Sei arrivato Ninja, te ne vai da Legionario: Nainggolan, che triste finale

Sudore, gol, assist ma soprattutto grinta: quattro anni e mezzo in cui una cresta multicolor è entrata nel cuore di una tifoseria che raramente si fa tremare il cuore per uno “straniero”. Sulla cessione ha provato a sbattere i pugni, ma nessuno lo ha ascoltato

di Francesco Balzani, @FrancescoBalza8

Lo chiamano Ninja, ma non siamo in Giappone. E’ stato un legionario, di Roma e della Roma per cinque intensi e lunghi anni. Quindi, come insegna il film Il Gladiatore, “onoratelo”. E non diffamatelo ora che è semplice farlo. Onoratelo per quello che ha dato, per quello che non è riuscito a vincere, per quello che avrebbe voluto continuare a sperare. Anni in cui Radja Nainggolan ci ha messo fritto e soffritto, in cui una cresta multicolor è entrata nel cuore di una tifoseria che raramente si fa tremare il cuore per uno “straniero”.

Sudore, gol, assist ma soprattutto grinta. Quella che i tifosi vorrebbero da ogni giocatore, quella che Radja è riuscito a mixare con tecnica e abnegazione tattica come in un cocktail di inizio estate. E qui la nota dolente. Perché quei cocktail sono diventati troppi, quelle uscite notturne difficilmente oscurabili così come i video su Instagram, le risposte su Twitter e le battute fuori Trigoria. Chi se ne frega, direte voi. Frega alla Roma che ha deciso di metterlo sul mercato. Ci sta, o forse no perché in fondo conta solo il rendimento in campo. E perché Nainggolan a Roma aveva messo radici forti, pure troppo per uno che è nato ad Anversa e non a Campo de’ Fiori o Testaccio. Il dolore per la sua cessione è aumentato dalla destinazione: Milano, sponda Inter, dal nemico Spalletti. Per meno di quanto ci si aspettava: 24 milioni, Zaniolo e Santon. La Roma ha detto sì, l’Inter ha accettato. E ci mancherebbe visti i prezzi pazzi che corrono (vedi i 50 milioni per Jorginho). Sarà pure una plusvalenza, ma puzza di affare…per l’Inter.

AL CUOR NON SI COMANDA – Il tempo ci dirà se la Roma ha avuto ragione oppure no, il cuore però si ribella perché non sempre è galantuomo. Ma vive di istinti, sussulti, emozioni. Quelle che il legionario Radja ha regalato in cinque anni intensi. Sin dal suo arrivo da Cagliari quando preferì la Roma a tutto il resto, quando dichiarò senza peli sulla lingua che la Juventus gli era antipatica. Perché Nainggolan è fatto così: dice quello che pensa, senza filtro. Nel bene, e a volte nel male. Ma senza sensi di colpa nonostante le lacrime che il belga ha speso in questi giorni difficili tra esclusione dal Mondiale, indifferenza e qualche problema in famiglia. Nainggolan aveva rotto con la dirigenza, e pure Di Francesco non tollerava più certi comportamenti.

C’è chi dice no ai trasferimenti come accaduto a Dzeko a gennaio, e Nainggolan aveva tutto il diritto e il potere di sbattere i pugni sul tavolo e urlare: “No”. A Spalletti, alla Milano della moda, ai milioni di Suning. Ci ha provato, nessuno lo ha ascoltato. Ti salutiamo Ninja, anzi legionario. Nessuno cancellerà la doppietta a San Siro, i tackle duri nei derby, la maglia zuppa di sudore, le corse sotto la Curva e quella tua disponibilità nel fermarti a salutare ogni tifoso, ogni bambino. Doti che potrai portare nel trolley a Milano, insieme a qualche lacrima e al rimpianto di lasciare proprio sul più bello.

 

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  1. noel - 3 anni fa

    Complimenti a Francesco Balzani per questo articolo; lo condivido pienamente.

    Abbiamo buttato via un giocatore che amava Roma e, sopratutto la Roma e i suoi tifosi.

    In corso del prossimo Campionato, la dirigenza sapra` cosa ha perso. Questa volta hanno sbagliato di grosso.

    Ed ora Alisson? Lasciatelo giocare in giallorosso, e` lui la nuova bandiera della Roma – un portiere di calatura mondiale e il vero comandante della difesa.

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