Passività, errori, disattenzioni: la difesa della Roma non è più una certezza, ma una ferita aperta. Quella che per mesi era stata la roccaforte della squadra di Gasp si è sgretolata, trasformandosi nel problema più evidente. I numeri, più delle parole, raccontano la caduta: 12 gol subiti in 19 partite nel girone d’andata, 16 in appena 12 gare nel ritorno. Un’involuzione netta, quasi brutale. La Roma ha perso equilibrio, identità, sicurezza. Prima era l’attacco a non funzionare, oggi è l’intero sistema a fare acqua. I cinque gol incassati contro l’Inter non sono stati un incidente, ma una conseguenza annunciata. Un crollo che aleggiava da settimane, in attesa soltanto dell’occasione giusta per manifestarsi. E così, anche il trio che aveva sorretto la stagione - Mancini, Ndicka e Mario Hermoso - ha smesso di essere una garanzia. Da muro invalicabile a linea fragile, esposta, vulnerabile. Il segreto è stato svelato, e una volta perso l’equilibrio, tutto il resto è venuto giù. Perché se dietro non si regge più, davanti non basta qualche lampo isolato - nemmeno quello di Malen - per tenere in piedi la struttura. Ora tocca a Gasperini. Ritrovare ordine nel caos, ridare senso a una squadra che sembra essersi smarrita. Perché senza difesa, e senza attacco, non resta più nulla da proteggere.

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Roma, la difesa non c’è più: il confronto col girone d’andata è impietoso
Il muro è caduto
—Un crollo difficile da spiegare, quasi inquietante. A inizio stagione, la difesa della Roma era stata giustamente esaltata: per lunghi tratti, la migliore del campionato per solidità e continuità. Concedeva poco, reggeva per tutti i novanta minuti ed era, quasi sempre, immune da errori evidenti. I numeri lo confermano: appena 5 gol subiti nelle prime 10 gare, a fronte di un xG concesso di 11.53. Un dato che raccontava controllo, organizzazione, affidabilità. Oggi, però, lo scenario è completamente diverso. Anche Svilar, fin qui tra i più affidabili, non è esente da responsabilità. Ma quanto emerso contro l’Inter va oltre i singoli episodi: è il riflesso di un problema strutturale. La Roma si è smarrita, ha perso il controllo delle partite, non riesce più a imporre il proprio ritmo. Gli avversari arrivano con facilità, producono di più, trovano spazi che prima semplicemente non esistevano. Il terzetto composto da Ndicka, Hermoso e Mancini non è più sinonimo di equilibrio. Si alternano, si rincorrono, ma senza più garantire quella stabilità che aveva reso la Roma una squadra difficile da scardinare. E paradossalmente, il momento attuale appare persino più preoccupante rispetto a quando i giallorossi erano stati costretti a rinunciare contemporaneamente ai tre titolari per diverse settimane. Allora mancavano gli uomini, oggi manca il sistema. È qui che si misura la profondità della crisi: con gli interpreti migliori a disposizione, Gasperini non riesce più a ritrovare quella 'magia' che aveva sorretto i primi mesi.
È finito l'effetto Ranieri
—Il girone di ritorno sta lasciando strascichi, partita dopo partita. L’entusiasmo del nuovo corso si è dissolto, ma c’è una chiave di lettura che resta centrale: l’effetto Ranieri. Non è un paradosso. Tutti ricordano la rimonta straordinaria di Sir Claudio con la Roma, quella seconda parte di stagione costruita sulla concretezza, senza fronzoli. Pragmaticità pura, e una difesa simbolo: bassa, ordinata, senza sbavature. Quella stessa difesa, impostata con rigore e pochi fronzoli, era stata adottata anche da Gasp nel girone d’andata. All’inizio, il modulo privilegiava una linea difensiva bassa, compatta, difficile da scardinare. Poi qualcosa è cambiato: l’effetto Ranieri è svanito. Ieri, il segnale è stato chiaro: Mario Hermoso, spesso puntello sicuro, ha lasciato la sua mattonella per aggredire alto, cercando di disturbare la difesa avversaria. Ma così ha lasciato scoperta la sua zona, e l’Inter ne ha approfittato. Il risultato? Il primo gol arriva esattamente dallo spazio lasciato libero, replicando lo stesso meccanismo dell’andata, quando fu Thuram a colpire. Cinque gol subiti contro l’Inter: una cicatrice evidente nel bilancio della prima stagione di Gasperini alla guida della Roma. La stagione non è finita, certo. La corsa alla Champions si è complicata, ma la matematica non mente: è ancora possibile. Servirà però una squadra coesa, una difesa ritrovata. In Serie A, la regola è chiara: chi ha la miglior difesa ha le migliori possibilità di vincere. I sorrisi di inizio campionato e le lodi di allora non torneranno. Ma è da queste crepe che devono partire le prime tessiture per costruire il futuro.
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