Sannino: “Luis Enrique? Io ero stressato quando non lavoravo”

di Redazione, @forzaroma

Con il campionato alle spalle e un mercato estivo ancora tutto da affrontare, l’allenatore del Siena, Giuseppe Sannino, è intervenuto ai microfoni de “La città nel pallone” sui 99.8 di RadioIes per parlare di Mattia Destro e non solo. Ecco le sue parole:

Si dice che a Siena di lavori molto bene. “E’ una città ospitale e la società mi ha dato l’opportunità di allenare nel modo migliore. Tutto questo ha fatto si che siamo stati bravi ad arrivare alla salvezza anche anticipatamente”.

Si aspettava di raggiungere la salvezza così presto giocando un bel calcio? “Questanno siamo partiti contro una squadra che ha vinto il campionato e che ha un grande allenatore che è Conte. Sicuramente visto che arrivavo dalla serie B, pensavo di pagar dazio in qualche modo e invece ho trovato un gruppo in grande sintonia. Abbiamo costruito la salvezza sul rapporto e sulla capacità di conoscersi in fretta. Questo si è visto sul campo. Poi la mentalità di campionati tra B e A è sicuramente diversa. In serie A, giochi contro grandi squadre che ti tengono frequentemente nella tua metà campo. Per quanto riguarda il gioco, noi cerchiamo di fare del nostro meglio, ma abbiamo sempre gli occhi dei critici puntati addosso e fa piacere quando qualcuno ha visto qualcosa di buono”.

Giudizio su Luis Enrique? “L’ho conosciuto, lo stimo molto. A Roma ha trovato delle difficoltà, ma bisogna vivere le situazioni, la realtà di Roma. Sicuramente lo stress può essere una componente in cui una persona sola come un allenatore, viene messo in difficoltà, ma noi facciamo il lavoro più bello del mondo. Ci sono milioni e milioni che vorrebbero fare quello che noi privilegiati facciamo. Io lo stress l’ho subito quando non ho allenato. Lavorare in questo mondo, per chi già lo ha frequentato, è la cosa più bella. Lo stress c’è quando sei alla ricerca di uno stipendio, o come è successo a me, vinci due campionati consecutivi e rimani a casa. Io cominciai a correre per non pensare”.

Il momento migliore di quest’anno? “E’ quando sono potuto scendere all’Olimpico da allenatore”.

Se ci scendesse da allenatore della Roma però… “E’ una cosa troppa grande per me. Io sono fatalista e tutto quello che ho avuto è stato quello che ho meritato. Aspetto con serenità quello che mi capita”.

Su Mattia Destro. “Di mio ci ho messo poco. Ogni allenatore può fare qualsiasi cosa, ma se dall’altra parte non c’è un ragazzo intelligente può fare poco. Mattia è un ragazzo di buona famiglia, che è una cosa importante, ha dei sani principi e ha capito che Siena era per lui l’opportunità di potersi esprimere. Sicuramente all’inizio ha sofferto un pochino perché il Siena doveva salvarsi, e perché le punte non possono crogiolarsi al limite dell’area avversaria. Poi ha capito che il sacrificio valeva la pena e che ha ampi margini di miglioramento. Neanche lui sa le reali possibilità che ha. E’ un talento, ha 21 anni e una vita davanti. Ogni tanto un calcio nel sedere fa sempre bene come a un figlio, ma tutto quello che ha fatto è merito suo, anzi, gli ho tolto qualcosa perché è stato tanto in tribuna, ma penso che alla fine ha trovato una persona come il suo papà che pensa al suo bene. Credo che alla lunga ti ricordi le persone che volevano l’impossibile da te e spero che Mattia si ricordi di me come una persona che ha cercato di dargli degli input per essere uomo in un mondo in cui a volte si deve essere ragazzini e dove non è tutto oro quello che luccica”.

Sarebbe pronto per la Roma? “Mattia ha fatto il suo primo campionato in serie A, facendo 12 gol. Ha bisogno di persone che gli diano ancora delle conoscenze e lui deve essere un ragazzo serio che riesce a prendere il meglio da tutti gli allenatori che ha. Facendo questo diventerà un grandissimo giocatore”.

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