Sabatini, un lavoro da 7.5: ecco il giudizio dei lettori

Dopo l’addio annunciato in conferenza ieri pomeriggio, nel sondaggio proposto dalla nostra redazione è risultato che per i lettori la sua esperienza è stata più che discreta

di Valerio Salviani

Da ieri pomeriggio Walter Sabatini non è più il direttore sportivo della Roma. Un cambiamento epocale dal momento che, dall’avvento degli americani, è sempre stato in prima linea, anche prima che venisse ufficializzato il suo ruolo in società. Il suo mercato definito da lui “rissaiolo” è stato oggetto di elogi e critiche: nel sondaggio pubblicato il giorno delle sue dimissioni i lettori di Forzaroma.info gli hanno assegnato una media voto di 7,5.
Ecco il dettaglio di tutti i risultati:

7  (23%)
8  (19%)
6  (15%)
4  (9%)
9  (7%)
10 (5%) 
1  (4%)
3  (3%)
2  (1%)

I NUMERI – La sua Roma ha giocato 234 partite vincendone 118, pareggiando 58 volte e perdendone altrettante, con una media punti di 1.76 per partita. Nel suo periodo da direttore ha portato in dote ben 152 calciatori e ne ha rivenduti 256. Mai la stessa difesa, raramente lo stesso centrocampo o lo stesso attacco. Con lui la Roma ha registrato un passivo nel quinquennio inferiore ai 100 milioni di euro: 467 milioni spesi per acquistare giocatori e 372 incassati per le cessioni. La parabola da ds giallorosso ha anche segnato momenti di gloria: quella momentanea dell’acquisto d’Iturbe (giocatore più pagato della sua era con circa 24 milioni totali) strappato alla Juve mandando Conte su tutte le furie, o quella duratura di Lamela, Marquinhos (plusvalenza più grande, +26 milioni), Castan, Pjanic, Strootman e Nainggolan. Molte anche le delusioni, a partire dal figliol prodigo Kjaer, piuttosto che Ashley Cole, Piris, fino ad arrivare ad Uçan.

FEELING SUDAMERICANO – I giocatori d’origini sudamericane arrivati a Roma da quando c’è lui al comando sono stati ben 30, di cui 14 brasiliani e 11 argentini. Un altro argentino, Boyé (ora al Torino) però non arrivato per dissidi con il presidente, è stato il motivo che lo ha fatto rendere conto di non poter più fare il suo lavoro nella capitale.

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