Roma ora hai una difesa da grande: i gol subiti sono un terzo. Ecco il segreto per i big match

La squadra ha ritrovato quella solidità nel pacchetto arretrato che può far ben sperare per il rush finale di stagione

di Valerio Salviani, @vale_salviani

La vera differenza tra la prima Roma di Fonseca e la sua seconda versione sta nella difesa. L’anno scorso, nel momento chiave, i giallorossi si sono sciolti. Stavolta, invece, si sono compattati e hanno trovato un equilibrio difensivo che, a un certo punto della stagione, sembrava utopia solo immaginarlo. I numeri parlano chiaro: nelle ultime dieci partite i gol subiti sono solo sette. Nelle dieci precedenti erano stati ventuno, ben tre volte di più. Un cambio di passo che ha quasi del clamoroso. Ieri, contro lo Shakhtar, la certificazione che anche nei big match questa squadra può dire la sua, poggiandosi su una difesa che dà finalmente le garanzie che si aspettano da inizio stagione. Indipendentemente da chi scende in campo.

 

La Roma chiude la porta: le crescite di Pau e Cristante, la leadership di Mancini

 

Il dato sui gol subiti si impreziosisce se si pensa che la Roma lo ha ottenuto passando attraverso un’emergenza infortuni che avrebbe messo in difficoltà chiunque. Smalling, Ibanez e Kumbulla non ci sono praticamente mai stati. Così Fonseca si è dovuto aggrappare alle risorse che aveva a disposizione, senza mai snaturare il modulo. Ha ritirato fuori dal cassetto Fazio e Jesus, si è inventato Spinazzola e Karsdorp centrali. L’uomo simbolo nell’emergenza è stato Cristante, sempre più a suo agio nel ruolo di perno centrale del tridente, ma utilizzato anche a sinistra nell’ultimo match di Serie A col Genoa. Bryan, che non ha mai nascosto di non amare il ruolo, ha superato le incertezze di inizio stagione e ha trovato continuità e sicurezza, diventando un’arma in più grazie alla sua capacità di gestione della palla. Innegabili anche i progressi di Pau Lopez, che al netto di qualche errore con i piedi, tra i pali sta vivendo il suo momento migliore da quando è alla Roma. Anche ieri, sull’uno a zero, ha chiuso la porta a Moraes con un intervento decisivo senza il quale sarebbe cambiata la storia del match. Menzione obbligatoria anche per Mancini: sempre presente, sia fisicamente, che mentalmente. Quando gioca è una radio: non smette mai di parlare con compagni e avversari. Si arrabbia, urla, dà indicazioni, esulta. E segna. È chiaro che tanto di questo cambio di passo sia farina del suo sacco.

 

Cresce la fase difensiva, ora servono i gol degli attaccanti

 

La sensazione però, è di una crescita generale della fase difensiva, indipendentemente da chi va in campo. Sono diminuiti (ma non totalmente spariti) gli errori individuali che hanno condizionato più partite. Positivo e importante è stato il ritorno di Diawara tra i titolari. Il guineano, che ieri ha completato il 100% dei passaggi (24/24), è stato prezioso anche in fase di interdizione. Con Veretout fuori dai giochi fino ad aprile, Fonseca continuerà a puntare su di lui. Per crescere ulteriormente, la Roma ora deve fare il salto di qualità anche in attacco. Servono i gol degli attaccanti, a cui affidarsi nei match dove il livello delle difese avversarie è alto. Il rientro di Dzeko sarà fondamentale. La gerarchia nella testa del tecnico è già ribaltata e nell’ultima fase della stagione sarà di nuovo il bosniaco il titolare. Il calo di Mayoral è troppo netto e Fonseca non può più aspettarlo. Per questo si tornerà all’antico. Con o senza fascia, Dzeko sarà ancora l’uomo decisivo per il presente. Il futuro poi, si vedrà.

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