Una giornata dalle “troppe” emozioni, ma per fortuna si ritrovano i tre punti

di Redazione, @forzaroma

(di Daniele Scasseddu) – Nella mattinata dedicata alle vecchie glorie che nessuno potrà mai dimenticare, Zeman stravolge il programma e, presentando la Roma più giovane mai vista fin qui e accantonando i tre big Burdisso, De Rossi eOsvaldo, conquista il primo successo interno della stagione e interrompe il digiuno casalingo che, pur non appartenendogli in toto, durava da 180 giorni. La vittoria contro l’Atalanta incide per la classifica che adesso si fa più interessante: quinto posto che vale per ora l’Europa League, obiettivo minimo dell’annata.

 

FINALMENTE TRE PUNTI ALL’OLIMPICO – Ci sono voluti sei mesi ma alla fine la Roma ce l’ha fatta: sono tornati i tre punti tra le mura amiche che rilanciano la Roma nei piani alti della classifica. La partità però non era iniziata nel migliore dei modi. Nei primi diciassette minuti la Roma balla più che allo Juventus stadium. Ma è subito decisivo Stekelenburg: chiude su Denis arrivato da solo davanti a lui e blocca sulla linea il colpo di testa di Peluso. La traversa lo salva sul destro ravvicinato di Moralez e la leggera deviazione di Marquinhos su girata improvvisa di Denis. Se il portiere olandese si riabilita e tiene in partita i compagni, la classe di Totti fa nuovamente la differenza. Il capitano può contare sulla caparbietà e sulla corsa di Florenzi, ma ancora di più sulla qualità e sulla fisicità di Lamela. La svolta è tutta nel cucchiaino di Totti per l’argentino che, presentatosi da solo in area, chiude il punto con il sinistro al trentesimo: 1 a 0 e gara più semplice. I tre schiaffi, quattro se si conta anche la rinuncia a Taddei per il rientro di Piris, ora sembrano carezze alla Roma più giovane di questo inizio di torneo: età media 24,54.

 

Evapora la paura. Marquinhos, il diciottenne alla prima da titolare, si intende bene con il connazionale Castan e ha la velocità che serve, Bradley, senza inventarsi niente di che, si toglie la soddisfazione della prima rete giallorossa che è pure quella della sicurezza al sedicesimo della ripresa, e Destro, da centravanti, cresce come personalità e continuità. L’attaccante è più vivace del solito: colpisce la traversa per il possibile 2 a 0 prima dell’intervallo e tira di potenza verso Consigli costringendolo alla respinta difettosa per il raddoppio di Bradley. L’arbitro Banti si perde il rigore su Lamela nel primo tempo, quando Moralez gli frana addosso, e il gol regolare di Denis per fuorigioco che non c’è (colpa dell’assistente Vuoto) sul 2 a 0. La Roma tira le somme dopo la rivoluzione di ieri: stona solo Tachtsidis, lento e impreciso. Zeman glielo fa notare a partita in corso e aspettando De Rossi. 

 

 

LA FESTA PER LA HALL OF FAME – Alla fine la Roma ha ringraziato il pubblico che ha preso parte alla festa. In realtà il pubblico,visto l’orario di inzio della cerimonia della Hall of Fame, non era poi così numeroso: l’Olimpico alle undici di mattina aveva ancora larghi spazi vuoti sugli spalti e si è andato riempiendo con il passare dei minuti, quando però si era ormai entrati nel clima della partita con l’Atalanta. Non sono mancate le emozioni, però. Perché il club giallorosso, presentando la sua prima formazione degli 85 anni di storia, ha aperto i cuori e le memorie di tanti tifosi: c’era una vita che ripassava davanti agli occhi lucidi, c’erano ricordi e sensazioni dolci e amare allo stesso tempo. Malinconia e orgoglio, davanti alla storia, di una vita e della Roma. Sono state preparate delle maglie speciali per l’occasione. La t-shirt di ricordo per i primi tifosi arrivati allo stadio, quella con lo stemma dell’evento con cui hanno giocato gli uomini di Zeman e quella bellissima preparata per i primi undici giallorossi della storia: i colori di Roma e i bottoncini sul collo.

 

Undici cornici con dentro il cimelio, consegnati dai Pulcini del 2003 ai Famers: in quel momento si è notata la soddisfazione del presidente Pallotta e del direttore generale Franco Baldini. Nel frattempo lo speaker aveva chiamato tanti protagonisti della storia del club giallorosso, da Giannini e Chierico a Ginulfi, da Prati e Rizzitelli a Tommasi e Vierchowod. Poi però tra gli applausi della curva Sud, sono stati chiamati loro, i primi undici, che si sono schierati in campo. Tancredi ha preso il suo posto tra i pali, davanti a lui Rocca, Losi e Aldair. Cafu, assente, è stato salutato dal boato del pubblico. A centrocampo, ai lati dell’indimenticato Paulo Roberto Falcao, la figlia di Bernardini e la moglie di Di Bartolomei. Uno squadrone completato da Bruno Conti, Pruzzo e Amadei, non presente per motivi di salute. Alla fine giro di campo per tutti e saluto della Sud, tra applausi e cori che hano fatto la storia del pubblico romanista. Quegli undici sono lì, e lo saranno per sempre. Hanno fatto la storia della Roma e la Roma gli ha reso omaggio. Un posto, nella futura bacheca che sorgerà all’interno del nuovo stadio, sarà dedicato a loro, perché hanno lasciato un segno importante.

