Totti, l’eterna sfida contro i luoghi comuni

di finconsadmin

(di Alessio Nardo) Che dire di originale, che non sia stato gi? detto o scritto? Nulla, se il tema in questione ? Francesco Totti. Un campione infinito, che a 36 anni e mezzo ? ancora l?, a recitare il ruolo di protagonista e non di comparsa. Questi sono i giorni della celebrazione, nei quali il suo nome ? di nuovo sulle prime pagine dei giornali. Altro traguardo raggiunto: secondo miglior marcatore della storia della Serie A. 225 gol in 525 partite. Numeri mostruosi, che gi? da soli dovrebbero bastare a creare una considerazione unanime sul valore assoluto del calciatore.

 

Metter d’accordo tutti ? impossibile, soprattutto a Roma e in generale in Italia, dove il contraddittorio e il paradosso sono all’ordine del giorno. Ma se ? vero come ? vero che dai colleghi, dagli allenatori e dagli “intenditori”, Francesco ? stato sempre ritenuto un fuoriclasse a tutto tondo, esistono ancora molti (forse troppi) critici e detrattori della sua immagine. Spesso per mancanza di lucidit? ed obiettivit?, per faziosit? dovuta al tifo avverso a quello giallorosso, per un’antipatia pregressa e mai sopita nei confronti del personaggio. Totti, negli anni e ancora oggi, ha dovuto sfidare un’inquietante sfilza di luoghi comuni, banalit? e teorie grottesche, portate avanti da coloro che non ne hanno mai accettato la grandezza. Sul campo, nel tempo, sono arrivate le risposte pi? importanti. Chiare ed inequivocabili. Tavolta umilianti per coloro che hanno sempre inquadrato Totti col malvagio occhio dell’invidia.

 

Si parte dai gol. 280 con la maglia della Roma, 225 (come gi? detto) in Serie A. Il primo luogo comune riguarda il fatto che Totti sarebbe stato agevolato nel suo percorso dall’aver battuto molte punizioni e calci di rigore. In primis, i calci piazzati bisogna saperli battere, e Francesco in tal senso ? un maestro. Dal dischetto conserva una media realizzativa di prim’ordine, e anche su punizione ha saputo migliorare e correggersi negli anni, risultando efficace sia nelle battute a giro, sia nelle conclusioni di potenza. Aldil? di questo, sono tanti altri i grandi fuoriclasse italiani (e non) che si sono avvalsi della battuta di calci piazzati, e che nonostante ci? non si avvicinano minimamente al numero di reti siglate dal Capitano. I pi? illustri? Roberto Baggio (205 gol in Serie A),? Alessandro Del Piero (188) e Roberto Mancini (156). Ma non solo. Francesco, che in carriera ha speso pi? tempo da trequartista e quindi lontano dalla porta, ha nettamente superato il numero di reti di alcuni spietati bomber come Giuseppe Signori (188), Gabriel Batistuta (184), Gigi Riva (156), Filippo Inzaghi (156), Christian Vieri (142), Vincenzo Montella (141) e Roberto Pruzzo (133). Per non parlare di Gianni Rivera (128) e Sandro Mazzola (116), ritenuti i pi? grandi fuoriclasse del calcio italiano degli anni sessanta e settanta.

 

In tema di gol, Francesco Totti ha asfaltato tutti. Gli resta un solo avversario da battere, quel fenomenale? Silvio Piola, autore di ben 274 reti in Serie A. Solo il fatto che il Capitano possa ancora minimamente pensare di agganciarlo, ? gi? mostruoso e pazzesco di per s?. Inoltre, in tema di successi personali, impossibile non ricordare il primato in classifica dei cannonieri, ottenuto nel 2007, e la Scarpa d’Oro conquistata nello stesso anno. Un trionfo che in molti, ovviamente, hanno tentato di minimizzare, parlando di “scarso valore effettivo del trofeo”. In realt?, la Scarpa d’Oro ? una delle conquiste meno “discutibili”. La vince chi in Europa fa pi? gol, punto. Oltre a Totti, in carriera, se l’? assicurata gente del calibro di Eusebio, Gerd Muller, Van Basten, Hugo Sanchez, Stoichkov, Ronaldo, Makaay, Henry, Cristiano Ronaldo e Leo Messi.

 

Altro luogo comune storico? La fama di Totti ? riconosciuta solo all’interno del grande raccordo anulare. In Europa, secondo alcune menti illuminate, in pochi saprebbero chi ?, chi ? stato e cosa ha fatto per il calcio. E soprattutto, in pochi ne riconoscerebbero il valore assoluto. Antiche falsit?, smentite a pi? riprese dagli eventi e in maniera definitiva nel 2010, quando a Francesco fu assegnato il Golden Foot, premio internazionale destinato a calciatori che abbiano compiuto almeno 29 anni e che si siano distinti per i loro risultati sportivi, sia a livello individuale che di squadra, e per la loro personalit?. Un premio toccato, prima di Totti, a signorini come Baggio, Nedved, Shevchenko, Ronaldo, Del Piero, Roberto Carlos e Ronaldinho. E successivamente a Giggs e Ibrahimovic. Scusate se ? poco.

