Valentina, l’infermiera con il “Totti 10” sulla tuta: “È il mio supereroe. Mi dà la forza per combattere il Covid”

Valentina Buzzi dell’ASST Sette Laghi di Varese a Forzaroma.info: “Quella scritta mi ha dato coraggio, ora sogno il derby all’Olimpico. Il coronavirus fa paura, ma le cose stanno migliorando”

di Marco Prestisimone, @M_Prestisimone

Quando parli con Valentina ti accorgi subito dei suoi tentativi di parlare in romanesco. Non ci sarebbe niente di strano se solo non fosse nata e cresciuta a Varese e per di più con una madre valtellinese. La sua foto nei giorni scorsi è diventata virale sui social romanisti perché Valentina Buzzi è l’infermiera-tifosa della Roma dell’ASST Sette Laghi di Varese nascosta all’interno della maxi tuta anti-Covid con la scritta “Totti 10”. La capofila di una serie di colleghi che hanno cercato nei propri idoli la forza per combattere il coronavirus. E che ha raccontato quella scelta a Forzaroma.info.

Com’è nata l’idea?
“Qui siamo imbacuccati tutti come astronauti e ognuno scrive il proprio nome per riconoscersi. Alcuni hanno messo quelli di supereroi, io non ho avuto il minimo dubbio: volevo avere il capitano con me, dovevo essere Francesco Totti”.

Ma lei è di Varese, sono più di 600 chilometri da Roma. È un amore insolito.
“In realtà il calcio mi è sempre piaciuto, ma per anni non ho avuto una vera e propria fede. Tifavo la Nazionale e mi piaceva tantissimo Totti, ma non riuscivo a identificarmi in nessuna squadra. Se nasci a Varese nel 90% dei casi sei della Juve, dell’Inter o del Milan, ma a me la scintilla è scattata solo con la Roma. E che te devo dì – a proposito di tentativi di romanesco – quando trovi quella giusta lo capisci subito, no?”

Eppure con gli orari da infermiera non dev’essere facile vedere le partite.
“Cerco di avere il giorno di riposo quando la Roma ha una gara importante per seguirla in tv o magari in trasferta a Milano, Bergamo o Torino. Ma il mio sogno resta vedere un derby all’Olimpico. Anzi a proposito di derby, devo raccontarvi una cosa.

Cosa?
“Faccio fatica a crederci ancora adesso. Appena messa la tuta con “Totti 10” entro nella stanza di un paziente, che poi ho scoperto avere accento romano, e sul braccio sotto il camice vedo spuntare un tatuaggio sospetto… Mi avvicino e cosa vedo? Un’aquila! L’ho fatto notare alla mia collega che ha sorriso. Io quel giorno però ero Totti e simpaticamente mi sono assicurata che lo notasse.

E lui le ha detto qualcosa?
“Più di una volta nel corso delle giornate abbiamo sorriso insieme e alla fine ci siamo salutati quasi da grandi amici. Quel rapporto che sembrava nato sotto una cattiva stella poi è cambiato”.

La sua foto è stata vista da mezzo mondo giallorosso, eppure non è piaciuta a tutti.
“Sì è vero, c’è chi l’ha criticata. Mi hanno fatto notare che con tanta gente che muore non fosse il caso di pensare al calcio. Ma io non sono d’accordo: anche noi abbiamo bisogno di pensare a cose che ci facciano stare bene e che ci restituiscano un po’ di spensieratezza”.

E poi l’ha detto anche lei, quei giorni era Totti.
“Non è stato affatto facile, ma con Francesco accanto ce l’ho fatta. Lui è amore puro per la nostra maglia”.

Ma un altro idolo ce l’ha?
“Per rispondere basterebbe farvi vedere la calamita con la maglia di Dzeko che ho sul forno di casa. Ma anche il nostro Nicolò Zaniolo non scherza…”.

Le sue giornate e quelle dei suoi colleghi sono state stravolte dall’emergenza. Lavorate in una delle aree più colpite d’Italia.
“Sì e non è stato un passaggio graduale: nel giro di pochi giorni quasi tutte le unità operative sono state trasformate in reparti Covid e anche noi siamo stati spostati dove c’era più bisogno”.

Ha avuto paura?
“Certo, e ne vedo ancora tanta, qui si lavora sempre con una tensione pazzesca. Per non parlare dell’attesa degli esiti dei tamponi che è snervante. Siamo tutti terrorizzati, ma allo stesso tempo dobbiamo trovare la forza per rassicurare i pazienti, le loro famiglie e gli amici”.

Adesso però si vede la luce in fondo al tunnel.
“Per fortuna la situazione sta migliorando. È diminuito il numero dei ricoveri ma non dei contagi, alcuni pazienti sono stati dimessi, anche dalle terapie intensive. Sono segnali incoraggianti, ma ora più che mai è vietato abbassare la guardia”.

La stessa Roma ha realizzato tante iniziative per medici, infermieri e per le famiglie più bisognose della città.
“Ho seguito con grande piacere tutto ciò che ha fatto per noi e per i tifosi in difficoltà. Ci siamo sentiti coccolati: sono arrivati tantissimi messaggi di sostegno e di affetto che mi hanno commosso. Siamo una società con un cuore immenso”.

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