 

 

I MALUMORI DEGLI ESCLUSI – Nel momento in cui Zeman ha comunicato la formazione, nello spogliatoio giallorosso è calato il gelo. De Rossi, Osvaldo e Burdisso fuori tutti insieme per scelta tecnica non se li aspettava nessuno. «Esclusioni eccellenti? Non so cosa siano, per me ci sono 20 giocatori che possono giocare», aveva «minacciato » il boemo alla vigilia, ma in pochi pensavano ad una rivoluzione del genere. E se Zeman a fine gara ha avuto parole al miele per Nicolas Burdisso spiegando la scelta di tenerlo fuori con motivazioni tattiche, altrettanto non ha fatto per De Rossi e Osvaldo. «Vorrei che tutti pensassero alla squadra invece di pensare ai fatti propri», l’affondo. Il boemo però è andato oltre. «Le gerarchie degli anni precedenti non le riconosco, perme vale quello chemi fanno vedere in campo. Questa settimana non mi hanno convinto, per me sono giocatori importanti, ma non basta il nome, bisogna dimostrarlo ogni giorno. Non basta dire: “ci penso domenica”, perché se non mi fanno vedere di aver voglia in settimana, io non li utilizzo».

 

De Rossi ha perso per la seconda volta consecutiva una partita contro l’Atalanta. Ma in questo caso non ha fatto tardi alla riunione tecnica, come era capitato a febbraio con Luis Enrique, di cui ancora adesso ammette di sentire la mancanza. De Rossi non ha fatto drammi per la panchina. Anzi, è stato immortalato più volte con un sorriso (rassicurante o sprezzante, a seconda delle interpretazioni) e ha incitato in più occasioni i compagni che giocavano a dare il massimo. Il sorriso gli è rimasto stampato in volto anche dopo, quando ha lasciato lo stadio Olimpico. Zero polemiche. Non era questo il momento per puntualizzare la sua visione della vita, o per rimarcare una diversa filosofia calcistica. De Rossi alla Roma vuole bene e sa che con qualunque frase in questo momento la danneggerebbe. Eppure, dopo le prime incomprensioni a mezzo stampa sul ruolo, regista sì regista no, De Rossi e Zeman sembravano aver trovato un punto d’incontro. Merito di un colloquio a Trigoria subito dopo l’Europeo. «Avrei preferito Montella – ha raccontato Daniele, che ieri ha ricevuto elogi proprio da Montella – ma invece conoscendo Zeman ho scoperto una bella persona, piacevole, non ho problemi con lui» . Discorso confermato proprio sabato dall’allenatore: «Si dice che il rapporto con De Rossi non sia buono. Ma è falso» . Basta intendersi sul significato della parola rapporto: professionalmente, Zeman e De Rossi non si sono ancora intesi. Ed è un problema che la Roma deve risolvere in fretta.

 

MARQUINHOS: OTTIMO ESORDIO – La difesa della Roma ha chiuso la partita con l’Atalanta senza subire gol. E’ la prima volta che accade quest’anno, in assoluto non succedeva da oltre cinque mesi. Stekelenburg è tornato sicuro e si è mosso molto bene, Castan ha rappresentato la solita sicurezza, Balzaretti ha dato il suo contributo. E poi, ci sono le prestazioni dei due nuovi entrati rispetto al crollo di Torino. Il giovane Marquinhos ha giocato per la prima volta titolare. Nel suo ruolo, centrale di destra, con la responsabilità di aver preso il posto di uno come Burdisso. Il diciottenne brasiliano non si è emozionato e ha giocato con autorità e scioltezzaAlla fine anche Aldair, in tribuna, ha espresso parere favorevole. E Marquinhos ha subito lanciato la sfida: «Sono felicissimo, con la Roma vorrei diventare il nuovo Aldair».

 

Anche Ivan Piris, che ha ritrovato il posto in squadra dal primo minuto dopo l’esclusione di Torino, ha fatto progressi. Ancora qualche sbavatura da parte del paraguaiano, ma in generale la sua partita contro l’Atalanta è stata positiva:«All’inizio è stata dura, però dopo una ventina di minuti ci siamo assestati, anche con Marquinhos. La vittoria è un risultato importante in vista del futuro, è stata una buona partita». L’esterno destro prova ad analizzare quali possono essere i problemi della retroguardia che fino a ieri non era riuscita a chiudere una partita senza subire gol: «Credo che non dobbiamo dimenticare che c’è sempre una squadra avversaria. Anche l’Atalanta è stata molto rapida e ha provato a metterci in difficoltà, riuscendoci soprattutto a inizio partita. In avvio abbiamo fatto fatica a capire i loro movimenti, poi abbiamo preso le nostre misure, per fortuna non sono riusciti a segnare nelle occasioni che hanno avuto. Sono contento per la partita e per il fatto che non abbiamo subito gol».

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