Verre: “La Roma è ancora in lotta per lo scudetto”

di finconsadmin

Valerio Verre talento calsse 94′ è stato intervistato da calciomercato.it dove oltre a parlare della sua esperienza a Palermo si è anche soffermato sugli anni passati nel settore giovanile della Roma.

 

Lei ha vissuto il ritiro della Roma prima di approdare al Palermo. In cosa è riscontrabile il segreto di questa squadra?
“Credo che il segreto della Roma lo si possa trovare in panchina. A mio avviso Garcia ha fatto un lavoro eccezionale alla guida dei giallorossi, grazie anche agli innesti importanti del mercato estivo. E’ una grande persona dotato di grandissima intelligenza e buona parte dei meriti per l’ottimo girone d’andata disputato dalla Roma sono sicuramente del tecnico”.

 

 

Roma che non si ferma e ha portato a casa Radja Nainggolan. Si sente di dare qualche consiglio all’indonesiano nel passaggio da Cagliari a Roma?
“Non credo che lui abbia bisogno dei miei consigli. Nainggolan è un calciatore dotato di grandi doti fisiche e tecniche e lo ha dimostrato in questi anni con la maglia del Cagliari. Lo ritengo un grande acquisto per la Roma e credo che lo stesso calciatore potrà trarre giovamento dalla grande qualità dei centrocampisti giallorossi, dai quali potrà sicuramente apprendere tanto”.

 

 

La squadra di Garcia deve dimenticare la pesante sconfitta sul campo della Juventus. Campionato chiuso?
“Non credo che la vittoria della Juve possa rappresentare la chiusura del campionato. E’ importante tenere in considerazione il fatto che ancora c’è un intero girone di ritorno da disputare, nel quale può succedere qualsiasi cosa. Sono dell’idea che la corsa allo scudetto sia ancora aperta”.



Lei ha esordito in Europa League con Luis Enrique. Come mai questo tecnico non ha avuto successo a Roma?

“Ho un ottimo ricordo di Luis Enrique. Nella sua parentesi alla Roma si è rivelato una persona fantastica soprattutto con noi giovani, tenendoci sempre in considerazioni al pari dei calciatori più importanti ed esperti in organico. Per lui scendeva in campo chi meritava, senza guardare alla carta d’identità. Per il tipo di calcio che aveva in mente per le sue squadre forse andava aspettato un po’ di più anche per garantire al gruppo una crescita nella conoscenza, ma la società ha fatto le sue scelte ed è giusto che siano state rispettate”.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy