è portiere della Germania campione del mondo e del Bayern campione di Germania. Probabilmente il più forte del mondo nel suo ruolo, si è messo una volta di più in mostra durante la partita di Martedì contro la Roma. Fifa.com ha deciso di intervistarlo, magari con la speranza di trovargli qualche difetto (missione clamorosamente fallita). Di seguito l’intervista integrale tradotta:

Signor Neuer, ora che è campione del mondo, è ancora nervoso prima di un grande match?
No, e non lo ero nemmeno prima di vincere la Coppa del mondo. Il mio compito è mostrare chiaramente agli avversari che nessuno può segnarmi. La calma e la sicurezza che esprimo durante le partite ha effetti non solo su di loro ma anche sui miei compagni. Loro contano su di me.

Ci si aspetta che lei sia il migliore portiere al mondo e quindi sempre perfetto. Pensa mai che le venga richiesto troppo?
Non sempre è semplice gestire la mole di responsabilità che ho addosso, ma non penso troppo alle aspettative esterne; cerco piuttosto di essere io il primo ad aspettare certe cose da me stesso. Sono consapevole di poter commettere un errore in qualsiasi momento e di nuovo. Per quanto riguarda l’essere “il miglior portiere del mondo”, è stato scritto di rado, e io non me lo direi mai da solo. Per me, la cosa principale è continuare a migliorare e assicurarmi di continuare ad alzare l’asticella.

Rispetto ai grandi portieri tedeschi del passato, come ad esempio Oliver Kahn, lei non sembra rispecchiare il profilo del “lupo solitario” o dell’eroe solo. Che cosa ne pensa?
Il successo personale  non significa nulla se non è allineato al successo del team. Mi considero un giocatore della squadra con niente di speciale in più. Dipendo dai ragazzi che stanno davanti a me; devo modificare la mia posizione rispetto alla porta in relazione a quanto alti stanno giocando loro o a dove stanno attaccando per essere sicuro di rimanere nel gioco. È sempre tutta questione di gioco di squadra, dove io non posso decidere da solo. Fortunatamente, le mia volontà e quella della squadra vanno sempre d’accordo.

Dunque qual è la cosa più piacevole dello sport?
Semplicemente il fare qualcosa insieme. Da soli, nemmeno celebrare il Natale è molto divertente. 

Come influenza i suoi difensori quando grida loro istruzioni su come si devono posizionare?
Dare ordini sensati è parte del ruolo del portiere. Non posso prendermela con i miei compagni in una maniera che li possa destabilizzare, e nemmeno lo voglio, così devo scegliere istruzioni che siano brevi, precise e semplici da capire. Questo spiega perché i portieri oggi  devono avere una grande capacità di comprendere il gioco.

Il suo stile di gioco, mostrato con i campioni del mondo e di Germania, si è imposto come un nuovo punto di riferimento. Molti l’hanno considerato uno stile rivoluzionario e il ct Joachim Low l’ha definita “il portiere del futuro”. Lei si considera un avanguardista?
Da anni il mio stile è quello che utilizzo oggi. Il mio stile non è cambiato fondamentalmente; è stata piuttosto l’attenzione del mondo che è arrivata con la Coppa del mondo a porlo su un palcoscenico differente. Il nostro scontro agli ottavi con l’Algeria (che la Germania ha vinto 2-1 ai supplementari) è rimasto impresso perché sono dovuto uscire dall’area e giocare come un giocatore di movimento un sacco di volte. Questo ha attirato l’attenzione di persone che non sapevano granché su di me prima. Ma chiunque avesse guardato la Bundesliga era al corrente da tempo dei vari modi in cui interpreto il mio ruolo. Dovevo prendermi dei rischi con l’Algeria perché la situazione lo richiedeva: la squadra stava giocando alta e l’Algeria voleva sfruttare la velocità dei suoi per ripartire in contropiede.

Un portiere, in una partita come quella, che richiede di effettuare un sacco di contrasti fuori dall’area di rigore, deve avere un ottimo tempismo.
Certamente bisogna prendere le decisioni giuste e rimanere incollati a quelle al 100%. So che c’è il rischio che la mia decisione possa portare a un gol, a un rigore, o all’espulsione, ma non avrei chance di parare se fossi indeciso – sarei troppo facile da battere.

Le capita ogni tanto di giocare fuori dalla porta in allenamento con il Bayern?
Si, capita durante alcuni esercizi. È importante anche questo, perché mi dà la possibilità di migliorare la tecnica, i passaggi e la velocità nella distribuzione del gioco. Prima i giocatori di movimento difficilmente passavano al portiere perché non sapevo che cosa lui avrebbe potuto combinare. Ai giorni nostri è perfettamente normale per noi portieri essere considerati un’opzione di passaggio.

Durante un match, le capita di toccare la palla più con le mani o con i piedi?
Penso di più con i piedi.

A che livello pensa che sarebbe potuto arrivare se avesse scelto di giocare fuori dalla porta?
Probabilmente in quarta divisione, quindi la Regionalliga in Germania (la nostra Serie D ndr). Lì è dove credo che realisticamente potrei giocare in qualche modo. Ma non so per esempio in qualche posizione giocherei.

A differenza di molti suoi coetanei e a dispetto del suo talento, lei non è uno showman in porta.
Questo è perché cerco sempre di fare le cose normali e penso semplicemente a giocare.

Così di istinto, cosa le viene più facile da ricordare: una parata fantastica o una papera occasionale?
Non sono uno che si guarda le proprie “Top 10 parate” su YouTube; non ho alcun interesse per queste cose. Quello che più mi interessa sono le situazioni in cui mi posso chiedere: “Che cosa hai fatto di giusto?” e soprattutto: “Che cosa hai fatto di sbagliato?” Credo sia necessario per migliorare. Quando ero giovane guardavo il programma “Eurogoals”; tutti lo guardavano per i colpi fantastici di certi giocatori, ma io osservavo i portieri e come si comportavano in quei momenti.

Compatibilmente con il fatto che un portiere moderno è diviso tra le classiche responsabilità di difesa della porta e il lavoro come giocatore di movimento aggiunto, c’è mai un momento di rilassamento durante la partita?
Onestamente io come portiere non sono mai fuori dal gioco, nemmeno in partite in cui magari non devo intervenire spesso. Sono esattamente le partite con due/tre momenti di coinvolgimento quelle più stressanti mentalmente perché devi essere al massimo per tutto il tempo. Non puoi mai spegnere l’interruttore. Come una lezione universitaria, se non ascolti attentamente la prima volta, poi buona fortuna.

Sebbene lei sia una stella calcistica mondiale, la aiuta non comportarsi mai come tale, e invece rimanere sempre con i piedi per terra?
Comportarti come una star non ti aiuta ad ottenere niente. I posso stare in un hotel a cinque stelle così come andare in campeggio.

Quanto a lungo pensa che durerà l’euforia di essere un campione del mondo?
Resterà con me per sempre. Questo non significa che camminerò per strada “come un campione del mondo”; non è appropriato e, oltretutto, la vita nel calcio va avanti. I campioni del mondo non ottengono nulla gratis.

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