Una perdente di successo nella squadra del Sindaco

di Redazione, @forzaroma

(Il Manifesto/ H.Simone) – È rimasta senza poltrona solo per pochi giorni, Rosella Sensi . Lo scorso 28 Giugno aveva rassegnato le dimissioni da Presidente dell’AS Roma.

Solo 17 giorni dopo entra a far parte della squadra di Alemanno con delega allo Sport e alla promozione della città. Certo è difficile trovare in Italia un’altra trentanovenne, laureata alla Luiss con un curriculum impreziosito dalla gestione della quarta società italiana di calcio, ma se si analizza con più attenzione la sua gestione dell’AS Roma, il cursus honorum risulta molto meno scintillante. Chissà se il sindaco Alemanno sia stato conquistato dalla capacità manageriali della Sensi quando questa presentò alla stampa in pompa magna il progetto dello «Stadio Franco Sensi», impianto che aveva le stesse probabilità di essere costruito del Ponte di Messina e che infatti è rimasto solo un plastico. Dettagli. Come quello di aver portato Italpetroli alla dismissione e il suo asset più importante, l’AS Roma, vicina al fallimento.

 

Berlusconiana nella pratica dei fatti ben prima di diventarlo con la nomina ad assessore per Alemanno, con una politica di annunci disattesi e buoni propositi da regalare alle masse, grazie all’abile strategia comunicativa di Pippo Marra. L’unico che a suo tempo non sembrava essersene accorto era Walter Veltroni , che nel 2008 propose alla Sensi la candidatura nelle file del Partito Democratico, idealmente accanto a Calearo. Ma che cosa ha fatto Rosella Sensi fino ad oggi per meritarsi tanta fortuna? Forse quello di aver tenuto in linea di galleggiamento la Grande Roma ereditata dal padre Franco, al prezzo di piroette che hanno portato la società giallorossa a spalleggiare i nemici di sempre? Ma in cambio di cosa? Briciole. In sette anni ai vertici della società, l’AS Roma non ha vinto quasi nulla facendo da sparring partner all’Inter nell’era post calciopoli. Più successo ne ha avuto nel resistere alla tentazione di far diventare il club di Totti come il Chelsea di Abramovic quando nel 2008 ha deciso di rifiutare l’offerta della Inner Circe Sport supportata dal magnate Soros. Anche in questo caso la Sensi ha sfoderato una strategia comunicativa cara al centrodestra in bilico tra negazione («Soros non esiste», il mantra di guru radiofonici vicini alla Sensi poi sbugiardati da Jim Pallotta, socio forte della cordata DiBenedetto), disinformazione e maldicenze (memorabile in tal senso la lettera aperta ai tifosi di Pippo Marra in cui si rispolverano termini antiebraici come «occhiuta rapina»).

Ci si chiede come possa occuparsi della promozione della Capitale nel mondo chi fino a pochi mesi fa
aveva, tramite l’AS Roma, un sito internet neanche tradotto in inglese, lingua non troppo conosciuta dal
neo assessore. Certo non saranno tutti teneri come Fiorentino Perez. Il patron del Real Madrid si è sperticato di elogi per Rosella: «A te va tutto il mio affetto. Il Real Madrid ed io ti saremo sempre amici». Tanta
benevolenza si spiega solo col rimpianto per un interlocutore cui sbolognare a caro prezzo pacchi calcistici come Cicinho e Julio Baptista. Di Rosella parla bene anche Galliani, vero burattinaio della Lega Calcio, che nonostante tutto non è riuscito a far digerire ai colleghi la candidatura della figlia dell’ex nemico Franco al vertice della Lega al posto del dimissionario Beretta. E sì che lei si era impegnata a nascondere il suo tifo giallorosso, tanto da votare contro gli interessi della sua ex squadra nella delicata vicenda della ripartizione dei diritti tv, cosa che ha causato più di un attrito tra il futuro Presidente DiBenedetto e Unicredit. Dal nuovo management di Trigoria filtra una certa preoccupazione all’idea di avere ancora a che fare con lei, magari trovandosela dall’altra parte della barricata, in una paradossale riunione operativa sul nuovo stadio (uno vero stavolta e non in scala). Chissà se Alemanno avrà fatto un calcolo di immagine nel coinvolgerla nella sua
giunta. Se contava sui tifosi giallorossi, l’hanno informato male.

Prendendo spunto dal gergo calcistico, l’ingresso di Rosella Sensi nella giunta capitolina pare l’equivalente dell’ingaggio di un parametro zero spacciato per grande acquisto capace di far fare il salto di qualità alla compagine di governo, ma a cui potrebbe essere presto rescisso il contratto con un «Ci siamo sbagliati» prima della fine della stagione. Un po’ come successo al brasiliano Adriano, fiore all’occhiello dell’ultima campagna acquisti della Sensi.

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