La Roma cambia ancora, ma si guarda indietro come quando ti lasci e pensi di rimetterti con le ex. Non si potrebbe interpretare in altro modo la volontà dei Friedkin di riaprire i cancelli di Trigoria a Massimo Tarantino, già a Roma tra il 2013 e il 2019 nella gestione del settore giovanile e pronto a legarsi al club giallorosso con un contratto quinquennale. Il dirigente, che un mese fa si è separato dall'Inter, era stato chiamato nella Capitale nel 2013 da Walter Sabatini per portare una gestione più "aziendale" e metodologica dei giovani mentre Bruno Conti (che, salvo piacevoli sorprese, a fine stagione saluterà i colori giallorossi) rimaneva la bandiera, il riferimento e l'osservatore principe. Nei sei anni di Tarantino sono arrivati successi figli soprattutto del lavoro di Marazico ma anche tanti flop soprattutto per i giocatori arrivati dall'estero. All'Inter il dirigente ha fatto esperienza e portato buoni risultati anche in questo campo. E' questa la speranza di Friedkin.

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Roma, torna Tarantino: Friedkin cambia il settore giovanile con le idee di Pallotta
Successi in Primavera, ma pochi talenti pronti: gli anni di Tarantino a Roma
—Il periodo tra il 2013 e il 2019 sotto la gestione di Tarantino-Conti è comunque considerato una delle ere d'oro del vivaio della Roma. Sotto la guida di Alberto De Rossi la Primavera giallorossa ha ottenuto successi, anche se la storia del vivaio di Trigoria era già pieno di trofei. La cosa più importante a questi livelli è portare i giocatori nel calcio professionistico. La Roma in quegli anni divenne una presenza fissa in Europa raggiungendo le Final Four di Nyon nel 2014-15 (ko in semifinale contro il Chelsea), alzò al cielo lo Scudetto 2015-16 e la Coppa Italia 2016-17 oltre alle Supercoppe 2016 e 2017, ma il settore giovanile era visto più come un asset economico da cui poter trarre vantaggi finanziari piuttosto che come "scuola" in cui coltivare i giovani talenti per renderli pronti al salto in prima squadra. Tra i protagonisti più noti Lorenzo Pellegrini, Bove e Zalewski, Calafiori, Marchizza, Romagnoli, Scamacca, Frattesi, Luca Pellegrini, Verde e Antonucci. Giocatori scovati anni prima da Bruno Conti però. Ampio lo spazio riservato allo scouting, anche internazionale, ma pochissimi furono i giovani in grado di imporsi nella Capitale. Pochi, insomma, i veri perni della Roma del futuro e diversi gli addii di calciatori (spesso svenduti o ceduti "troppo presto") che poi si sarebbero imposti altrove. A reggere il settore giovanile giallorosso era il dualismo tra Tarantino e Conti: mentre il primo rappresentava la personificazione di un metodo, una struttura e un'organizzazione ben definita e pragmatica, Marazico era in grado di individuare il talento sfruttando il suo occhio esperto e ponendo al centro l'identità romanista.
Friedkin vuole tornare a puntare sui giovani, ma lo farà seguendo le idee di Pallotta
—Oggi la Roma dei Friedkin, dopo un'estate come quella del 2025 che ha visto diversi "talentini" lasciare la Capitale (come Levak o Coletta), vuole rafforzare potenzialità tecniche ed economiche di avere un settore giovanile da cui poter attingere con forza e convinzione. Il club giallorosso si prepara a un periodo di rinnovazione. Che benefici porterà lo dirà il tempo ma sarà dura fare meglio di Conti che in questi anni ha portato sui palcoscenici internazionali giocatori come De Rossi, Aquilani, Calafiori, Zalewski, Bove, Pisilli, Pellegrini, Scamacca, Frattesi e tanti altri. Tarantino ha già lavorato a stretto contatto con Massara (negli anni di Sabatini) ed è stato indicato anche da Ranieri, ma questa volta non avrà al suo fianco l'occhio clinico e prezioso di Bruno Conti. Nel 2019 la separazione Roma-Tarantino arrivò nell'ambito di un'ennesima rivoluzione del settore giovanile, che poi fu protagonista di altre stagioni d'oro e della produzione di giovani talenti lanciati da Mourinho soprattutto sotto la guida di Vincenzo Vergine. E Tarantino potrebbe avere in futuro anche il compito di strutturare il progetto Under 23, recentemente rinviato all'annata 2027-28. Un'idea, quella di puntare sul vivaio come asset (anche e soprattutto) finanziario con compravendita e valorizzazione dei calciatori che Pallotta aveva provato senza successo a seguire. In quegli anni arrivarono i vari Berisha, Svedkauskas, Tallo, Golubovic. Giovani di belle speranze, ma con un futuro non così roseo. Il rischio, se questa linea dovesse essere confermata, è quella di far crescere valore più che far crescere giocatori per la Roma, producendo un vivaio sì vincente ma scollegato dalla prima squadra come accaduto nella prima esperienza di Tarantino in giallorosso.
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