Spalletti: “Dzeko gioca, mi avete preparato la sua reazione. Nainggolan e De Rossi ci saranno” – AUDIO – VIDEO

Il tecnico toscano prepara la sfida di Udine con qualche dubbio: “Pjanic andrà valutato”. Da un bosniaco all’altro: Dzeko nuovamente in campo titolare. “Saprà sicuramente reagire in base a quello che è successo. Io devo solo ridargli la maglia”

di Jacopo Aliprandi, @JacopoAliprandi

Ripartire da una sconfitta per migliorare e continuare il processo di crescita. “Il futuro è adesso” e Luciano Spalletti non ha alcun dubbio che Madrid sarà di esempio per non ricadere negli stessi tranelli ed errori mentali che hanno accompagnato la sua squadra durante e dopo la partita. Il tecnico di Certaldo pretende una reazione dei suoi a partire dalla gara di domani pomeriggio contro l’Udinese: “Al Bernabeu potevamo e dovevamo essere più cattivi, e sfruttare meglio alcune occasioni. Ma gli errori sono stati collettivi, non del singolo“.

DZEKO OK –La squadra non si è spaccata”. Ma qualche giocatore, come Dzeko, avrebbe potuto uscire dalla partita con le ossa rotte: “La mia visione di questa situazione è facile: mi aspetto sotto l’aspetto degli sguardi e dell’attesa che lui venga a pregarmi per riavere la maglia. Le motivazioni gliele avete date voi. Sono convinto che farà vedere le sue vere qualità, saprà reagire in base a quello che è successo. Domani Edin gioca”.

DUBBIO PJANIC – Per un bosniaco che sarà sicuramente in campo, a un altro che rischia invece di non farcela. Miralem Pjanic infatti è ancora in dubbio per le sue condizioni fisiche ancora precarie: “Nei 2 giorni precedenti si è allenato ma è stato costretto a uscire in allenamento. Gli si è riacutizzato il dolore alla caviglia e oggi lo valuteremo attentamente”. Buone notizie invece da Nainggolan e De Rossi che saranno pienamente disponibili. Senza dimenticare Kevin Strootman che, dopo l’apparizione in Roma-Palermo del 21 febbraio scorso, scalpita per acquisire ulteriore minutaggio. “È un processo che sta andando avanti. Lui migliora tutti i giorni, da qui in avanti è da prendere in considerazione. È nelle condizioni di poter essere usato. Vanno valutati i tempi ma i modi sono pronti”.

IL FUTURO E’ UDINE – Chissà che l’olandese non possa essere schierato in campo già domani pomeriggio, magari a risultato già consolidato. “Ma le difficoltà per i tre punti sono molte – ammette Spalletti -. I bianconeri sono sicuramente dei buoni calciatori. La squadra è discreta. Noi dovremmo essere bravi, dobbiamo riproporre il nostro calcio e provare a vincere questa partita per riprendere la nostra marcia naturale”. Perché il futuro di calciatori, dirigenti e allenatore passa soprattutto da queste ultime dieci partite di campionato nelle quali i giallorossi dovranno portare a casa più punti possibili per concludere con il miglior piazzamento possibile. “Noi abbiamo bisogno di un risultato per guardare a quello che sarà il futuro, bisogna essere tutti concentrati per portare in fondo questo obiettivo. Nessuno di noi deve stare tranquillo, siamo in un processo di cambiamento e mostriamo ancora alti e bassi. Il nostro obiettivo lo dobbiamo assolutamente raggiungere”.

Questa la conferenza stampa integrale di Luciano Spalletti (trascrizione a cura di Melania Giovannetti):

La situazione medica: Szczesny è ok. Non possono essere presi in considerazione Rüdiger e Gyomber perché sono ancora infortunati. Rüdiger lo avrò a disposizione a metà della prossima settimana. Oggi andranno valutate le condizioni di Pjanic: nei due giorni precedenti si è allenato ma durante l’allenamento è stato costretto a uscire. Oggi diventa fondamentale perché gli si è riacutizzato il dolore. Per Nainggolan e De Rossi, che hanno fatto tutto il decorso con il dottore, non ci dovrebbero essere problemi perché le sollecitazioni sono state positive. Manolas pure, aveva un indolenzimento ma ieri si è allenato abbastanza bene, però c’è bisogno di conferme anche oggi perché l’altro ieri aveva accusato questo problema. Ieri bene però c’è da vedere la reazione all’aver riusato l’arto, quel pezzo di corpo dove aveva il problema. Nura e Sadiq andranno in Primavera.

Quali sono le difficoltà nell’affrontare una squadra come l’Udinese?
Le difficoltà sono molte perché quelli dell’Udinese io li conosco bene. Lì hanno un ambiente un po’ particolare. Non è che siano avvolti e coinvolti da una città, sono abbastanza tranquilli. Vivono in un’oasi felice che per certi versi gli dà possibilità di crescita e di dimostrazione senza stress per quelli che hanno qualità di metterli in pratica. Per altri in alcuni momenti abbassano un po’ perché non hanno quel morso della tensione che ti può far essere un po’ più pronto a reagire nei momenti di difficoltà. Però poi sono sicuramente dei buoni calciatori. La storia dell’Udinese dice che loro sono bravi a trovare calciatori giovani e poi a lanciarli. La squadra è discreta, hanno giocatori di corsa, di qualità. Bisognerà vedere se riescono a sopperire attraverso questa qualità nel momento di difficoltà che hanno oppure no. Noi dovremo essere bravi, dobbiamo assolutamente riproporre il nostro calcio e assolutamente provare a vincere questa partita per quello che ci è successo ultimamente, per riprendere la nostra marcia naturale.

