Il Papa a Balotelli: “Non reagire ai cori razzisti”

di finconsadmin

(Repubblica.it) I campioni sono tornati bambini, seduti con le mani sulle ginocchia nella Sala Clementina a guardare incantati gli affreschi di Cherubino Alberti, e quando il Papa è entrato non sapevano se applaudire, alzarsi in piedi, o tutt’e due le cose insieme. Mario Balotelli aveva ben in testa cosa fare: parlare con Papa Francesco
. Da solo, non insieme agli altri, non davanti a tutti. Ha chiesto, e ottenuto, un momento speciale durante l’udienza, quando il pontefice l’ha portato con sé e, protetti dalla discrezione di una porta, gli ha concesso un colloquio ancora più privato. Secondo fonti vaticane, Francesco ha parlato con Mario di razzismo, gli ha ricordato il suo ruolo di simbolo, in campo e fuori, e l’ha pregato di non reagire mai più alle provocazioni. Balotelli ha promesso che ascolterà. ‘‘Grazie Papa Francesco. Grazie di cuore per quei 5 minuti”, ha scritto questa mattina l’attaccante del Milan che a causa di un piccolo infortunio al ginocchio salterà l’amichevole di questa sera (ore 20:45) contro l’Argentina, a sua volta priva della stella Messi.

È stato – l’incontro tra il Papa e Balotelli – il momento più toccante della visita in Vaticano delle nazionali di Italia e Argentina, alla vigilia di una partita organizzata per dare il benvenuto al nuovo Papa, che ha subito chiarito: “Sarà un po’ difficile per me fare il tifo, ma per fortuna è un’amichevole, e che lo sia veramente, mi raccomando”. Ha scherzato, il pontefice, anche con il presidente federale Giancarlo

Abete, che nel suo saluto, aggiungendo a braccio una postilla, aveva voluto ricordare i propri trascorsi alla scuola dei Gesuiti. “Anche lei ha questo virus?“, ha sorriso il Papa. Che poi ha viaggiato nella memoria, ha raccontato di quando bambino andava al Gasometro, il vecchio campo del San Lorenzo, con la sua famiglia, e ricordato l’annata del ’46, quella dello scudetto della sua squadra del cuore, fondata da un salesiano. “Ricordo che rientravamo a casa felici”.

 

 

La delegazione del club argentino gli ha regalato la tessera di socio onorario numero 88.235 (“Trattatela bene, è una cosa importante”, si è raccomandato il pontefice ai collaboratori), e la stampa di una storica rete segnata dall’attaccante René Pontoni del San Lorenzo contro il Racing. “Voglio vedere chi di voi riuscirà a segnare una rete così bella”, ha sorriso il Papa. Fra i regali, le maglie delle due nazionali, un pallone autografato dagli azzurri, una statua lignea di San Francesco (copia di quella che sorge nel centro federale di Buenos Aires) e una di Nostra Signora di Lujàn, e poi una pianta d’ulivo, donato dalle due squadre e consegnato dalle mani di Messi. Verrà piantato all’Olimpico, poi crescerà nei giardini vaticani. Un simbolo speciale, perché, come ha ricordato monsignor Karcher, assistente del pontefice, nel 2000 l’allora arcivescovo di Buenos Aires Jorge Maria Bergoglio piantò un altro ulivo in Plaza de Mayo insieme con i rappresentati di tutte le confessioni religiose, davanti a settemila bimbi delle scuole. “Voi, cari giocatori  –  ha detto Papa Francesco -, siete molto popo-lari,
la gente vi segue molto, non solo quando siete in campo, ma anche fuori. Questa è una responsabilità sociale. Nel gioco si trovano la bellezza, la gratuità e il cameratismo, se a una partita manca questo perde forza, anche se la squadra vince. Forse queste tre cose si trovano riassunte in un termine sportivo che non si deve mai abbandonare: dilettantismo. Uno sportivo, pur essendo professionista, quando coltiva questa dimensione da dilettante fa bene alla società, costruisce il bene comune. Prima di essere campioni siete uomini, persone umane, con i vostri pregi e difetti, il vostro cuore e le vostre idee, le vostre aspirazioni e i vostri problemi. E allora, anche se siete personaggi, rimanete sempre uomini, nello sport e nella vita, uomini portatori di umanità”.

 

 

Leo Messi è rimasto in silenzio, Cesare Prandelli non è riuscito a invitare il pontefice alla partita: “Mi ha anticipato, mi ha detto che aveva ricevuto tanti inviti, ma che in Vaticano lo rimproverano molto perché è indisciplinato. Ma, vista la mia razza, ha detto, sono giustificato. Ho sentito un profumo particolare, mi è sembrato di essere nel posto giusto, con le persone giuste “, ha detto il ct. E la battuta di Buffon rende la dimensione della giornata: “Per una volta ho pensato che c’era una persona che attira più attenzione di Messi ed è stato un ritorno alla normalità”

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