Ervin Zukanovic, ex centrale della Roma, ha rilasciato un'intervista ai microfoni di Retesport nella quale ha parlato di diversi temi. Dalla partita di questa sera tra l'Italia e la "sua" Bosnia, fino al rapporto con Gasperini avuto all'Atalanta nella stagione 2016/16. Queste le sue parole:

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Zukanovic: “Alla Roma serviva uno come Gasp. Farà grandi cose ma gli serve tempo”
L’Italia non partecipa al Mondiale da 12 anni, serata importante anche la tua Bosnia. "Certo soprattutto per L’Italia perché per la 3° volta potrebbe non partecipare al Mondiale. Una Nazionale che è abituata a giocare questa competizione, per cui, c’è tanta pressione. La Bosnia ha cambiato tanto, c’è una squadra giovane con fame quindi se non riuscirà ad accedere al torneo iridato si continuerà a pensare nel costruire qualcosa di migliore. I ragazzi sono consapevoli, e dovranno dare tutto, sarà una bella partita intensa".
La tua esperienza alla Roma? "È stata bellissima, una delle migliori versioni in cui c’era tanti campioni e grandi calciatori: icone come Totti, De Rossi, c’erano Rudiger, Szczęsny, Allison, Salah, Pjanić, Nainggolan, insomma eravamo una squadra veramente forte ma non siamo riusciti a vincere lo scudetto. Ora è cambiato tanto alla Roma, che seguo sempre".
Gasperini? "L’ho avuto all’Atalanta, è un allenatore molto forte, preparato che tiene molto all’intensità. Serviva uno come lui alla Roma, che gioca un calcio aggressivo e in attacco. Servirà un po’ di tempo ma se la gente lo lascia lavorare farà grandi cose".
Alajbeovic? "Forte, giovane, ha 18 anni e quando giocava qui da noi abbiamo notato una certe personalità, punta sempre gli avversari. Ha mentalità, è già preparato: non ha mai iniziato la partita dal primo minuto ma quando è entrato ha sempre fatto la differenza dando freschezza e cambiando il ritmo. Lui è pronto per palcoscenici importanti".
Le richieste di Gasperini ai difensori? "Ci tiene a giocare sull’uomo, aggressivo, alto con grande intensità. Oggi il calcio è così, io all’inizio quando ho lavorato con lui facevo fatica a capirlo. Poi quando ho smesso e ho iniziato il percorso da allenatore ho cambiato idea e ho compreso la sua visione. Non esiste più il numero 10, bisogna correre. Lui tiene molto durante la settimana a certi volumi di lavoro".
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