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Getty Images
In un calcio che evolve a ritmi sempre più serrati, tra intensità fisica, organizzazione tattica e velocità di esecuzione, i calci piazzati stanno assumendo un peso specifico sempre maggiore. Calci d’angolo e punizioni non sono più semplici situazioni accessorie, ma vere e proprie armi strategiche che richiedono studio, preparazione e coordinazione maniacale tra allenatore e staff tecnico. Spesso, infatti, è proprio da questi dettagli che passa il risultato finale. Un esempio lampante è rappresentato dall'Arsenal, in testa alla Premier anche grazie all'incredibile mole di gol realizzati da palla inattiva, vicina alla media di una rete a partita. Allo stesso modo è fondamentale trovare le misure giuste per difendere in questo tipo di situazioni e la Roma di Gasperini sta palesando enormi difficoltà in questo senso. L'ultima scottatura è arrivata proprio nel pareggio 3-3 con la Juventus con la vittoria che è sfumata per la rete di Gatti su sviluppi di calcio piazzato all'ultimo secondo.
Nonostante le tre reti incassate contro la Juventus nell’ultima giornata, la Roma resta la miglior difesa della Serie A con appena 19 gol subiti. Un dato che certifica la solidità complessiva della squadra, ma che nasconde una criticità tutt’altro che trascurabile. Ben 9 di queste 19 reti, infatti, sono arrivate da sviluppi di palla inattiva: praticamente la metà. Un numero che non può non rappresentare un campanello d’allarme per Gasperini. Contro la formazione guidata da Luciano Spalletti sono andati a segno su piazzato Conceicao e Gatti, ma il problema non è episodico: è un trend che accompagna l’intera stagione giallorossa. In alcune circostanze le disattenzioni non si sono rivelate decisive. È accaduto nelle vittorie contro la Cremonese, il Genoa e il Parma: le reti di Folino, Ekhator e Alessandro Circati non hanno compromesso il risultato finale. In tutte le altre circostanze, però, sono stati persi punti pesanti - le sconfitte con Cagliari e Udinese grazie alle reti di Gaetano ed Ekkelenkamp (su punizione) -, a maggior ragione se si guarda ai risultati negli scontri diretti. Con l'Atalanta il gol di Scalvini - tanto discusso per il tocco di braccio - è costato la sconfitta, mentre le reti di De Winter, ancora Conceicao e Gatti sono valsi dei pareggi contro Milan e Juventus, lasciando la Roma a secco di big match portati a casa.
Alla fine del match con la Juventus, Gasperini ha analizzato con lucidità l’episodio decisivo, soffermandosi soprattutto sull’atteggiamento della squadra: "Siamo stati passivi, anche se eravamo posizionati bene. Vediamo queste situazioni spesso con le grandi squadre: riescono a recuperare all’ultimo con giocatori con queste caratteristiche. Noi potevamo fare un po’ meglio. Qui siamo stati fermi, andava aggredito". Un concetto ribadito anche in chiusura: "In quel momento dobbiamo avere un atteggiamento più vivo, non c’è più stanchezza quando la partita è finita". Parole che vanno oltre il singolo episodio e chiamano in causa mentalità, concentrazione e fame agonistica. Perché se è vero che l’organizzazione sui piazzati si allena, è altrettanto vero che la differenza, soprattutto nel rush conclusivo, la farà l’atteggiamento. Nella volata finale verso un posto in Champions League, serviranno attenzione ai dettagli, aggressività e presenza mentale fino all’ultimo secondo: qualità indispensabili per trasformare i rimpianti in punti decisivi.
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