Totti: “Le barriere vanno tolte. Chi ha detto che saranno gli ultimi derby?”

Il capitano giallorosso si racconta a SportWeek: “Non cambio idea: se sto bene, potrei continuare. Il 4 dicembre io mi farei giocare un po’. Preferisco avere romani che tengono alla maglia piuttosto di tanti stranieri che sono di passaggio”

di Redazione, @forzaroma

Tra una settimana sarà di nuovo derby, e per l’occasione la Roma ha creato una nuova maglia ad hoc. Francesco Totti l’ha indossata in anteprima per SportWeek, l’inserto del sabato de “La Gazzetta della Sport“, a cui ha rilasciato anche una lunga intervista. Questo un estratto delle parole del capitano giallorosso:

Francesco, la Stracittadina alle porte ricolloca Roma sulla scena. Parliamo della città stessa, non solo del calcio. Perciò ci guidi in questo tour virtuale, cominciando dalla cartolina più classica: il Colosseo. Che cosa rappresenta per lei e cosa le fa venire in mente?
“Pensi che il Colosseo per la prima volta l’ho visitato solo nel 2001, a 35 anni. Incredibile, vero? Ero lì con Russel Crowe, il “Gladiatore” del film, ma è stato bello. Ero con mia moglie e i miei figli, ed è stato emozionante. Credo davvero che sia il simbolo della città”.

E la Cupola di San Pietro?
“Un altro simbolo. Nella basilica ci sarò stato 7-8 volte, non di più. La prima da bambino. Ho ancora una foto in cui Giovanni Paolo II mi baciava in fronte”.

Adesso però si commuova un po’ e pensi all’Olimpico…
“La mia seconda casa. Mi piace la parola: Olimpico. Ci sono cresciuto. E’ da 25 anni che mi tengono prigioniero qui dentro, ma è affascinante. La partita non si vede tanto bene, però un po’ mi dispiace pensare che un giorno non si giocherà più qui – Nazionale a parte – quando Roma e Lazio avranno stadi di proprietà”.

Ecco, che le piaccia o meno, Roma significa anche Lazio.
“Ho tanti amici laziali. Roma laziale ha le sue idee, i suoi modi di fare. Io la vedo diversa perché tifo “diverso”. Sono romani allo stesso modo. Ognuno è libero di scegliere la propria squadra del cuore: poi c’è chi è più sfortunato e chi meno… Gli sfottò ci stanno ed è giusto, ovvio, l’importante è che non siano offensivi. Prima però era diverso, era peggio, ma era pure più bello. Era tutto più vero, si faceva quello che ci si sentiva di fare. Se dovevano prenderti in giro davanti a tutti lo facevano, anche con me. C’era il momento che gli rispondevi, oppure che facevi finta di niente. Ma era diverso il calcio, adesso è cambiato tutto, magari ti insultano sui social”.

Mai capitato qualche brutto episodio?
“Sì, una volta stavo in un parco con mio figlio Cristian e ho incontrato uno che a cominciato a dirmi parolacce e ad urlare: “Magari mori”. Era un c****one che è andato oltre. Una volta, due, poi non ci ho visto più. M’hanno dovuto fermare, sennò l’avrei ammazzato a mozzichi…”.

Ilary sulla Gazzetta l’ha difesa a muso duro anche contro Spalletti. Al di là del merito, è orgoglioso di lei?
“Sì, molto. Certo, stavo in mezzo, ma ognuno è libero di dire ciò che vuole e lei l’ha fatto. Ilary è un punto di riferimento nella mia vita. Mi ha dato l’opportunità di avere la famiglia che ho sempre desiderato. E’ una persona veramente bella, sotto tutti i punti di vista”.

I titoli di coda li lasciamo sul calcio. Ora si sta tutto globalizzando: lei cosa ne pensa della perdità di quella romanità che per tanto tempo ha caratterizzato la squadra?
“Ad alcuni un po’ dispiace, ad altri meno, perché dicono che coi romani in squadra non si vince. Io dal di fuori preferisco avere romani che tengono alla maglia piuttosto di tanti stranieri che sono di passaggio, però questa è una mia idea”.

Francesco, sulla carta questo è il suo penultimo derby.
“Sono a disposizione, così come con Milan e Juve che ci aspettano dopo. I derby di una volta erano più divertenti. Si arrivava prima per mettere gli striscioni con gli sfottò. Da quello che leggo, non torneranno neppure le curve, anche se io spero che le levino ‘ste barriere: devono trovare un’altra soluzione. Comunque, se dipendesse da me, contro la Lazio almeno un po’ mi farei giocare, ma non decido io. Quello che è importante è vincere, con o senza di me. E poi chi ha detto che siano gli ultimi derby? Non cambio idea: se sto bene, potrei continuare a giocare. E non sto affatto scherzando”.

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