Juan Jesus: “Voglio lottare contro il razzismo, ma perdono chi mi ha insultato”

Juan Jesus: “Voglio lottare contro il razzismo, ma perdono chi mi ha insultato”

Queste le parole del difensore: “Ringrazio la Roma per essere stata al mio fianco”

di Redazione, @forzaroma

Il difensore giallorosso Juan Jesus ha parlato ai microfoni di Sky Sport per tornare sul tema razzismo e sulla situazione in Italia e nel resto del mondo. Queste le parole del brasiliano:

Juan cosa ti rimane di questa storia?
“Credo che dobbiamo ancora lottare tanto per cambiare questo mondo, in cui abbiamo figli da crescere e tutti noi vogliamo farlo in un mondo migliore appunto. Bisogna partire da questo, meno persone così in giro e sarà un bene per tutti”.

Hai raccontato qualcosa ai tuoi figli riguardo questa storia?
Per fortuna il più piccolo non capisce molto ancora, però mia figlia grande mi ha detto: ‘Papà sono con te, lascia perdere che la gente non capisce quanto sei una persona perfetta per me. Sei il miglior papà del mondo’. Sono state parole bellissime“.

Tutti gli insulti sono da condannare, poi c’è quello razzista e quello definiamolo normale. Quale è la differenza tra razzismo e maleducazione?
Credo che l’insulto è sempre una maleducazione. La critica ci può stare, sia in campo sia fuori. Ma giudicare per il colore della pelle, per la religione o simili non va bene. Nel 2019 non possono succedere cose del genere. Dobbiamo fare sempre del nostro meglio per migliorare il mondo, i nostri paesi e la nostra società“.

All’infuori del campo hai una vita sociale molto avviata: ti sei sempre trovato bene in Italia?
“Sì, sono quasi otto anni ormai che vivo qui, questa è la mia seconda casa. Mio figlio è nato qui a Roma, quindi mi trovo benissimo. Tra due anni inoltre la legge mi permetterà di diventare ufficialmente italiano e quindi mi sento davvero a casa e tranquillo. Ho conosciuto moltissime persone per bene che mi hanno aiutato in questo percorso, però ogni tanto – sia in Italia sia ad esempio in Brasile – episodi come quello che mi è capitato succedono”.

A proposito di questo discorso, secondo te è peggio in Italia o all’estero?
“In Brasile, a Bahia, c’è un allenatore che si chiama Roger. Ha dato una specie di lezione sul razzismo: ha fatto notare come ci sono solo due tecnici di colore. C’è anche un video molto bello che si può trovare su internet a riguardo. Ha spiegato che nel mondo c’è la tendenza a etichettare come ‘cattive’ le persone di colore. Quindi dobbiamo lottare sempre per cambiare questa visione, perché l’unica razza che esiste è quella umana”.

Ti sembra una situazione stabile  o vedi un po’ di peggioramento?
“Io credo che sia uguale. Prima delle lotte di Lincoln e Mandela era di certo molto peggio, oppure al tempo di Martin Luther King. Non è come prima, ma ancora ci sono episodi brutti: penso a quello che è accaduto qui oppure quello che abbiamo visto in Bulgaria-Inghilterra. Io in prima persona voglio lottare per cambiare tutto questo”.

Che tipo di soluzioni possono arrivare dal mondo dello sport e dal mondo del calcio?
“Credo che il calcio sia una vetrina importante. Il mondo intero si ferma per guardare le partite. Se possiamo fare qualcosa di più dobbiamo farlo, perché sono questioni in cui vengono coinvolti i nostri concittadini, le nostre famiglie e spesso le persone che non possono difendersi. Noi dobbiamo essere la loro voce”.

Agire quindi anche con gesti forti?
“Certo, sicuramente. Se serve dobbiamo agire con gesti forti, perché i cambiamenti nella storia sono sempre stati fatti anche così”.

Ti dovesse accadere durante una partita cosa saresti disposto a fare?
“Per fortuna quando sono sul campo sono concentrato sul campo. Credo che la Federazione abbia preso una posizione molto interessante, come la Roma tra l’altro. Ringrazio il presidente e il nostro CEO Zubiria che sono stati molto intelligenti a fare un DASPO in quella situazione”.

Ricordiamo infatti che la Roma ha ‘daspato’ ha vita il tifoso che ti ha insultato pesantemente. Hai qualcosa da dire a questo ragazzo?
“Lo perdono, però deve capire cosa ha fatto, perché non è un bambino ma una persona adulta. Tutti noi sbagliamo, però dobbiamo prenderci sempre la responsabilità di quanto fatto. Io ho fatto il mio, la Roma ha fatto il suo, quindi ora dobbiamo aspettare solo il tempo e l’iter giuridico per finire tutto questo”.

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