La soluzione con tre giocatori offensivi alle spalle della punta è stata una soluzione eccezionale per recuperare i 2 gol di svantaggio oppure, anche alla luce di quanto visto al Bernabeu, può essere una costante nel corso della stagione?
Una cosa è che può essere una costante, un’altra è che si può usare. Una costante vuol dire sempre questa? No. Ma si può usare in parallelo con le altre. Si possono usare tutte le soluzioni.

Come ha reagito in questi giorni Dzeko ad una serata di Madrid non felice?
La mia visione di questa situazione è facile: mi aspetto, sotto l’aspetto degli sguardi e dell’attesa in funzione di questa partita da parte sua, che lui venga a pregarmi per riavere la maglia. Perché poi le motivazioni ce le deve avere per forza, gliele avete date voi. Per quello che è stato scritto di lui non bisogna metterci altro. Il più grande regalo che posso fargli è dargli la maglia. Grazie alla forza che ha, il calciatore e l’uomo che è e le qualità di cui dispone, sono convinto che farà vedere le sue vere qualità. Saprà sicuramente reagire in base a quello che è successo. Io devo solo ridargli la maglia.

A che punto è il processo di reinserimento di Strootman? Come sta andando? Visti i tanti dubbi a centrocampo domani, potrebbe esserci spazio anche per lui?
E’ un processo che sta andando avanti. Lui migliora tutti i giorni, da qui in avanti va preso in considerazione. Non so dire se domani o nella prossima partita, ma è nelle condizioni di poter essere usato. Vanno valutati quelli che possono essere i tempi ma i modi sono pronti.

Cosa deve accadere o cosa non deve accadere perché lei resti alla Roma l’anno prossimo?
Il mio discorso era legato a volte a delle vostre allusioni su quello che è l’operato di alcuni professionisti che lavorano in questo momento al mio fianco nella Roma. Io in precedenza ho detto anche ‘siamo tutti Sabatini’, oppure siamo tutti chi volete, perché deve essere così. Noi abbiamo bisogno di un risultato per guardare a quello che sarà il futuro. I giocatori, l’allenatore e la società stessa lo devono sapere. Bisogna essere tutti applicati e concentrati per portare in fondo questo obiettivo. Il decorso di queste partite può cambiare molto e noi dobbiamo saperlo. Questo cambiamento può essere usato anche nei nostri confronti. Non che io sono bravo o tranquillo qualsiasi cosa accada. Di noi nessuno deve stare tranquillo, perché siamo in un processo di cambiamento e ancora mostriamo alti e bassi nei nostri comportamenti. Dobbiamo rafforzare questa cosa che il nostro obiettivo lo dobbiamo assolutamente raggiungere.

Nelle ultime 5 partite sono più che raddoppiati i falli fatti, come sono aumentate molto le palle recuperate. Sintomo di cattiveria maggiore? Ma sono tante anche le palle perse. Problema di concentrazione quando il pallone è nei piedi della sua squadra?
Quelli delle palle riconquistate sono dati importanti. Attraverso la ricerca delle palle riconquistate è chiaro che vai più a rischio di commettere il fallo in più. Il maggior numero di falli è una conseguenza naturale che viene anche accettata positivamente. Le palle perse? Dobbiamo diminuirle, è stato un po’ il tema anche nell’ultima partita al Bernabeu. Noi andiamo a riprendere le palle agli avversari e se non siamo bravi a mordere non le portiamo a casa. Invece a quegli altri gliele diamo. Questo non va molto bene, su questo aspetto qui bisogna migliorare. Bisogna essere più cattivi e fargliela sudare di più la riconquista della palla agli avversari per quelle che sono le nostre qualità.

Prima Zeman e poi Rosella Sensi hanno parlato di una gestione strana di Totti da parte sua. Si è dato una spiegazione? Ha capito cosa vogliono dire?
No, e non vado ad impegnarci tempo. Qui devi spiegare tutto, devi spiegare 10mila cose, per cui non fai in tempo. In questo caso io ho avuto un punto di vista, perché quando risposi in quel modo a Zeman è perché ci eravamo sentiti al telefono poco prima. Ci sono molte persone che guardano alla nostra situazione e che sono diretti interessati perché hanno avuto a che fare, ex calciatori… Ognuno la può pensare come vuole, può dire quello che vuole. Io non vado a rispondere a tutti. Io ho il mio lavoro, penso che dalla mia posizione posso avere delle possibilità di valutazione superiori perché è la mia posizione e bisogna che sia coerente con il mio pensiero sotto l’aspetto della gestione calcistica di questo momento qui di Francesco. Non facciamo confusione con altri tipi di gestione che non mi riguardano e in cui non voglio assolutamente metterci il naso.

