Roma, sconfitti e contenti?

Roma, sconfitti e contenti?

Il processo di torinizzazione di Petrachi sembra irreversibile. E a far male più di tutto è la parola “pazienza”

di Francesco Balzani, @FrancescoBalza8

Dopo l’esaltazione per il pareggio nel derby e i caroselli virtuali per quello di San Siro stiamo digerendo pure i complimenti per il primo tempo con l’Atalanta. Il processo di torinizzazione della Roma d’altronde sembra irreversibile. Un po’ di cuore (c’è stato a Bergamo) sembra bastare a non buttarsi troppo giu. Perché la Roma ce l’ha messa davvero tutta contro Gasperini, ed è questo il brutto. Non riuscire a prendere nemmeno un punto in una delle sue giornate più azzeccate dà la dimensione della forza di una squadra sopravvalutata (non da tutti) e ora maledettamente lontana dalla zona che conta. Di un gruppo che non sa reagire mai all’evento negativo, di una formazione che non riesce a battere una delle prime 4 in classifica.

È brutto sentire Fonseca dire: “Non posso dire nulla sull’atteggiamento dei ragazzi. Su questa sconfitta si può costruire”. E’ deprimente sentirlo dire dopo la sesta sconfitta in meno di due mesi, è avvilente ascoltarlo con -7 dal quarto posto, è doloroso il rimbalzo in cuffia delle voci di gioia di Ilicic e compagni lì vicino mentre parla il portoghese che di colpe (forse) ne ha meno di altri. Quarto posto dicevamo, mica primo. Nemmeno secondo, che anni fa faceva storcere la bocca a più di un porta valigie. La Roma è quinta, e domani rischia di avere solo due punti più del Verona. Ancora peggio delle parole forzatamente ottimistiche di Fonseca è l’eco di quelle di Petrachi, non autorizzate. E non autorevoli in un momento così. Perché ci sarebbe solo da chiedere scusa. E non ai giornalisti figuriamoci. Invece sono andati in scena 20 minuti di autodifesa non programmata, di turpiloquio e sproloquio. Fonseca, da gran signore, ha preferito il silenzio. Ma l’eco è rimasto. E a far male (più delle parole inappropriate come calunnia o omertà) è il termine “pazienza”. Perché qui s’è fatta la rivoluzione. Chissà che ne pensano a Milano (sponda Inter) dove la rivoluzione sembra esserci stata davvero. A questa Roma, a qualsiasi Roma serve altro. Perché il processo Toro ha la faccia contrita dell’ex direttore sportivo granata.

Il mercato estivo, se si esclude Smalling (grazie Baldini), ha indebolito una squadra che nel disastroso anno passato aveva due punti in più. Ancor peggio ha fatto quello invernale, ha tolto speranze. L’infortunio di Zaniolo è stato devastante per Fonseca, sostituirlo con un paio di ragazzi spagnoli dal futuro tutto da scoprire è stato irritante. I nuovi terzini si chiamano Bruno Peres e quello Spinazzola già ceduto all’Inter. La Roma non è una scuola calcio, è una squadra di calcio. In teoria una squadra da Champions, in pratica no. Come il Torino dell’anno scorso.

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