Roma femminile, Greggi: “Spero di diventare capitano. La fascia significa responsabilità e onore”

Roma femminile, Greggi: “Spero di diventare capitano. La fascia significa responsabilità e onore”

La centrocampista giallorossa: “Io sono romanista, indossare questa maglia è un’emozione indescrivibile”

di Redazione, @forzaroma

Il campionato della Roma Femminile è ancora fermo per l’emergenza coronavirus e non è ancora chiaro se potrà ripartire. Anche le calciatrici giallorosse si sono tenute in forma in questi mesi di quarantena attraverso le indicazioni dello staff tecnico e atletico di coach Elisabetta Bavagnoli. Giada Greggi, classe 2000, ha raccontato ai canali social del club come ha vissuto le ultime settimane, le sue ambizioni e non solo:

Qual è stata la prima cosa che hai fatto nella Fase 2?
Non vedevo l’ora di allenarmi, di stare all’aria aperta, la prima cosa che ho fatto è stata iniziare il programma che ci hanno dato i preparatori atletici.

Hai sofferto in quarantena?
Ho sofferto molto. È anche stato giusto stare a casa per quelle persone che hanno affrontato il virus in prima linea.

Cosa ti manca di più?
Lo spogliatoio tantissimo, soprattutto le chiacchierate con le compagne, poi gli scarpini, il campo, la palestre… Mi manca abbracciare le mie compagne.

Cosa hai fatto in questo periodo?
Ho letto molti libri e cucinato molto, dai primi ai dolci, anche se ho solo assaggiato per via della dieta della società, ma mi sono divertita molto.

Hai esordito giovanissima
Ho esordito a 14 anni grazie a Fabio Melillo, ero la più giovane, quando mi ha chiamato ho pensato solo a dare il meglio per aiutare la squadra: lo ringrazio.

Come hai iniziato?
Ho iniziato a 7 anni col Testaccio, poi la Res Roma e alcune partite con la Primavera, poi sono passata in prima squadra.

Come ti sei avvicinata al calcio?
Grazie a mio fratello che giocava, e poi vedevamo tante partite in tv. Mamma mi ha fatto fare danza classica, ma non era il mio sport, ho iniziato a palleggiare e ci siamo accorti che questo era il mio sport.

Tuo fratello è stato fondamentale
Sì, ma oltre mio fratello anche mio zio ha giocato, siamo una famiglia di calciatori.

Il tuo idolo da bambina?
Messi è sempre stato quello che ho ammirato. Quando ha vinto la prima Champions League me lo sono gustato, mi innamoro sempre più di lui. Ho diversi giocatori che mi piacciono, ma lui è il mio idolo.

Hai sempre fatto la centrocampista?
Ho iniziato da difensore centrale con i maschi, poi sono passata a fare l’attaccante, poi centrocampo. Ho fatto anche l’esterno. Qui mi esprimo meglio, mi appartiene.

Su cosa devi migliorare?
Sulla timidezza e sulla personalità. A dir la verità devo migliorare un po’ in tutto, ma soprattutto in questi due.

Com’è per te giocare con la Roma?
Giocare con la Roma è un grande onore, sono romanista. Indossare questa maglia e vedere i tifosi sugli spalti è bellissimo, indossare la Roma è un’emozione indescrivibile.

Quando la Roma ha creato la squadra femminile, cosa hai pensato?
Speravo che mi chiamassero, era il mio sogno. Quando ho ricevuto la chiamata sono rimasta a bocca aperta, non me l’aspettavo.

Cosa hai provato quando hai ricevuto la fascia?
Ho provato una sensazione bellissima, mi sentivo una grande responsabilità, ricevere la fascia da Bartoli alla Roma è stato bellissimo. Ho incoraggiato la squadra mettendomela sulle spalle. Ringrazio Elisa.

Che momento è stato?
Quando Elisa è entrata ha fatto un discorso e tutte mi guardavano, non me l’aspettavo e poi sono scoppiata a piangere. Sono stata molto contenta.

Cosa rappresenta la fascia da capitano da romanista?
È un po’ tutto, sicurezza, responsabilità e onore. È come se avessi un carico addosso, rappresenti la Roma e spero di diventarci: è tutto qui.

Ti senti capitan futuro?
Penso al presente, Elisa è il capitano, per ora io penso a dare il massimo.

E poi è arrivata la convocazione in Nazionale
Ero in palestra, Betty ha iniziato a parlare, e quando ha fatto il mio nome sono rimasta a bocca aperta e sono uscite due lacrime.

Che emozione hai provato al gol con l’Italia?
Ero molto libera mentalmente, non pensavo di giocare. Mi trovavo bene con le compagne, poi la palla è entrata. In quel momento non ho realizzato, ma dopo sì. Lo stadio era pieno, è stato bellissimo.

Com’è andato l’ambientamento in Nazionale?
Non conoscevo nessuno, mi ambiento col tempo. Ho parlato con tutte, loro si avvicinavano. Stavo bene con Deborah Rinaldi, la mia compagna di stanza e con Elisa. Poi sono stata bene con tutte e ho pensato solo a dare il massimo.

Da chi hai imparato di più?
Da tutte. Mi piace osservare, ma da Cernoia e Galli ho preso molto, sia per tecnica che mentalità.

Il calcio cosa ti ha dato a livello personale?
Mi ha fatto maturare, mi ha reso donna. Sono cambiata di mentalità e a livello umano, mi ha cambiato moltissimo. Sono un po’ chiusa perché ho iniziato con i maschi, ma poi con le ragazze è stato diverso. Non pensavo esistesse un calcio femminile, ma poi ho iniziato a fare esperienza e mi sono trovata molto bene.

Com’è stato giocare con i maschi da piccola?
All’inizio venivo giudicata malissimo, ma poi cambiavano idea vedendomi giocare. Mi criticavano ma poi mi volevano. Nella vita ci sono sempre ostacoli, ma vanno sempre affrontati e superati.

Hai sentito la pressione di aver esordito da piccola?
Sì ma pensavo solo alla strada davanti a me. Cerco sempre di vedere avanti e dare il massimo, non mi importa delle voci esterne. Non ho mai sentito questo peso, sono sempre stata concentrata, non ho sentito pressione. Penso solo a dare il massimo per la squadra.

Come ti prepari alle partite?
Mi piace la musica, ma dipende dallo stato d’animo. A volte il raggaeton e altre volte l’house, dipende da come mi sento.

Un tifoso ricorda le partite al mare da piccolo insieme a Giada Greggi…
Quante partite al mare (ride, ndr). Mi piace giocare, non mi importava se mi dicevano che non potevo giocare. Giocavo moltissimo.

C’è qualche canzone che ti rappresenta di più?
No, mi piace ascoltare tutto. A volte ballo anche.

Piatto preferito?
Carbonara la preferita, ma anche cacio e pepe e amatriciana.

Hai consigli di film o serie tv?
Mi piace molto Goal, la storia di Santago Munez, ma anche il film su Pelé e il documentario su Messi.

Ti piace il soprannome Giadina?
Sì mi piace, è un tono confidenziale.

Che effetto di fa essere una calciatrice che può ispirare le più piccole?
È bello essere d’ispirazione, ti senti di aver lavorato e di aver superato ostacoli. Anche io vedevo come fonte di ispirazione una persona più grande di me per prendere informazioni e migliorarmi.

Perché hai scelto il numero 20?
Innanzitutto perché sono del 2000, poi perché sono nata il 18/2 e la somma è 20, e infine perché da bambina con la coda pensavo che si vedesse il 10 coprendo la parte superiore.

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