Roma, la difesa non si tocca: la F-M-R è la migliore d’Europa

Con Fazio, Manolas e Ruediger in campo contemporaneamente i giallorossi subiscono una media di 0.4 gol per partita, la più bassa nei 5 maggiori campionati

di Valerio Salviani, @vale_salviani

Ci sono un argentino, un greco e un tedesco. No, non è l’inizio di una barzelletta, anche perché chi li incontra ha ben poco da ridere. Parliamo di Fazio, Manolas e Ruediger, la risposta romanista alla BBC (Bonucci-Barzagli-Chiellini) che ha fatto la fortuna della Juventus e della Nazionale. Spalletti però, tra infortuni, squalifiche e (discutibili) scelte tattiche è riuscito a schierarli insieme a difesa di Szczesny solo in 9 occasioni, di cui 2 per 5 e 10 minuti. Un misero totale di 620 minuti, nei quali la Roma ha però subito appena 3 reti: 2 contro l’Atalanta (uno sfortunato rimpallo ed un rigore allo scadere) e 1 a Torino proprio con la Juventus (una magia di Higuain). Una media pazzesca di 0,4 gol subiti a partita, la migliore nei 5 campionati europei. Senza di loro il dato sale 1,3 gol per match, per un totale di 18 reti su 14 partite disputate.

IMPRESCINDIBILI – Contro la Fiorentina hanno dominato, lasciando le briciole agli attaccanti avversari per la felicità di Szczesny che non ha mai sporcato i guanti. La prepotenza fisica di Manolas e Ruediger, di cui la Roma disponeva già lo scorso anno, si è arricchita della leadership e della bravura tattica di Fazio, che da un girone ormai ha preso per mano la difesa giallorossa facendogli fare il salto di qualità. Una catena quasi perfetta che, quando perde un pezzo, come successo a Genova contro la Samp appena una settimana fa trema pericolosamente, rendendo l’abbondanza di cui Spalletti dispone quest’anno in difesa, quasi un boomerang rischioso.

IMPORTANZA TATTICA – Il tecnico toscano ci aveva già provato lo scorso anno a schierare la linea a 3 con De Rossi da centrale, ma i risultati sono stati altalenanti. Dopo la partenza di Salah in Coppa d’Africa che ha accorciato la rotazione in attacco, il ritorno a questa soluzione tattica è stato quasi obbligato, con un risultato più che positivo sulle prestazioni di tutta la squadra. A beneficiarne maggiormente sono stati i due esterni brasiliani Peres ed Emerson, che finalmente liberi da compiti di copertura hanno potuto scatenare le loro qualità offensive. La squadra ha acquistato solidità e il problema di lunghezza tra i reparti, lamentato dal tecnico più volte anche in conferenza stampa, è sparito. Fazio da perno centrale è un play basso perfetto e i “braccetti laterali”, Manolas e Ruediger, non soffrono gli attacchi sulla fascia grazie alla loro velocità. Manca qualcosa in fase di spinta (“Manolas e Ruediger – ha detto Spalletti dopo la Fiorentina – dovrebbero affondare sulla fascia tutte le partite come stasera”), ma c’è tempo per migliorare.

TOCCATA E FUGA – Dopo 3 anni di attesa, la scorsa stagione i tifosi della Roma hanno potuto vedere il centrocampo dei sogni formato da Pjanic, Strootman e Nainggolan all’opera solo per poche partite, vista la cessione del bosniaco. Quest’anno molto probabilmente accadrà la stessa cosa, con Manolas indiziato numero 1 a lasciare la capitale a giugno (il rinnovo tarda ad arrivare e le offerte estere sono sempre più pressanti). Nonostante i giallorossi in questi anni siano sempre riusciti a trovare dei sostituti adeguati in difesa dopo le cessioni di pezzi da 90 come Marquinhos, Benatia o Castan, sfidare la sorte ricostruendo ancora una volta il reparto più delicato della squadra potrebbe essere un rischio troppo grande. L’esempio della Juventus, che in questi anni non ha mai toccato la difesa se non per arricchirla, è lampante, ma il fair play finanziario bussa alla porta di Trigoria come un boia. Pallotta & friends sono avvertiti.

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