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forzaroma news as roma Roma, la “torta della nonna” è tornata: Gasp affronta i fantasmi del passato

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Roma, la “torta della nonna” è tornata: Gasp affronta i fantasmi del passato

Federico Grimaldi
Federico Grimaldi Collaboratore 
La sconfitta contro il Como ha riportato a galla gli incubi del sesto posto e una sensazione familiare: quella di una Roma con due facce. Solida all’Olimpico. Timida e irriconoscibile appena mette piede fuori porta

Non c’è davvero nessun posto come casa. Si viaggia, si cresce, si fanno esperienze lontano, ma alla fine il ritorno alle proprie mura resta sempre il rifugio più comodo. Un’immagine che oggi descrive perfettamente la Roma di Gasperini nel 2026: forte tra le pareti dell' Olimpico, fragile quando deve fare le valigie. Eppure questo film a Roma lo hanno già visto. Basta tornare indietro di tre anni, quando Mourinho fotografò il problema prima della trasferta di Udine con una delle sue solite frasi taglienti: "Noi abbiamo gente a cui piace il conforto di casa, perché gli manca la mamma o la nonna che gli fa il dolce". Ironia, certo. Ma neanche troppo. Era la Roma che faticava lontano dall’Olimpico, incapace di trovare lo stesso carattere mostrato davanti al proprio pubblico. Parole che oggi tornano a pesare come un macigno. Perché se nel 2025 i giallorossi erano diventati i re delle trasferte - 15 vittorie in 23 partite - il 2026 sta raccontando un’altra storia. Molto meno nobile. Molto più preoccupante. Lontano da casa la Roma si è improvvisamente smarrita: due sole vittorie, contro Lecce e Torino. L’ultima il 18 gennaio, proprio contro i granata. Quasi due mesi fa. La sconfitta contro il Como ha riportato a galla gli incubi del sesto posto e una sensazione familiare e scomoda: quella di una Roma con due facce. Solida e feroce all’Olimpico. Timida, fragile e irriconoscibile appena mette piede fuori porta.

Trasferte senza anima: cosa è cambiato rispetto al 2025

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La Roma di Gasperini ad inizio stagione sembrava un’altra squadra. Non per i risultati, ma per il modo in cui dominava le trasferte: fuori dall’Olimpico riusciva a giocare meglio che in casa. Fino al 23 novembre, con la vittoria allo Zini di Cremona, i giallorossi avevano conquistato 7 successi su 8 partite tra campionato ed Europa League. In casa? Solo 4 vittorie su 7. Un paradosso che ribaltava anni di certezze: l’Olimpico, un tempo fortino inespugnabile, diventava un terreno come tanti, mentre fuori la Roma brillava come non accadeva dal 2019, ai tempi di Fonseca. Ma quella Roma è ormai lontana. L’effetto Gasperini si è consumato negli ultimi mesi: la squadra è tornata ai ritmi delle stagioni passate, altalenante e fragile lontano dalle mura amiche. Il 2025, con l'impronta mentale e tattica data da Ranieri, era sembrata l'eccezione, un periodo in cui i giallorossi avevano ritrovato continuità e aggressività. Eppure quella vittoria a Cremona è rimasta l’ultima grande prova di forza: da allora, appena 3 vittorie nelle ultime 12 trasferte, spesso accompagnate da prestazioni irriconoscibili. A Torino, con Dybala e Malen, c’è stata luce: una Roma potente e decisa, capace di imporre gioco e intensità. Ma sono state eccezioni, lampi in un cielo cupo. Cagliari, Udine, Genoa e, ieri, Como hanno restituito l’immagine di una squadra che si spegne fuori dall’Olimpico, senza idee e senza coraggio. La corsa alla Champions si è complicata: ora è un sentiero irto di ostacoli. Le ragioni del crollo? Tante, e tutte inquietanti: emergenza offensiva, problemi fisici dei giocatori chiave come Dybala e Soulé, e soprattutto un atteggiamento passivo, quasi rassegnato. La Roma che un tempo dominava lontano da casa ora inciampa, esitante, incapace di imporre la propria legge. E mentre le avversarie corrono, i giallorossi rischiano di perdere il treno.

Ritrovare la Roma da 'viaggio': la vera sfida da qui a fine stagione

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La Champions non si conquista con i proclami: va meritata, sudata, guadagnata sul campo. Forse mai come quest’anno la lotta per entrare tra le prime quattro è stata così serrata: Napoli e Milan più distanti, ma Como e Juventus corrono, affilano i denti e non perdonano. E la Roma, invece, sembra aver perso il passo. La sliding door di Gatti al 95’ resta una ferita aperta, difficile da digerire, che ha condizionato la stagione non solo nei numeri, ma nella testa dei giallorossi. La sconfitta di Como brucia, ma non per l’arbitraggio o il risultato: per il modo in cui la squadra l’ha affrontata. Senza mordente, senza idee, senza coraggio, con Malen costretto a caricarsi sulle spalle una squadra che lo seguiva solo a tratti. Per tornare in Champions non basta un singolo eroe: serve che tutti diano il proprio contributo.  Vanificare un’altra stagione, dopo un avvio promettente, sarebbe un errore imperdonabile. Le squadre di Gasp volavano nella seconda parte di stagione, questa Roma invece inciampa. Ma non è tutto finito. C’è ancora molto in gioco. Il trucco sta nel ritrovare la serenità: giocare con la mente lucida, consapevoli delle proprie forze. Non si può passare dal quasi battere la Juventus dominandola a una prestazione scialba a Como. Ora la sfida è mentale. Il primo step per uscire da questa mini-crisi passa dall’Europa League: battere il Bologna e raggiungere i quarti. Poi bisogna vincere contro il Lecce. Dopo si penserà al resto. In fin dei conti, sono solo quattro, le trasferte, tolta l’Europa, che rimangono da qui a fine stagione. Ora Gasp è rimasto un compito: fare ancora di più di quello che ha già fatto. Non è facile, ma mai come in questo momento, la Roma ha bisogno del suo condottiero: un uomo capace di guidare questa squadra fuori dal labirinto e ricordare - soprattutto - ai suoi giocatori cosa significa essere Roma anche lontano dall’Olimpico.