Carlos Alberto: “Volevo portare Falcao ai Cosmos”

Il Divino fu contattato dall’ex capitano del Brasile ’70 per andare a giocare con una delle più importanti squadre quando cominciò il soccer negli Stati Uniti.

di finconsadmin

A volte la storia è come nel film “Sliding doors“. Cosa srebbe accaduto infatto al calcio americano di oggi se la FIFA non avesse assegnato al Messico ma agli Stati Uniti l’organizzazione dei Mondiali 1986.

 

Ma quello è solo un lato della storia, e il difensore/centrocampista dei New York Cosmos anni ’70/80, Carlos Alberto, ha recentemente deciso dio raccontare come sarebbero andate le cose con i Mondiali in America.

 

“Nessuno qui sa del perché il calcio professionistico si è fermato nel 1985″, ha spiegato Carlos Alberto al sito EmpireofSoccer.com. intervista riportata da socceritalia.it “ Ma io lo so, perché ci stavo dentro” 

 

Secondo Carlos Alberto, la china discendente per la NASL, e per il calcio in generale in America, non è stata dovuta alle spese eccessive dei Cosmos (e di qualche altro club che li inseguì), ma fu interamente dovuta all’aver preso i Mondiali 1986. Non una notizia, ma lo è invece la rivelazione di Carlo Alberto che ha spiegato come con i Mondiali alle porte i Cosmos e la Warner Communications sarebbero stati pronti a riversare milioni di dollari per rilanciare il campionato e anche Nazionale USA.

 

Nel mezzo dl proprio successo, e con un forte supporto internazionale, ad inizio anni ’80 la NASL e Steve Ross iniziarono a preparare il piano Mondiali, che dovevano rappresentare l’ultimo sforzo per lanciare il calcio in America.

“Se avessimo avuto i Mondiali negli Stati Uniti nel 1986 invece del 1994… i Mondiali che gli americani avrebbero voluto vincee sono quelli dell’86. Se fossi stato lì, oggi sarei qui, non sarei mai tornato in Brasile”, racconta Carlos Alberto Torres, capitano del Brasile campione del mondo 1970.

“Sapete perché? Perché Steve Ross e i Cosmos redigettero una lista dei migliori 26 giocatori al mondo, e io fui parte delle trattative con alcuni. Il prezzo non era un problema per i Cosmos, avevano un sacco di soldi”.

La lista conteneva alcuni dei nomi più importanti della storia del calcio, come ad es. Maradona, Zico, Junior e Falcao per nominarne alcuni. Nel tipo stile Cosmos, gli americani erano già in contatto coi giocatori prima ancora di vedersi assegnato il Mondiale. “Fui io a contattare Falcao. Giocava per la AS Roma e lo chiamai. Potete immaginare i 26 migliori calciatori al mondo giocare a calcio negli Stati Uniti?”

Il contatto con Falcao, con un’offerta da $3 milioni, in realtà fu rivelato all’epoca da Julio Mazzei, caoch dei Cosmos, al NY Times nell’aprile 1983 (giusto un mese prima dello Scudetto vinto dalla AS Roma), in occasione del ritorno di Beckenbauer ai Cosmos dopo l’esperienza all’Amburgo.

“Sfortunatamente la FIFA decise di assegnare i Mondiali al Messico”, dopo la rinuncia della Colombia. “Steve Ross [presidente dei Cosmos e CEO della Warner] era molto dispiaciuto, e disse ‘E’ finita tra me e il calcio, non voglio essere più coinvolto’ – racconta Carlos Alberto – e così Steve Ross decise che non ci sarebbe stato più il clacio in America. lo racconto perché io c’ero!”

Col suo sogno spezzato, Ross lascio la NASL morire lentamente. Carlos Alberto ricorda che i Cosmos richiamarono Franz Beckenbauer per il suo ultimo anno da calciatore, ma rifiutaronono di investire uteriormente su altri giocatori. Steve Ross aveva ormai perso ogni interesse, inziando anche a disertare i match dei Cosmos, lui che non si perdeva una partita. “Ecco cosa ha ucciso il calcio qui”, spiega Carlos Alberto. “Non gli ingaggi, perché i soldi c’erano. Credetemi, questa è la ragione, Poche persone cononosco questa storia”.

In realtà già Giorgio Chinaglia in passato fece qualche riferimento a questo piano, ma a causa della sua storia coi Cosmos da dirigente, finita male, e dei suoi rapporti pessimi con i media USA, probabilmente non venne preso sul serio.

“Sono triste, perché le persone che conoscono questa storia non l’hanno mai raccontata, ma io voglio farlo. Quando c’è qualcosa da dire, io lo faccio, non ho paura. E questa è la vera storia degli ultimi giorni del calcio negli Stati Uniti”, spiega Carlo Alberto. Prima della rinascita iniziata coi Mondiali 1990.

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