Inter-Roma: Ljajic è ok, ma Gervinho è favorito. Torosidis sostituisce Maicon

di finconsadmin

(di Giovanni Gallo) Il credo tattico di Garcia sarà quello di non modificare una squadra che sta facendo così bene. Per la prima volta dall’inizio del campionato il tecnico della Roma, Rudi Garcia, rispetterà il vecchio detto dell’ex allenatore giallorosso Boskov: “Squadra che vince non si cambia”. Nella sfida di San Siro all’Inter di Mazzarri il francese confermerà in blocco l’undici titolare che ha spazzato via il Bologna.

 

L’unico dubbio di formazione potrebbe essere legato all’impiego o meno di Ljajic, tornato regolarmente ad allenarsi a Trigoria dopo aver smaltito la lombalgia che lo aveva costretto ai box negli ultimi giorni. L’attaccante serbo, però, non sembra poter soffiare in extremis il posto a Gervinho, in splendida forma e reduce da una prestazione super (con tanto di doppietta) nell’ultima uscita all’Olimpico. Il reparto offensivo, comunque, finora è stato quello che Garcia ha fatto ruotare con maggiore insistenza. I limitati cambi in difesa e a centrocampo sono stati dettati più che altro dagli infortuni (Maicon, assente anche a Milano, ha lasciato il posto prima a Dodò e poi a Torosidis, Bradley sostituì l’indisponibile Strootman nella prima di campionato a Livorno), mentre in attacco il turn-over è stato costante nonostante l’assenza di Destro (il cui rientro resta ancora lontano).

 

Nelle sei partite vinte sinora dalla Roma, infatti, Garcia ha schierato all’Olimpico dal primo minuto sempre lo stesso tridente (Florenzi-Totti-Gervinho) mentre in trasferta ha spesso e volentieri mischiato le carte dando spazio a Borriello (con Livorno e Sampdoria), Marquinho (Sampdoria) e Ljajic (Parma). L’ex attaccante della Fiorentina, tuttavia, sembra dare il meglio di sè partendo dalla panchina (sempre in gol), e non a caso proprio a Parma fu sostituito nella ripresa dopo una deludente prestazione. Insomma, a San Siro per il serbo si prospetta una staffetta con Gervinho nel corso della ripresa, con l’ivoriano in campo dal primo minuto assieme Totti e Florenzi. In difesa, invece, il vice-Maicon sarà ancora una volta Torosidis. Sulle fasce avversari veloci come Nagatomo e Jonathan sconsigliano l’inserimento di Dodò, poco propenso alla fase difensiva e inserito a Marassi anche in virtù dell’assenza del greco. Intoccabili infine De Sanctis tra i pali (portiere meno battuto in Serie A), la collaudata coppia centrale formata da Benatia e Castan, l’uomo-derby Balzaretti, e il trio di centrocampo Pjanic-De Rossi-Strootman.

 

L’Inter, dal canto suo, è rinata rispetto alla scorsa stagione. L’emblema di questo nuovo corso è il fantasista argentino, Ricky Alvarez: dimenticato dai più dal suo avvento in Italia nel 2011, ora è diventato titolare inamovibile. Mazzarri ha costruito la squadra su di lui, come fece con un suo vecchio pupillo al Napoli: Hamsik. Lui lo ha ripagato con prestazioni di livello e gol (2). Infatti segnaliamo che è uno degli elementi più utilizzati dal tecnico livornese: 492 minuti disputati fino a oggi. Tuttavia, quelli che non sono mai usciti dalla squadra durante queste partite sono il portiere Handanovic, il difensore Juan Jesus e il laterale sinistro Nagatomo in campo per 561’. Senza contare l’importanza di un attaccante polivalente come Rodrigo Palacio, che segna e fa segnare: è autore di 3 gol. Nell’ultima partita, pareggiata 1-1 con il Cagliari, Mazzarri ha schierato i suoi con un 3-5-1-1: Handanovic in porta, Juan Jesus, Ranocchia e Campagnaro i tre di difesa, Nagatomo, Kovacic, Cambiasso, Guarin e Pereira a centrocampo, Alvarez a supporto dell’unica punta Belfodil. Si aspettano cambiamenti, soprattutto in attacco.

 

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