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Venti marzo 2022: è il ritorno al Romanismo

Getty Images

C’era il vecchio logo sulla maglia, una curva Sud unita e con una coreografia da brividi. C’era Totti in tribuna a rassicurare, c’erano Marco Conidi e Antonello Venditti che cantavano il nostro inno. Godiamocelo

Francesco Balzani

Equinozio di primavera, ma soprattutto ritorno alla normalità con qualche giorno di anticipo. Il 20 marzo 2022 è una data che entra di diritto tra le più importanti degli ultimi anni nella storia della Roma. Per un derby stravinto? Sì, ma non solo. Perché chi era all’Olimpico ieri avrà avuto il dubbio di essersi ritrovato in uno di quei portali temporali che pensavamo chiusi da un pezzo. Un ritorno al romanismo puro, autentico, non costruito. C’era il vecchio logo sulla maglia (un segno del destino), una curva Sud unita e con una coreografia da brividi. C’erano Francesco Totti e Vincenzo Montella in tribuna a rassicurare il popolo con lo sguardo, c’erano Marco Conidi e Antonello Venditti che cantavano il loro (anzi il nostro) inno insieme a un Olimpico che ha ricordato in tutto e per tutto quegli Anfiteatri romani moderni in cui si sono vinti derby che valevano uno scudetto. Ieri in palio c’era molto meno, ma la gioia è stata la stessa.  Godiamocelo come ha scritto Rosella Sensi sui social. Godiamoci i valori che per anni erano stati coperti da qualche palata di sabbia. Quasi a volersi vergognare di una Roma popolana, un po’ spaccona e godereccia. Quasi a voler coprire quelle rughe che Anna Magnani vantava di avere. Il botulino ha retto poco. Ieri in un colpo solo è arrivato tutto quello che in questa stagione i tifosi romanisti meritavano da un po’: la sana arroganza di Mourinho prima e dopo la partita, la risposta di  classe di Abraham alla Nord che lo insultava, un gol capolavoro di un capitano romano e romanista, un gioco tatticamente perfetto contro una Lazio mai in partita, i Friedkin in tribuna a godersi lo spettacolo. Il tutto senza vergognarsi di strabordare nelle esultanze. Il sorriso sornione di Totti in tribuna e l’esultanza di De Rossi a casa, curve e tribune unite in un solo abbraccio. Tutti in quel momento remavamo da una sola parte. Per un giorno Roma si è goduta Roma. Come nella normalità di tanti anni fa. E’ ancora possibile.