Zago: “La Roma deve sognare ancora la qualificazione. Di Francesco ha bisogno di tempo”

L’ex difensore giallorosso: “Lo sputo a Simeone non è stato un bel gesto, ma per i giallorossi lo rifarei”

di Redazione, @forzaroma

La Roma prova l’impresa contro il Barcellona affidandosi ai suoi giocatori migliori. Partita per uomini veri, nella quale non avrebbe sfigurato certamente Zago, eroe dello scudetto giallorosso del 2001 e allenatore adesso in Brasile. Intervistato da teleradiostereo ha parlato del presente e del suo passato giallorosso:

Sei stato assistente della Roma di Zeman…
“Sì 2 o 3 mesi, le cose quell’anno non sono andate bene ma ho avuto l’esperienza di lavorare con lui di nuovo dopo averlo avuto come allenatore quando sono arrivato a Roma”.

Questa sera c’è Roma-Barcellona, che cos’ha che non va in questa squadra?
“È difficile da dire, la Roma ha fatto belle partite come quella con lo Shakhtar. È il primo anno di Di Francesco ed è difficile, la squadra però ha tutto per stare in zona Champions nonostante abbiano sbagliato qualcosa sia il tecnico sia i giocatori. La cosa più importante è dare continuità confermando Di Francesco che ha dimostrato di essere un buon allenatore. Ha fatto crescere il Sassuolo dove ha fatto quattro anni alla grande, bisogna quindi continuare con lui sperando che l’anno prossimo la Roma possa lottare per lo scudetto”.

È vero che Roma è la città più complicata dove lavorare?
“Sì è una piazza un po’ particolare, la Roma non ha vinto tanto nella sua storia ma alla mia epoca quando abbiamo avuto grandi giocatori abbiamo vinto. È stato un peccato non aver vinto il secondo scudetto. Anche lì abbiamo sbagliato qualcosa, ma quando ci sono grandi giocatori si può vincere. La mentalità vincente nasce nello spogliatoio, dal lavoro, da quello che fanno i giocatori e tutto lo staff tecnico della società. Per questo continuo a dire che bisogna dare continuità a questo tecnico che dovrà dimostrare di essere il grande allenatore che è”.

Ti aspettavi che Eusebio Di Francesco potesse diventare un allenatore?
“Ho un ottimo rapporto con Eusebio ed è riuscito a dimostrare di poter essere un buon allenatore da subito. È giovane e ha ancora tanti anni davanti per lavorare. Quando giocavamo non ho mai pensato potesse fare l’allenatore ma ci è riuscito e negli ultimi anni ha fatto un buon lavoro al Sassuolo. Ora è al suo primo anno in una grande squadra come la Roma e ha bisogno di tempo per dimostrare qualcosa in più”.

Se ti parlo del 26 febbraio 2002 che ti viene in mente?
“Roma-Barcellona 3-0, ero in panchina e non ricordo bene. Era un Barcellona diverso da questo, all’andata pareggiammo 1-1 e magari oggi ci servirà una partita come quella. La Roma deve sognare ancora la qualificazione anche se sarà difficile. Speriamo possa segnare nei primi minuti e che faccia una bella partita come quella dell’andata. A Barcellona ha fatto bene, ci sono stati molti errori individuali che hanno punito la Roma e dopo il secondo gol la squadra è andata un po’ giù di morale. Se non fosse stato per quelle due autoreti oggi stavamo sicuramente parlando di una partita molto diversa anche in prospettiva di questa sera”.

La Roma ha avuto un avvio molto importante in questa stagione anche dal punto di vista difensivo. Ora le cose sono diverse. Pensi sia un problema di squadra?
“Credo sia un problema di concentrazione. Il campionato italiano è uno dei più difficili in Europa, un difensore che riesce a giocare in questo campionato può fare bene ovunque. Mantenere la concentrazione per tutta la stagione so che è complicato ma bisogna cercare di farlo. Ho visto difensori sbagliare un po’ di più nelle ultime partite, come è successo a Barcellona. Speriamo che questa sera la fase difensiva possa essere un punto forte della Roma e che in attacco possano segnare”.

Alisson?
“Non è stato una sorpresa. È forte forte. In Brasile, quando allenavo la Juventude, erano diversi anni che si parlava di lui. Anche il fratello è forte e quando si è fatto male, così come Dida, è subentrato Alisson e ha fatto molto bene”.

