‘Sedici’, la Roma racconta De Rossi. Totti: “Formidabile”, Kolarov: “Campione assoluto”

‘Sedici’, la Roma racconta De Rossi. Totti: “Formidabile”, Kolarov: “Campione assoluto”

Le storie e le emozioni di chi ha vissuto il capitano giallorosso

di Redazione, @forzaroma

Domani sera Daniele De Rossi vivrà davanti al pubblico dello Stadio Olimpico, il suo pubblico, l’ultima presenza in maglia romanista. Sarà poi un futuro tutto da decidere e da scrivere per il capitano, un domani – chissà – all’inizio forse anche lontano da Roma e dalla Roma. Nulla cancellerà però il passato e il vissuto in giallorosso, 616 presenze fatte di amore, rabbia, grinta, vene gonfiate e braccia al cielo verso la Sud. In uno speciale andato in onda sul canale tematico del club, i protagonisti giallorossi hanno raccontato il loro Daniele De Rossi.

“Un giocatore formidabile, universale”, spiega Totti. “E’ il simbolo del tifoso dentro al campo” dice Florenzi. Kolarov: “Un campione assoluto”. “Unico” le parole di Candela.

TOTTI

“Si diceva che era diverso dagli altri, che aveva un futuro. Si vedeva che aveva una testa e un passo diverso rispetto agli altri. Tutti pensavamo che potesse diventare un giocatore della Roma subito. A 18 anni era già un veterano, giocando in quel ruolo aveva una testa diversa dagli altri, era più intelligente e più scaltro. Ha fatto meno fatica rispetto ad altri”.

Sul primo gol con la Roma.
Fece un gol da 35 metri contro il Torino, calciando da lontano. Aveva un tiro formidabile, secco e preciso.

Su Capello e De Rossi.
Per lui è stato fondamentale, era uno dei migliori ed è stato quello giusto per farlo crescere al meglio. L’ha gestito bene, gli ha insegnato come comportarsi con la stampa e lo staff della Roma. E’ stato il suo trampolino di lancio.

Sull’arrivo in prima squadra.
Si è inserito con tranquillità. E’ normale che si arrivi in punta di piedi. Lui però sapeva come comportarsi, come muoversi e poi ha sempre portato rispetto a tutti. Era promettente, e noi della prima squadra ce lo coccolavamo.

Sul ruolo.
E’ uno dei più forti al mondo in quel ruolo. Vede la giocata uno o due secondi prima dell’avversario o dei compagni. Li vedi la differenza tra giocatori normali e campioni.

Sulla Supercoppa vinta con l’Inter.
Io ero in dubbio fino alla fine per una contrattura. In quell’azione in cui ho conquistato il rigore, ho avuto un risentimento forte e mentre ero a terra io e Daniele ci siamo guardati. E’ come se gli avessi detto “battilo tu, tanto siamo in buone mani”. Così è stato.

Capitan Futuro.
Quando c’ero io era soprannominato Capitan Futuro. Ha avuto la sfortuna che ho giocato fino a 40 anni. E’ stato capitano due anni, ma per me lo è stato sempre anche quando c’ero io. Ero tranquillo con lui vicino, ti trasmetteva voglia e personalità. Quando non c’ero io c’era lui e viceversa, ci aiutavamo a vicenda. Essendo le persone più rappresentative e importanti per questa società ci siamo coesi, cercando di portare più lontano possibile questa squadra.

Sul rapporto con De Rossi.
De Rossi è un fratello in campo, abbiamo condiviso tantissimo per questa maglia e per questi colori. Ci siamo sempre rispettati a vicenda. Nell’ultima mia partita, quando lui mi ha premiato con la targa consegnata dalla squadra, c’è stato un abbraccio sincero, un abbraccio d’amore che abbiamo condiviso, che abbiamo passato insieme tutti questi anni.

Il rapporto con la Roma.
La maglia della Roma per De Rossi vale quanto ciò che penso, ossia che per noi è una seconda pelle, una maglia che hai sempre cercato di onorare, speciale, una maglia diversa da tutte le altre, anche per questo abbiamo scelto di restare e di portare il più in alto possibile questi colori nel mondo. Abbiamo condiviso cose belle e brutte. Sono contento di aver condiviso la carriera con lui, ci siamo abbastanza divertiti.

