Liberazione da Balotelli

Un affare chiuso con troppa fretta, senza un reale progetto se non quello di liberarsi del più forte giocatore italiano prima che diventasse ingestibile in una squadra fuori dall’Europa.

di finconsadmin

Mino Raiola è un fuoriclasse, Adriano Galliani lo è stato, Mario Balotelli a 24 anni forse è ancora in tempo per diventarlo. Da domani l’ex attaccante di Lumezzane, Inter, Manchester City e Milan tornerà ad essere un cattivo ragazzo, con fidanzate discutibili e comportamenti in campo inaccettabili.

 

Non occorre essere profeti per intuire che i media italiani, che per un anno e mezzo hanno morso il freno, si scateneranno senza ritegno contro una persona che non ha le stesse difese ambientali di tanti ‘uomini veri’ che hanno una vita sessuale più movimentata di quella di Balotelli, che scommettono, che comprano diplomi falsi, che sniffano e strabevono.

 

Fa parte del gioco? Forse, ma è un gioco che non ci piace. Rimane il dispiacere per la già triste serie A che perde fra i suoi campioni quello più conosciuto all’estero, non a caso, senza un vero perché finanziario (al Milan andranno meno soldi di quanti ne aveva presi il Manchester City nel gennaio 2013, pur pagabili e non ancora totalmente pagati in comode rate, che a loro volta erano meno di quanto aveva incassato l’Inter nell’estate 2010) né tantomeno tecnico visto che El Shaarawy è un punto interrogativo e l’Europa non è piena di fenomeni desiderosi di autoridursi l’ingaggio (questa è la formula giornalistica) pur di condividere la bresaola con Inzaghi.

 

Dal Mondiale Balotelli è uscito indubbiamente ridimensionato, ma l’idea di cederlo era nata nella testa di Berlusconi molti mesi prima e alla fine il primo tifoso degli azzurri era diventato Galliani: in giugno non era fantamercato parlare di 40 milioni di euro, adesso 20 sembrano un affare. Non un gran ‘tesoretto’, considerando i soldi ancora da dare al City: difficile che con quei soldi arrivi Cristiano Ronaldo (che ha casa a Milano, si può scrivere giusto questo). Un affare chiuso con troppa fretta, senza un reale progetto se non quello di liberarsi del più forte giocatore italiano prima che diventasse ingestibile in una squadra fuori dall’Europa e con una prospettiva di qualificazione Champions non proprio sicura.

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