Roma, l’enigma Tachtsidis

di Redazione, @forzaroma

(StadioSport.it – A.Nardo) Immatura e imprevedibile. La Roma di Zdenek Zeman, reduce dal pirotecnico 4-2 a Marassi, dà l’idea di poter essere la vera mina vagante del campionato. Tutto, tranne che una certezza. Squadra a tratti irresistibile, ad altri impresentabile, anche all’interno della stessa partita. Basti pensare ai primi venti minuti disastrosi di Genova e ai restanti settanta a dir poco effervescenti. Oppure ai primi 60? stupendi contro il Bologna (16 settembre scorso) e alla mezzora finale da mani nei capelli. Questa è la Roma, tipicamente zemaniana, in grado di essere tutto e il contrario di tutto. Con l’auspicio di crescere, nei mesi, facendo maturare i molti giovani presenti in organico. Qualche notizia lieta, dal campo, sta arrivando. Stekelenburg e De Rossi hanno recuperato smalto, Piris si sta ambientando, Marquinhos cresce bene, Lamela è più incisivo e meno lezioso rispetto al passato. Le garanzie assolute si chiamano Florenzi, Castàn (grande acquisto) e ovviamente Francesco Totti. A 36 anni ancora il più grande. Ancora il più forte.

 

Zeman, alternando le sue pedine, sta trovando gli elementi giusti sui quali puntare. La struttura portante della squadra offre maggiori sicurezze in senso assoluto. Il vero problema, l’unico grande neo, ad oggi, è rappresentato da un solo giocatore. Tal Panagiotis Tachtsidis, classe 1991, regista di centrocampo di cui il boemo si è pazzamente innamorato. A luglio, il tecnico di Praga fu chiarissimo: “I miei centrali si chiamano De Rossi e Tachtsidis. Punto su loro due”. L’ipotesi più scontata (e logica) era che Daniele fosse il titolare, ed il giovane greco proveniente dal Genoa (dopo un anno al Verona, in Serie B) il panchinaro apprendista. E invece, ormai giunti all’ottava giornata di campionato, il ruolo stabile di playmaker sembra appartenere a tutti gli effetti a “Taxi”. Il punto è che l’ex Hellas, in campo, non sta affatto offrendo risposte confortanti. Positivo l’esordio, lo scorso 2 settembre a San Siro con l’Inter. Poi, il calo. Graduale ma evidente.

 

Sin dal match interno col Bologna, Tachtsidis ha denotato enormi problemi nel tenere in pugno il gioco. Il ruolo di centrocampista centrale, nel modulo zemaniano e in generale, assume un’importanza primaria. E’ necessario, oltre al buon piede, possedere rapidità di movimenti (per eludere il costante pressing avversario) e di idee (al fine di consentire una rapida evoluzione delle azioni offensive). Il regista è il perno della squadra, l’uomo che la fa girare e funzionare. Deve prenderla in mano, al 100%. Come fanno i vari Pirlo, Inler, Ledesma, Pizarro. Già, proprio quel David Pizarro fatto fuori da Zeman (e dai dirigenti) per dar spazio a Tachtsidis. Lento, timido e spaesato in queste prime settimane di soggiorno capitolino. De Rossi, pur abile anche da intermedio, gli sta lasciando il posto. E in panchina finisce gente del calibro di Bradley, Pjanic, Marquinho, Perrotta. Situazione che di fatto sta penalizzando la Roma, poiché il ragazzo greco, ad oggi, è un limite più che un valore aggiunto. Che il cocciuto Zeman non se ne accorga è piuttosto singolare.

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