AQUILANI

“Era magrolino. Ha avuto una crescita incredibile intorno ai 15-16 anni. Da bravo tecnicamente, ma normale, è venuto fuori un calciatore incredibile. Nasce attaccante, da quando è stato spostato di ruolo ha avuto un’evoluzione pazzesca. Anche inaspettata”.

Gli inizi insieme.
Siamo stati convocati per la prima volta in prima squadra insieme. Eravamo giovanissimi, c’era Capello e giocatori straordinari. Era una squadra pazzesca. Sono stato suo compagno in anni formidabili. Lottavamo con l’Inter, che è la Juve di oggi e stavamo lì.

Sul De Rossi uomo.
E’ una persona razionale, è una persona che sa sempre cosa dire e fare. Molto intelligente.

Sul giocare con la Roma.
Quando sei nato e cresciuto con questo sogno, vincere con questa maglia, ti dà sensazioni difficili da spiegare. Le conosci solo tu o chi come te le sta vivendo. Lui e Totti sono la parte romantica. Daniele prima del derby è una persona, prima di Roma-Chievo un’altra. La avverti quella sensazione. La Roma per Daniele ha significato tanto. Lo dicono i numeri, la Roma è stata tutto per lui.

CANDELA

Sul primo gol.
Sono andato ad abbracciarlo. Ero felice, era un ragazzo giovane e promettente. Ho visto subito che poteva diventare un grande. Era giusto festeggiarlo come un grande uomo.

Su Capello e De Rossi.
E’ stato fondamentale per lui. L’ha lanciato al momento giusto. Daniele ha preso tutto quello che poteva prendere da Capello. Un allenatore vincente che sicuramente gli ha dato tanto.

Sul primo De Rossi.
Era già intelligente, nulla accade per caso. Anche se io ero più grande avevamo già un bel rapporto. Quando uscivamo tutti insieme lui stava comunque con noi, ha fatto da subito parte del gruppo. Era già un grande, ma aveva l’umiltà per mettersi a disposizione della squadra. Ha saputo inserirsi in un gruppo con gente come Batistuta, Panucci, Cafu, Aldair, tutti campioni d’Italia. L’ha saputo fare con eleganza, a modo suo.

“Lui è prima di tutto un grande uomo, poi un grande campione. Ha l’intelligenza e la velocità di pensiero, che fa la differenza tra giocatore di Serie A e campione del Mondo. Negli ultimi 20 anni, è tra i 5 più forti centrocampisti al mondo. Non serve la fascia da capitano per essere leader. Lui è un leader e insieme a Totti teneva bene la squadra. Non è cambiato di una virgola, quello che faceva prima lo ha fatto anche quando è diventato capitano. E’ una cosa speciale, da romano e romanista. Lui ha dato tanto alla Roma e viceversa. Sono una cosa unica. Quando ci sta il vero amore, non finisce mai. Quello di De Rossi con la Roma non potrà mai finire”.

FLORENZI

“De Rossi è un campione per ciò che sa trasmettere in campo e fuori. Per come ti sa mettere a tuo agio dal primo giorno che lo incontri. Oltre a essere un grande uomo, è sicuramente un grande calciatore. Per come le vedo io era capitano anche quando c’era Totti. Non serve a volte neanche che lui parli. Ha un’aura che risplende e lo fa vedere per quello che è”.

Su Roma-Barcellona.
Il suo sguardo è stato penetrante. Ha mandato a tutti l’idea che potevamo farcela e ci siamo riusciti. E’ stato un momento importante per tutti noi.

La Roma per De Rossi.
E’ come una mamma o un papà per lui. Dopo i figli, ha detto, arriva la Roma. E’ un amore viscerale che non finirà. Ha rispecchiato in pieno ciò che da tifoso avevo visto e l’ha trasmesso a tutti.

DZEKO

“Un campione secondo me non è solo un giocatore straordinario, quale Daniele è. Fuori dal campo deve essere una persona per bene, lavorare sempre bene e sempre di più per arrivare a certi livelli. E quando ci arrivi non è facile restarci. Lui è sempre stato ad alto livello, peccato che non abbia vinto tanto, anche se ha vinto un Mondiale che sicuramente cambia molto. Non ho mai giocato contro di lui, quando la Roma ha giocato  contro il City lui era infortunato. E’ sempre stato forte, Roberto Mancini lo voleva al City a tutti i costi. Tutti noi giocatori chiedevamo sempre “ma viene?”. Come giocatore non si discute. Non era forte solo tecnicamente, vedeva tutto prima. Questo si può imparare, ma lui ce l’aveva. Io dico sempre ai nostri giovani “guardate Daniele, così si gioca a calcio”.