Il presidente è tornato in America. Come sono andati gli incontri con lui? Le ha dato le giuste garanzie per il futuro?
Ripeto quanto detto prima: il nostro futuro è adesso. Noi dobbiamo guardare a fare questi 10 risultati nella maniera corretta. Bisogna impegnarsi e avere questa visione ben chiara di quello che deve essere il nostro modo di lavorare nei prossimi 2 mesi fino alla fine della stagione, può cambiare molto da questo. Tutto il resto viene analizzato in conseguenza di questi risultati. Noi abbiamo solo questo come obiettivo. Lui è venuto, ci ha fatto rivedere il suo entusiasmo, la sua voglia di fare, di arrivare a portare a casa obiettivi. Penso che non possa fare altro se non trasferirci la sua voglia di fare. Per altre cose per quanto mi riguarda non volevo e non mi aspetto altro.

Nella scelta di un modulo o di un atteggiamento tattico per lei contano più i giocatori che ha a disposizione o conta più come gioca l’avversario?
La prima attenzione è per noi stessi, a quello che deve essere il nostro marchio e il nostro timbro di squadra. Si pensa a mettere in campo una forza che poi gestisca la partita e porti a casa il risultato. Poi anche qualche qualità che l’avversario fa vedere. Allora attraverso la ripetitivà c’è bisogno anche di imporgli un’attenzione. Se no si va per la nostra strada, convinti di avere qualità superiori e che nel confronto aperta si abbia più possibilità di arrivare all’obiettivo finale.

Ripartendo dalle parole di Madrid, nel processo di cambiamento di cui ha parlato è più complicato a portare la squadra al livello tattico che pretende oppure al livello mentale?
Più a livello mentale. Il mio discorso era in conseguenza del fatto che doveva essere più forte il dispiacere del non risultato che non la consolazione dei complimenti che ci avrebbero fatto tutti. Io l’avevo messa in preventivo perché poi, in un secondo momento, va portato in superficie anche quello che la squadra ha fatto di buono. La squadra aveva fatto accadere delle cose in quella partita lì, però questo deve avvenire in un secondo momento. In un primo momento non si passa attraverso quel discorso del “Ma siamo stati bravi, vabbè era il Real Madrid”. Ritorna ad essere la stessa interpretazione di cui avevo paura prima, che da loro si potesse anche perdere, anziché il pensiero “Questa è quella che assolutamente dobbiamo vincere”. Quella era la scorciatoia per arrivare laggiù. Questo fatto di spaccare o non spaccare mi garba poco, spaccare la spaccate voi la squadra, o qualcuno di voi quando dice che poi questo non deve più giocare per quanto accaduto. Quello spacca la squadra. I calciatori nel tentativo di fare le cose a volte sbagliano, può succedere. E’ un discorso mentale di come ci siamo arrivati. L’evidenza ha detto che quando fai tutte queste occasioni e non riesci a parlare a casa è segno che non sei così cattivo da dire che “Se mi capitano due occasioni con questi bisogna che io le sfrutti”. E poi ce n’è un altro di discorso. Voi avete parlato di occasioni, sembra di dover mettere il punto su quelli che hanno sbagliato i gol. Anche dei miei calciatori nello spogliatoio dicevano a fine partita “Abbiamo avuto 10 occasioni, più di così”, ma non erano quelli che avevano sbagliato le occasioni, erano gli altri. Sembra quasi il voler andare a trovare chi è il colpevole della partita che non abbiamo portato a casa, ma non è così. E’ la squadra, perché poi abbiamo preso anche dei gol evitabili contro il Real Madrid. Il centrocampo deve dare un aiuto nella fase difensiva, il centrocampo deve andare a soffocare la loro ripartenza. Siamo tutti coinvolti. Questo fatto di fare i complimenti per le occasioni avute è anche, involontariamente, un dare colpe a chi le ha sbagliate. Sembra che uno si senta sollevato perché dice “E se faceva gol”. “E se faceva gol lo faceva se gliela davo meglio probabilmente, se preparavo meglio l’azione. Allora sono coinvolto anche io”. Non mi garbava questo tipo di reazione e allora si va su quello che deve essere il dispiacere dell’occasione persa. Ora è tutto più faticoso ritrovare quelle partite lì, anche se vedo nei miei calciatori che se potessero rigiocarla ora sarebbero tutta un’altra squadra. Quel dubbio che avevo prima ora non ce l’avrei. Bisognava riuscire a non averlo prima quel dubbio, quello era fondamentale. Era fondamentale arrivarci nella maniera giusta. Quando ci sono capitate le occasioni è sembrato quasi… “Ma come, un’altra”. Quasi di non essere pronti perché accadesse questo, è tutto lì il giochino. Io non spacco niente. Ora si riportano in superficie queste situazioni qui, che sono state molte quelle fatte bene, e si ridà la maglia a Dzeko perché me l’avete preparata voi la sua reazione con quello che gli avete detto. Dzeko gioca.

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