 

Per?, c’? un altro per?. Totti a livello internazionale cosa avrebbe mai fatto? Cosa avrebbe mai vinto? Con la maglia della Roma, in effetti, gli manca una grande conquista europea (due quarti di finale di Champions come migliori risultati assoluti). Ma in nazionale, la storia ? ben diversa, nonostante i soliti detrattori continuino ad associare il suo rapporto con la maglia azzurra solo ed esclusivamente allo sputo a Poulsen durante Italia-Danimarca di Euro 2004. I successi di Totti in nazionale partono sin dal 1996, quando contribu? al trionfo nei campionati Europei Under 21 (segnando il primo gol italiano nel torneo, contro la Francia). Come non citare poi la grandissima cavalcata di Euro 2000, i due gol contro Belgio e Romania, il cucchiaio a Van der Sar in semifinale con l’Olanda nella lotteria dei rigori, l’invenzione geniale di tacco per Pessotto che port? al provvisorio 1-0 (di Delvecchio) in finale con la Francia. Un trionfo svanito al 91′ e che avrebbe probabilmente inserito Totti, gi? a 23 anni, tra i pi? grandi fuoriclasse europei di sempre.

 

Il punto massimo della malafede, nei giudizi rivolti al Capitano, si ? toccato nel 2006, anno del trionfo mondiale dell’Italia di Lippi. Di quel gruppo fece parte un Totti stoico, recuperato in extremis dal ct dopo il terribile infortunio alla caviglia del 19 febbraio (in Roma-Empoli). Francesco, seppur a mezzo servizio, gioc? sei partite su sette da titolare, confezionando quattro assist-gol. E nell’unico match in cui subentr? in corso d’opera, ossia l’ottavo di finale con l’Australia, risult? decisivo (tra l’altro nel momento pi? delicato e complicato per gli azzurri, in dieci uomini per l’espulsione di Materazzi), realizzando splendidamente il calcio di rigore decisivo a tempo scaduto, che di fatto ci port? ai quarti. Pensiamo solo se Totti avesse sbagliato quel penalty, cosa si sarebbe detto (e cosa si starebbe dicendo ancora oggi) sul suo conto. Francesco contribu? alla grande a quel meraviglioso successo di gruppo. Eppure, per alcuni, ? come se quel mondiale non lo avesse n? giocato, n? vinto. Per fortuna, la storia dice e racconta altro.

 

Eh si ma, la Champions League? Nessun calciatore pu? ritenersi grande se in carriera non ha mai alzato al cielo la coppa dalle grandi orecchie. Altra teoria fasulla, semplice da smentire. Volete un po’ di nomi di eccelsi fuoriclasse che non hanno mai vinto il trofeo internazionale pi? prestigioso? Su tutti, pensate un po’, Diego Armando Maradona. Ma anche Ronaldo, Romario, Baggio, Batistuta, Van Nistelrooy, Vieri, Nedved, Veron, Klinsmann, Ballack, Vieri, Cannavaro, Buffon, Robben, Klose, Lahm, Schweinsteiger, Ribery. E tanti altri. Qualcuno si sognerebbe mai di ritenere costoro dei “giocatori normali”? Eh beh, ma il Pallone d’Oro? Perch? Totti non lo ha vinto? I pi? grandi s? che lo hanno vinto. Altra bugia. Di fenomeni “privi” di Pallone d’Oro ne elenchiamo svariati: Kahn, Beckham, Roberto Carlos, Ra?l, Rui Costa, Batistuta, Henry, Lampard, Rooney, Seedorf, Eto’o, Drogba, Buffon, Pirlo, Del Piero, Iniesta, Xavi, Giggs.

 

Nel 2001, Francesco si classific? quinto nella graduatoria stilata dai giornalisti di France Football. Davanti, pensate un po’, a Figo, Rivaldo, Shevchenko, Henry e Zidane. Un risultato che ben pochi calciatori italiani, nell’ultimo ventennio, possono vantare. A chi critica, contesta e delegittima la grandezza di Totti, basterebbe riflettere su chi e cosa sarebbe stato il Capitano se, un giorno di tanti anni fa, avesse deciso di pensare esclusivamente a se stesso, oltrepassando i confini cittadini e accettando le offerte di club che per molto tempo lo hanno corteggiato. Totti paga questo, l’aver legato il suo nome alla squadra del cuore, che non sempre (da vent’anni a questa parte) gli ha potuto garantire una competitivit? assoluta in Italia e in Europa. Ma lui non ha rimpianti. E’ un uomo felice, ha raggiunto i suoi traguardi (tra i quali uno scudetto, due Coppe Italia e due Supercoppe Italiane) e ne sogna ancora altri. Roma ? la sua Champions, la Roma ? il suo Pallone d’Oro. E noi, per qualche anno ancora, ce lo terremo stretto stretto. Alla faccia di chi da sempre ce lo invidia.

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