Ansia e depressione, patologie in aumento tra i calciatori

di finconsadmin

Depressione e ansia sono sintomatologie in aumento tra i calciatori. È quanto rileva uno studio presentato dal sindacato mondiale dei calciatori FIFPro che evidenzia come il 26% dei calciatori soffra di depressione o ansia, forme che salgono al 39% tra gli ex giocatori. La ricerca, che ha coinvolto 180 giocatori in attività, il 60% dei quali fa parte di campionati di alto livello, ha evidenziato problemi con l’alcol nel 19% del campione, mancanza di autostima nel 3% dei casi, mentre il 5% dei calciatori ha mostrato segni di esaurimento, il 10% in forma grave.

 

Per quanto riguarda gli ex giocatori, 121 quelli coinvolti, il 39% ha evidenziato casi di depressione-ansietà, il 42% comportamenti alimentari sbagliati, il 32% ha problemi con l’alcol, il 5% criticità legate all’autostima, il 15% degli ex calciatori ha inoltre mostrato segni di esaurimento, il 18% dei quali gravi. «A differenza di quanto si crede, la vita del calciatore nasconde dei lati oscuri -spiega il dottor Vincent Gouttebarge a capo della ricerca-.

 

Lo studio della FIFPro, il primo nel suo genere su larga scala, pone le basi per ottimizzare le strategie di prevenzione e promozione della salute dei calciatori. Gli ex giocatori hanno mostrato più propensione a tali forme evidenziando un periodo critico nella fase immediatamente successiva alla cessazione dell’attività. I disturbi degli ex calciatori sono risultati superiori alla media della popolazione».

 
«Una volta che i giocatori interrompono la loro intensa attività fisica vedono destrutturarsi la loro vita, la loro socialità, e hanno la necessità di rivedere il loro collocamento nella società alla ricerca di una nuova occupazione. Di conseguenza in questa fase la loro salute mentale può essere messa sotto pressione. Tutti i giocatori, in attività o meno, possono imparare molto e gestire i sintomi legati a disagi mentali», spiega Gouttebarge coadiuvato da collaboratori della FIFPro in Olanda, Scozia, Irlanda, Usa, Australia e Nuova Zelanda.

 

«Quando si presenta un problema, sia esso fisico o mentale, nel breve o nel lungo termine l’obiettivo è aumentare l’autostima del calciatore -conclude Gouttebarge-. Hanno bisogno di essere consapevoli di ciò che potrebbe accadere durante e dopo la loro carriera calcistica».

 

I casi di depressione-ansietà sono stati studiati anche alla base degli infortuni nelle settimane successive allo stop. Dei 180 giocatori in attività 174 hanno subito infortuni gravi, nel 31% dei casi si tratta di problemi alle ginocchia, il 12% riguarda le caviglie. Il 17% ha subito 3 o più gravi infortuni.

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