Fiorentina, Della Valle: “Gli Agnelli hanno fatto piu’ male che bene all’Italia”

di finconsadmin

Diego Della Valle, patron della Fiorentina, ha parlato oggi a Radio 24.Sul nuovo stadio viola: “Non parliamo mai di ‘tipo Juventus’, ma abbiamo pensato a uno stadio di ‘tipoFiorentina’. La nostra intenzione e’ di farlo, ci stiamo provando. Lo stadio della Juve un modello? Io vado a guardare quello del Bayern. Al Comune stanno gia’ lavorando insieme ai nostri tecnici. Se riusciamo a farlo, e’ un progetto stadio che prevede anche tanti servizi per la citta’ che puo’ essere molto innovativo”.

Sulla rivalità con la Juve e con John Ealkann: “C’e’ molta piu’ rivalita’ fra Fiorentina e Juventus che fra me e Yaki. La Juventus rispetto alla Fiorentina ha in piu’ il budget da spendere, che e’ tre volte piu’ alto del nostro. Noi ci accontenteremmo di averne il doppio rispetto a quello che abbiamo ora. Riusciremo ad averlo se avremo delle idee , non tanto intorno allo stadio ma a quello che gli potremo costruire intorno”.

Su Elkann e la famiglia Agnelli: “”Io non ho un match con Yaki, lo conosco da bambino; io ho un match con quello che la famiglia Agnelli ha rappresentato nel Paese, ha fatto dei guai e ora e’ il momento di raccontarlo. Oggi gli Agnelli hanno fatto piu’ male che bene all’Italia. Io credo che gli Agnelli a Marchionne devono fargli un monumento, gli italiani no. Marchionne deve dedicarsi un po’ di piu’ all’Italia e potrebbe fare cose per il Paese. Quando Elkann ha trattato il problema occupazione in quel modo, la parola ‘imbecille’ era la parola piu’ elegante che mi e’ venuta in mente. Quando si parla ai giovani bisogna avere titolo. Salviamo il soldato Yaki, ha detto una stronzata gigantesca, ma poi ha riconosciuto di aver sbagliato. Mi ha definito un nano del lusso? Questi ragazzi spesso hanno problemi con il vocabolario avendo studiato poco in Italia”.

Della Valle, infine, ritorna sul momento in cui entrò nel mondo del calcio: “Quando siamo entrati nel calcio abbiamo trovato delle cose che non ci tornavano, tipo la divisione dei diritti televisivi, che veniva fatta dai soliti noti, in maniera un po’

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