Gerson?
“L’ho visto poco quando giocava in Brasile ma lì non si parla molto di lui perché non è nel giro della nazionale. E’ ancora giovane e può crescere, ha un buon potenziale e questo secondo anno è migliorato. Forse non è quello che tutti si aspettavano che fosse ma speriamo possa crescere ancora perché tatticamente è molto forte”.

Quando giocavi con Capello eri l’arma in più di quella squadra. Eri un po’ il regista arretrato che manca a questa squadra di Di Francesco…
“È difficile trovare giocatori con la mia caratteristica. All’inizio della mia carriera ero un centrocampista ed era più facile uscire con la palla. Ora le cose sono diverse e gli allenatori non chiedono più di superare il centrocampo ad un difensore. In Brasile e a Capello piaceva tanto invece, facevo quello che mi chiedeva di fare e creavo una superiorità numerica in attacco che è una cosa molto importante quando si gioca a tre. Non so cosa chiede Di Francesco ai suoi difensori ma quello che manca di più è la concentrazione”.

Tu arrivasti a gennaio, come andò quella trattativa?
“L’anno precedente ero in Giappone e poi sono stato sei mesi in Brasile al Corinthians prima di arrivare alla Roma. Prima che Wenger andasse in Giappone avevo parlato con lui, voleva portarmi anche all’Arsenal. Quegli anni avevo fatto bene, forse non mi consocevano qui in Italia ma sono sempre stato un giocatore regolare, avevo al grinta, sapevo giocare, avevo il senso della posizione. Magati hanno fatto vedere queste cose a Zeman e Perinetti e sono arrivato alla Roma facendo la scelta migliore”.

Questa settimana c’è anche il derby. Ti sei mai chiarito con Simeone?
“Ci ho sempre tenuto a giocare quella partita, mi sono subito calato nel clima dei derby. Forse perché Roma era la mia seconda casa, forse perché ho vissuto l’ambiente della città. Lo vivevo con lo stesso spirito giocatori romani e romanisti, con lo stesso spirito dei tifosi. Non mi tiravo mai indietro. Ci sono state liti con Simeone e altri giocatori, ma quella con Simeone è rimasta nella memoria dei romanisti. Mi dispiace perché non è stato un gesto bello ma per la maglia della Roma lo rifarei. Giocare in quel periodo era tutto e delle volte andavo oltre”.

Perché sei andato via?
“Perché la Roma non mi ha voluto rinnovare il contratto e sono andato in Turchia. Io volevo chiudere la carriera qui e vivere qui. Purtroppo non è andata così ma ho fatto il mio dovere a Roma”.

Ieri la Roma ha chiesto sui social di fare una formazione di calcetto con cinque giocatori della Roma. Qual è la tua?
“Antonioli perché ha vinto lo scudetto, i due difensori direi io e Aldair. Centrocampista Totti e in attacco Batistuta o Montella. Anche Konsel in porta non sarebbe male…”.

Il brasiliano ha parlato anche a Roma Tv:

Il senso di appartenenza alla Roma ti resta.
Quando sono venuto a Roma c’erano altre squadre europee chemi volevano, ho scelto la Roma e ho fatto bene. Dopo il presidente ha preso dei campioni e abbiamo fatto una bella squadra. Sono stati 5 anni in cui sono cresciuto tantissimo e ho imparato a essere innamorato della Roma, ho un figlio che è nato qui e quando posso vengo.

Cosa deve fare la Roma stasera?
Non meritava quella sconfitta pesante a Barcellona, doveva avere miglior fortuna perché ha giocato bene. Ha preso due autogol, dopo il secondo la squadra è andata giù e si è sentito tantissimo. Dobbiamo sognare fino alla fine anche se giochiamo col Barcellona. Possiamo farcela, nel 2002 lo affrontammo, erano altri tempi ma abbiamo vinto 3-0. Dobbiamo sperare fino alla fine.

Come si ferma Messi?
Come a Barcellona, dove non ha fatto una grande partita, ha avuto pochi spazi. Oggi la Roma deve fare la stessa cosa che ha fatto a Barcellona, cercando di segnare nei primi minuti per far sognare i tifosi.

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