Il Pescara torna in Serie A: il miracolo di Zeman

di Redazione, @forzaroma

(Ansa) – Dopo 19 anni di attesa, per il Pescara il sogno della A e’ diventato realta’: per i biancazzurri si tratta della quinta promozione nella massima serie

, dopo quella ottenuta con Giovanni Galeone nella stagione 1991/92, seguita l’anno dopo da una nuova retrocessione. Un trionfo firmato Zeman: e’ il miracolo del tecnico boemo, arrivato in riva all’Adriatico fra lo scetticismo generale, e oggi osannato come il nuovo ‘profeta’.

Prima di Foggia, nella passata stagione, Zdenek Zeman era quasi finito nel dimenticatoio, anche a causa di alcuni insuccessi. La scorsa estate l’offerta, coraggiosa, del Pescara, con la firma del contratto di un anno e la richiesta del premio promozione. Quasi una premonizione: e’ stata una stagione che il Pescara ha dominato con numeri da record, ma soprattutto con un gioco spettacolare, grazie al 4-3-3 di stampo zemaniano. Fino a oggi, 41/a e penultima giornata, 80 punti – frutto di 25 vittorie, 5 pareggi e 11 sconfitte – e miglior attacco del campionato cadetto, con ben 89 reti (ma anche 55 subite).

Quella del Pescara e’ stata una cavalcata trionfale, iniziata a Verona, contro la squadra che tre stagioni fa aveva conteso ai biancazzurri la vittoria del campionato di Prima Divisione. Poi il bis con l’Empoli, che ha preceduto il primo ko stagionale a Modena. Ma la squadra di Zeman ha sempre giocato per vincere, mantenendosi costantemente nei primi tre posti, dando spettacolo a suon di gol. In evidenza sin dalle prime giornate i gioielli dell’undici abruzzese: Marco Verratti, fresco di convocazione in Nazionale A; Ciro Immobile, il capocannoniere del torneo; e Lorenzo Insigne, l’uomo in piu’ di una squadra che ha fatto dell’entusiasmo, della spensieratezza e della compattezza le sue armi migliori.

Una stagione, quella che sta per concludersi, segnata pero’ da una serie di tragedie: il 30 marzo l’improvvisa scomparsa, a soli 43 anni, del preparatore dei portieri Franco Mancini, fedelissimo di Zeman; il 14 aprile la morte in campo, all’Adriatico, di Piermario Morosini, centrocampista del Livorno; poi, il Primo maggio, l’uccisione del capotifoso della curva Nord, Domenico Rigante. Quasi resa piu’ forte da questi lutti, la squadra e’ riuscita a rialzarsi – dopo le sconfitte con Reggina e Bari – e a portare a casa una serie A che, solo l’estate scorsa, in pochi si aspettavano: tranne Zeman, che intaschera’ un premio promozione strameritato.

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