Castellacci: “Ai medici l’ultima parola sulla ripresa del calcio. Protocollo applicabile solo in Serie A”

Queste le parole dell’ex responsabile sanitario della Nazionale: ”Le linee guida degli esperti dovranno essere seguite in maniera rigorosa”

di Redazione, @forzaroma

L’ex medico della Nazionale azzurra e presidente dell’Associazione Italiana Medici del Calcio Enrico Castellacci è intervenuto ai microfoni di CentroSuonoSport per parlare del momento attuale del calcio e del protocollo per l’eventuale ripresa delle competizioni. Queste le sue parole: “La categoria che deve prendere la decisione ultima sulla ripresa del calcio deve essere quella dei medici, non dei dirigenti. Ciò vale sia sul piano nazionale, sia sul piano sportivo. In ogni caso i medici devono assumersi la responsabilità di dettare delle linee guida. Ho consigliato da tempo di fare degli esami e degli accertamenti supplementari importanti sui giocatori che hanno sofferto di Covid 19, perché leggendo determinati studi, si evidenziava che questo virus subdolo e malefico, potrebbe portare dei danni collaterali ad altri organi, come il cuore, oltre che fegato e reni. Fortunatamente nel protocollo della FIGC questo mio appello è stato ascoltato e sono previsti degli esami supplementari per tutti gli atleti“.

Quali sono le criticità applicative del protocollo sanitario della FIGC?
Non sono stato invitato come rappresentante dei medici sportivi del calcio e questo mi è dispiaciuto, perché la nostra è un’associazione che ha oltre 50 anni e da sempre porta avanti le istanze dei medici del calcio, che spesso nei club sono l’unica ruota del carro. Pensavamo di avere pari dignità delle altre associazioni calcistiche. Ho grande stima del Presidente Gravina e affetto per la FIGC che è stata la mia famiglia per 15 anni ma avremmo voluto dare il nostro contributo. Noi conosciamo le realtà territoriali, le differenze tra club di A, B, C e dilettanti. Queste linee guida non potranno andar bene per le società minori, per difficoltà economiche, per carenze di tipo logistico e per carenze di staff, in molti club dalla B in giù, c’è un solo medico per squadra, molti lo fanno per passione avendo poi altre attività. Fortunatamente è stato deciso che la priorità del protocollo riguardi la A. Le linee guida scientificamente sono accurate, certamente emerge qualche perplessità. Un conto ad esempio è avere un centro sportivo con foresterie con 50 camere singole, spogliatoi differenziati, ristoranti dove si possono creare cittadelle autonome, un conto è non avere queste strutture e in A molte società non le hanno. Chi non le ha dovrà assimilare al centro sportivo degli alberghi, ma il personale dell’albergo rimarrà in quarantena con il Gruppo Squadra oppure saranno assunti dei dipendenti dei club? Se si vuole quasi azzerare il rischio di contagio bisogna che questi ritiri siano assolutamente blindati.

Non è convinto neanche delle porte chiuse allo stadio?
Sarà il governo a decidere se il calcio ripartirà e come. In questo momento mi sento di dire che ripartirà in primis solo la Serie A, perché le linee guida FIGC sono applicabili forse solo in Serie A con tale rigore.

Sui tamponi che saranno sottratti alla collettività per ottemperare allo screening dei giocatori?
Nascerebbe un problema etico, è lapalissiano. Mi auguro che prevalga il buon senso e ci sia un accordo tra Ministero della Salute, Governo e istituzioni del calcio, che permetta di fare questi esami senza ledere il diritto prioritario del comune cittadino ad attingere ai sistemi di tamponatura.

Giocare dopo due mesi di stop ogni tre giorni, con sole tre settimane di ritiro può provocare un aumento degli infortuni?
Certamente è una dinamica da tenere in considerazione. Nel protocollo è previsto un periodo di ritiro di tre settimane, con allenamenti graduali, che riporteranno le squadre ad allenarsi normalmente con le classiche partitelle solo dopo alcune settimane, una volta verificato che in tutte le cittadelle non si sia sparso il virus.
Sicuramente può esserci un’incidenza sul numero di infortuni e penso anche ai ragazzi che hanno contratto il virus. Il clima può incidere, anche se ritengo che il caldo e l’umidità siano relativi, il problema sarà giocare ogni tre giorni. Siamo di fronte ad una situazione emergenziale, lo stesso calcio se ripartirà lo farà in maniera assolutamente anomala, ma andrà accettato se si vuole riprendere.

E’ giusto ripartire? Se lo si fa non è un errore farlo troppo presto?
Sono valutazioni estremamente difficili, da medico uno cerca di essere più saggio e prudente, sono consulente in Cina, ho vissuto la situazione anche lì, prima che arrivasse in Italia e lì hanno ripreso da poco ad allenarsi e il campionato ripartirà non prima di luglio, quindi è giusto avere delle perplessità sulle tempistiche. Per questo l’eventuale protocollo definitivo che sarà varato, dovrà essere applicato in maniera assolutamente rigoroso, perché l’aspetto preminente è la salute degli atleti.

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