Sfiducia, inesperienza e condizione: ecco perché Fonseca ha fatto cinque cambi in due partite

Il portoghese non ha attinto dalla panchina nelle prime due giornate come invece hanno fatto i colleghi

di Marco Prestisimone, @M_Prestisimone

La Juventus ne ha fatti otto, Milan e Napoli li hanno sfruttati tutti e dieci. Inter, Atalanta e Lazio cinque in una sola partita. I cambi sono destinati a diventare sempre più decisivi nel calcio post Covid. La mosca bianca è Fonseca, che invece tra Verona e Juve ne ha sfruttati solo cinque. Tre al Bentegodi (quando è rimasto fuori anche Dzeko) e solo due addirittura ieri sera. E se è vero che Pirlo può permettersi di buttare dentro Douglas Costa, Arthur o Bentancur e l’Inter addirittura Nainggolan, Vidal, Hakimi, Sensi e Sanchez, lo è altrettanto che in 120′ il tecnico giallorosso ha dimostrato di non fidarsi di chi sedeva accanto a lui. Neanche ieri quando la Juventus era rimasta in dieci e sul 2-2 avrebbe potuto mischiare le carte per provare a vincere.

In panchina ieri c’erano, oltre a Diawara e Bruno Peres che sono subentrati, anche Calafiori, Cristante, Villar, Carles Perez, Antonucci e Kluivert. Che di certo non saranno rimasti contenti di essersi scaldati a lungo per poi non giocare neanche un minuto. In panchina l’età media era 22.75 anni, in linea con la filosofia spiegata da Fienga e avallata da Fonseca “basata sulla crescita di nuovi talenti affiancati nella crescita da giocatori esperti”. Quando conta, però, in campo ci va (e ci resta, soprattutto) chi è più maturo come lo stesso Pedro o Mkhitaryan.

Ecco perché Fonseca non ha usato i cinque cambi

I due trequartisti sono stati tra i più positivi, ma erano anche stanchi. Entrambi avevano già giocato 90′ a Verona e ad inizio stagione, oltretutto senza la consueta fase di preparazione, inevitabilmente hanno abbassato i giri del motore nel finale di partita. Dopo aver corso però più di tutti i giocatori in campo: Mkhitaryan 11,463 chilometri, Pedro 11,221.

“La Juventus ha fatto giocare Frabotta, possibile che Kluivert o Carles Perez non possano giocare quindici minuti?”, ha chiesto qualche tifoso sui social. I due hanno dovuto superare la quarantena forzata dopo esser stati trovati positivi al Covid e probabilmente a questa mancanza di condizione si è aggrappato Fonseca quando ha scelto di non farli entrare. L’olandese è tornato ad allenarsi a Trigoria il 15 settembre, Carles Perez addirittura il 10: dodici e diciassette giorni forse non sono bastati per riprendere la forma. Kluivert era anche stato messo sul mercato, ma soprattutto per mancanza di offerte convincenti è destinato a rimanere, al netto di sorprese dell’ultima settimana. L’ex Barça invece era il favorito per entrare con la Juventus, in particolare per una questione di caratteristiche: più contropiedista Kluivert, più abituato a giocare tra le linee lo spagnolo.

Di certo da Fonseca è arrivata un’iniezione di sfiducia che non fa ben sperare loro due e gli altri “panchinati” in vista del resto della stagione. Una mano potrà darla Mayoral, che già nelle prossime ore potrebbe arrivare a Roma, e magari Diego Perotti quando rientrerà dall’infortunio. A loro il portoghese, che per il momento ha scacciato lo spettro dell’esonero, chiederà di dare da subito una mano all’attacco. Anche e soprattutto dalla panchina. Dove Fonseca potrà guardare con più fiducia.

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