De Gregori, la poesia e la Roma: “Grande mistero della vita”. Ma con venti minuti “stellari”

Roma, tra i grandi misteri e la leva calcistica rispunta l’inguaribile ottimismo

di Jacopo Aliprandi, @JacopoAliprandi

“Nino capi’ fin dal primo momento
l’allenatore sembrava contento e allora
mise il cuore dentro le scarpe
e corse più veloce del vento
prese un pallone che sembrava stregato
accanto al piede rimaneva incollato
entrò nell’area tirò senza guardare
ed il portiere lo fece passare”

Il cuore dentro le scarpe ieri sera i giallorossi l’hanno messo negli ultimi minuti di partita quando, mossi dal pareggio, dal senso d’orgoglio e dalla spinta dello stadio intero hanno addirittura provato a vincere contro la Juventus. Garcia dal 70esimo minuto può dirsi contento dei propri ragazzi, proprio come l’allenatore della canzone, o meglio, della poesia “La leva calcistica del ’68” scritta e cantata da Francesco De Gregori. Non è bastato correre più veloce del vento a Gervinho, l’ivoriano ha bisogno di ritrovare la forma migliore per ritornare ad essere la “freccia nera” che tutte le difese del campionato temevano. Per il momento qualche lampo si è intravisto in Europa, la squadra ha bisogno di lui anche per concludere al meglio il cammino italiano. Chi il cuore non smette mai di metterlo è Francesco Totti. Anche ieri il capitano giallorosso si è sacrificato in mezzo al campo, cercando di dare più un aiuto ai centrocampisti che a svolgere quello che ha sempre fatto e che non ha mai smesso di fare, i gol. Il centravanti di raccordo gli riesce bene, certo è che avrebbe bisogno anche di un sostegno lì davanti, di un “Batistuta” come ha più volte detto, che realizzi i suoi assist, di uno che entra nell’area senza guardare ed il portiere lo fa passare.

Chi ieri sera è entrato nell’area ma non ha centrato la porta è Iturbe. Accelerazione, percussione interna, ma pallone sui tabelloni pubblicitari. Il suo ingresso in campo però ha contribuito al cambio passo della Roma, facendo intravedere nell’argentino alcuni guizzi da grande giocatore. Dalla sua parte l’età, soli 21 anni e un grande margine di miglioramento. Insomma, “il ragazzo si farà  anche se ha le spalle strette, quest’altr’anno giocherà, con la maglia numero sette”.

«La Roma fa parte dei grandi misteri della vita: per 60 minuti nulla di fatto. E per 20 minuti, poi gioca un calcio stellare!», le parole del cantautore romano, intervenuto ai microfoni di Radio 2. Un grande mistero la definisce, come non dargli torto. Ma forse dalla partita di ieri i calciatori hanno capito qualcosa in più, forse hanno riscoperto la loro forza. Forse quei venti minuti sono serviti per ricostruire una macchina che fino a novembre scorso era sembrata perfetta. “Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”. Ieri, in quegli ultimi minuti, i tifosi giallorossi hanno visto di nuovo tutto questo, la speranza allora continua a perdurare nei cuori di chi ama questi colori. Speranza per cosa, per il primo posto? Per ora tutti si accontenterebbero di rivedere la vera Roma, quella che ha fatto divertire, quella che non aveva paura di nessuno, quella che “corre più veloce del vento”. Quella che gli inguaribili ottimisti non smettono di cercare.

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