Sul rapporto con De Rossi.
Daniele è stato importante per me sia dentro sia fuori dal campo, non lo vedo come un compagno di squadra, ma come un fratello, davvero.

Su Roma-Barcellona.
Non era facile tirare il rigore col Barcellona, lui si è preso la responsabilità e da questo si vedono i campioni. Si parla sempre degli ultimi gol, ma quello di Daniele è stato importante come quello di Manolas.

Sul De Rossi tifoso.
Al mio primo gol contro la Juve ho sentito qualcosa di diverso, anche per questo sono andato sotto la curva, ho visto la sua faccia ed era come un “Mamma mia quest’anno possiamo vincere, grazie a Dio”, era come un bambino. Poi così non è stato, ma la sua faccia diceva tutto. E’ rimasto qui per tutta la carriera, questo dice tutto.

KOLAROV

“Da giocatore l’ho vissuto prima da avversario, poi da compagno. Abbiamo lo stesso procuratore e quindi siamo sempre stati in contatto, anche quando stavo al City. E’ un campione assoluto. In campo è importante, c’è sempre. Difensivamente è troppo intelligente e dà sempre la palla con i giri giusti. Quando lui è in campo io sono tranquillo. Ha vinto il Mondiale a 23 anni, ha anche tirato il rigore. E’ tra i primi tre centrocampisti degli ultimi 20 anni. Ha la personalità dei campioni. Per me non è solo un compagno, è qualcosa in più. Quando sono arrivato si sapeva la mia storia e lui mi ha fatto sentire subito a casa. Dal primo giorno siamo diventati subito amici e sono sicuro che lo vedrò spesso anche dopo. Rimane un pezzo importante nella mia vita, sia lui che la sua famiglia”.

Su Roma-Barcellona.
Sentivamo che potevamo ribaltare la partita col Barcellona, ma mi ricordo che tutta la settimana eravamo tutti carichi. Soprattutto lui, come vive la partita lui non la vive nessuno, e sappiamo il suo attaccamento alla maglia. Eravamo convinti che sarebbe andata così. Anche sul rigore eravamo tranquillissimi che il gol l’avrebbe segnato. Non avevo dubbi visto come ha caricato la squadra tutta la settimana.

Sul De Rossi tifoso.
A Bergamo, nella mia prima partita mi sono chiesto guardandolo negli occhi come facesse ad essere così carico a 34 anni. Si vedeva che era il tifoso della squadra, non ho mai visto uno così tifoso per la squadra in cui gioca. Poi ci stanno Florenzi e Pellegrini e i giovani che sono tifosi, ma lui era quello che determinava sempre su queste cose.

TONETTO

“A livello tecnico ho conosciuto uno dei migliori De Rossi di sempre. A 23 anni era un giocatore a tutto campo, era in difesa, a centrocampo e in attacco. Aveva tecnica, fisico, carisma, tutte doti che un campione deve avere. Una Coppa porta la sua firma, la Supercoppa vinta a San Siro con il suo rigore. A livello europeo ci stavano pochi al suo livello, sono suonate tante sirene per lui, ma la voglia di restare alla Roma è stata più forte. Ha affrontato tanti momenti difficili mettendoci la faccia sempre. Ha avuto il merito di diventare un simbolo con i comportamenti dentro e fuori dal campo, come lo è Totti. Prima dei derby loro erano particolari. Lui era un giocatore diverso. Spesso ride e scherza a ridosso del match per sdrammatizzare, ma a ridosso del derby era diverso. Gli si calava una maschera che non riconoscevo, difficilmente trovava la battuta. La viveva male. Il tifoso era più forte del professionista”.

PELLEGRINI

“Si vede che è il Capitano in tutte le partite. Ogni partita la vive come fosse quella più importante. Da quando parti in pullman a quando sei nello spogliatoio che gli vedi gli occhi da partita si vede che è un Capitano vero. Tutti riconoscono l’animo, la grinta e la voglia che ha. E’ stato un esempio anche fuori dal campo. Cerca sempre di starmi vicino, mi vede come un fratello più piccolo”.

 

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